Il Canale della Pellerina

Dalla presa della Pellerina al Martinetto

Ultimo aggiornamento della pagina:  29/08/2019

Il canale della Pellerina costituiva il primo tratto del cosiddetto Gran canale” della Città, la grande derivazione che introduceva l’acqua della Dora Riparia in Torino e dava movimento alle ruote idrauliche dei suoi maggiori opifici. Esso traeva origine dallo sbarramento della Pellerina e raggiugeva il Martinetto. Le funzioni che le erano proprie erano limitate per lo più all'irrigazione. Oggi la diga che lo alimentava ha trovato nuovo impiego a vantaggio di una piccola centrale idroelettrica.

Tracciato canale della Pellerina Torino

Il canale della Pellerina oggi.

Sono indicati in turchese i tratti del canale coperti e in blu quelli rimasti a cielo aperto.

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OPERE DI PRESA E TRACCIATO
Canale della Pellerina Torino - opere di presa

Opere di presa del canale della Pellerina.

Nella mappa allegata alla Relazione Pernigotti si distinguono tre strutture di controllo provviste di paratoie mobili: una prima balconera che introduce al canale derivatore, o incile; una seconda che regola lo scaricatore ed una terza che protegge l’imbocco del canale della Pellerina vero e proprio.

Fonte: ASCT, Tipi e Disegni 12.1.50 (particolare)

Presa e canale hanno origini antiche, almeno trecentesche (1). Negli Ordinati medioevali della città il toponimo Pellerina è associato a una bealera che conduce le acque della Dora in città, alla sua ficca e a una bicocha (oppure bichoca o bicoca: una guardiola in legno costruita sopra un albero) posta a presidio della presa stessa, nonché a un vado (guado) e a una strada.

Canale della Pellerina Torino - operedi presa

Canale della Pellerina - opere di presa.

 Sono indicati in turchese i tratti coperti e in blu i tratti a cielo aperto. Il laghetto-piscina all'interno del parco e i canaletti adduttori e scaricatori, ora pressoché scomparsi, sono indicati in tinta sfumata.

Già in origine l’acqua della Dora era dunque immessa nel canale attraverso uno sbarramento verosimilmente collocato nell'ansa disegnata dal fiume al fondo di corso Appio Claudio, dove tuttora si trova. La ficca Pellerina ha sempre avuto dimensioni ragguardevoli. Nel 1844 è descritta da Pernigotti come una robusta traversa composta da quattro ordini di pali, lunga 171 m e larga in media 16 m, con caduta di circa 2 m. L'incile si trovava sulla destra. Una dozzina di metri a valle una balconata a tre luci di 1,38 m ciascuna, munita di saracinesche mobili, regolava il corpo d'acqua da immettere nel canale. (2) La diga odierna in cemento armato misura 147 m; la parte in intradosso è quasi rettilinea, mentre quella in estradosso ha raggio di curvatura di 100 m e caduta di circa 2,5 m.

LA TRAVERSA
DELLA PELLERINA

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Una sessantina di metri a valle della balconata completavano le strutture di presa la casa del custode e un primo scaricatore, che smaltiva eventuali eccessi d’acqua attraverso una chiavica laterale. Nei primi decenni del Novecento la traversa fu dotata di un condotto sghiaiatore e dissabbiatore che dalla spalla destra si congiungeva allo scaricatore e confluiva nella Dora circa 400 m più avanti. Controllato da quattro porte mobili, limitava il deposito di detriti a monte della diga e impediva l'insabbiamento della bocca del canale. Il volume d'acqua introdotto nel canale alla Pellerina era notevole, in condizioni favorevoli anche superiore ai 5-6.000 l/s. Tuttavia l’usuale portata era resa incerta dal regime torrentizio della Dora Riparia, soggetta a ricorrenti piene alternate a periodi anche molto lunghi di penuria d’acqua, aggravati dagli abbondanti prelievi effettuati dalle derivazioni a monte.

1861 - Diga della Pellerina
Traversa della Pellerina oggi

TRAVERSA DELLA PELLERINA

Piano regolatore canale Pellerina del 1861                                                          Carta Tecnica del Comune di Torino (agg. 2011)

Il confronto tra le due mappe mette in evidenza la rettifica del corso della Dora avvenuta negli anni trenta del secolo scorso. Il nuovo canale sghiaitore-dissabbiatore ha ridotto la funzione dello scaricatore originario. La planimetria di destra mostra ovviamente l'assetto precedente la costruzione della centrale idroelettrica.

Fonte: ASCT, Tipi e Disegni rot.9/A 2011 (particolare)                                                Fonte: Geoportale comune di Torino, carta scala 1:2000, tav. 045

Il canale proseguiva costeggiando la strada della Pellerina e, pur mantenendo una modesta pendenza, risaliva pian piano dalle basse di Dora verso il terrazzo fluviale su cui sorge la città. A circa 1.800 dalla presa raggiungeva il molino superiore del Martinetto, nel perimetro del quale si divideva in due rami.  A poche centinaia di metri dall'imbocco il canale riceveva le acque reflue dell'Edificio degli Sperimenti Idraulici, il settecentesco laboratorio sperimentale voluto da Domenico Michelotti, vanto dell'idraulca piemontese. In prossimità dell'ingresso principale del parco Mario Carrara sono ancora visibili i resti dell'incastro che regolava un secondo scaricatore. Esso compare già nelle mappe settecentesche con il nome di "scaricatore Brunetta", prendendo il nome da una vicina cascina, poi conosciuta come “cascina Polar. Dopo il 1873, il tratto finale del canale venne affiancato dal ramo destro del canale Ceronda, proveniente da nord. Quest'ultimo si manteneva sulla sinistra di quello della Pellerina - con il quale se necessario poteva effettuare uno scambio d’acqua - prima di inabissarsi sotto via San Donato.

OPERE DI PRESA E CANALE DELLA PELLERINA OGGI

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I progetti di copertura del canale della Pellerina risalgono agli anni Trenta del secolo scorso. L’esecuzione del Piano Regolatore avrebbe resa necessaria la costruzione di tanti ponti quanti sarebbero stati i nuovi corsi e le nuove vie che progressivamente avrebbero intersecato il canale, impresa assai onerosa dal punto di vista economico. La copertura del canale, inoltre, avrebbe garantito indubbi vantaggi igienici e ambientali, oltre ad aprire la possibilità di trasformare la vecchia strada della Pellerina in una moderna arteria di traffico. Tuttavia i primi interventi iniziarono solo trent'anni più tardi, proprio in occasione della sistemazione del tratto iniziale di corso Appio Claudio. I lavori vennero svolti in due tranches: nel 1959 si procedette alla copertura dell'alveo compreso tra i corsi Tassoni e Lecce, mentre per il secondo tratto si dovette attendere il 1969.

Canale della Pellerina in c.so Appio Claudio angolo c.so Svizzera - Torino

Il canale della Pellerina in c.so Appio Claudio angolo c.so Svizzera in un contesto urbano davvero irriconoscibile.

Foto Giuseppe Callegari‎ da Torino Sparita su Facebook

Alla fine rimasero a cielo aperto solo qualche centinaia di metri di canale dietro i parcheggi del parco Mario Carrara, peraltro anch'essi in parte ridisegnati. (3) La copertura del sedime rese necessario costruire un apparato di scolmo automatico a sfioramento, tutt’ora visibile nei pressi di corso Lecce dove il canale si inabissava definitivamente nel sottosuolo, per smaltire in automatico l'acqua che l’alveo interrato non poteva assorbire.

​​​​​​​Il canale della Pellerina sopravvisse per circa quarant'anni alla fine delle ultime grandi utenze industriali che ne utilizzavano la forza dinamica. Nel 2000 è stato disattivato poiché le sue acque interferivano con la realizzazione di importanti opere pubbliche, quali il sottopasso di piazza della Repubblica e il nuovo passante ferroviario. Dopo la conclusione dei lavori relativi a tali opere però il canale della Pellerina non è stato riattivato. Oggi ne restano soltanto alcune meste vestigia. L'imbocco è stato completamente eliminato e non è più possibile immettervi acqua, ma l'incile risultava comunque insabbiato e non più utilizzabile da anni. La balconata d'ingresso sopravvive sommersa dalla vegetazione con le paratoie bloccate da uno spesso strato di fango indurito. Versano in pessimo stato anche lo scaricatore e le relative strutture di controllo, mentre dell’abitazione del custode non rimane che qualche traccia. Il sedime è stato progressivamente interrato dal naturale dilavamento causato dalle piogge e i brevi tratti scoperti, ancora attraversati da alcuni ponticelli di antica origine, sono invasi da rovi e rifiuti.

Primo tratto del canale della Pellerina nel 1924, futuro corso Appio Claudio.

Fonte: “Sincronizzando… Rivista Mensile di Elettronica e Varietà”

anno III, n. 3, 1924.

La natura torrentizia della Dora Riparia comporta forti variazioni di portata, sicché periodi anche prolungati di siccità si alternano a forti piene. La diga in cemento armato non teme più la violenza delle acque, ma le trasverse di pali in legno piantati nel fondo del fiume potevano subire gravi conseguenze. Più di una volta la ficca Pellerina è stata spazzata via e la sua storia potrebbe essere scritta attraverso la cronologia dei danni subiti.

Canale della Pellerina al ponte del Morozzo ieri e oggi. Sulla destra il casotto per le misurazioni idrometriche.

FUNZIONI

Quale adduttore dei rami industriali del "Gran canale", il canale della Pellerina non ebbe funzioni proprie diverse dall'irrigazione di campi e prati nelle basse di Dora, dove un reticolo di rogge e fossi che facevano capo alle cascine della zona bagnava quasi 300 giornate di terra per mezzo di quattro principali bocchetti: il bochetto Marchesa (che irrigava 86 giornate di terreno), il Polar o Morozzo piccolo (36 giornate), il Morozzo grande (92 giornate) e il Calcaterra (82 giornate). (4)

 
Canale Pellerina, basse di Dora e cascine alla fine del settecento

Canale della Pellerina e basse di Dora nel diciottesimo secolo.

La carta, che risale al 1781, mostra le grandi cascine che si affacciano sulla scarpata che sovrasta le basse di Dora, ai piedi della quale scorre il canale della Pellerina. Nello spazio tra il canale e il fiume spiccano le cascine Polar e Marchesa. Quest'ultima esiste ancora, ma oggi si trova al di là del fiume, a causa della rettifica dell'alveo degli anni Trenta del Novecento. Si notino sulla sponda sinistra del canale i quattro maggiori bocchetti irrigui e lo scaricatore del Polar, la cui balconera è tuttora visibile presso l'ingresso del parco Carrara su c.so Appio Claudio.

Fonte: ASCT, Tipi e Disegni 17.1.1

Nel tempo questi condotti furono utilizzati anche da qualche opificio rurale minore, tra cui una o più fornaci, una fabbrica di colla, alcune ghiacciaie. A tal proposito esiste traccia di una ruota idraulica situata nella cascina di Carlo Ignazio Polar, peraltro cessata entro la prima metà dell'Ottocento. (5)

Nello spazio compreso tra il canale ed il fiume una mappatura del 1911 mostra il tracciato di due rogge provenienti dal canale della Pellerina: (6)

  • la prima si stacca dal canale nei pressi della cascina Polar e si divide in tre rami diretti verso la Dora toccando le cascine Marchesa e Polar, nonché le fornaci di laterizi che lavoravano l’argilla estratta dal vicino terrazzo alluvionale.

  • La seconda deriva nei pressi della cascina Morozzo, volta a nord-est e raggiunge una fabbrica di colla; attraversato in sotterranea il ramo destro del canale Ceronda, scorre fra le case a nord del Poligono di tiro, si avvicina alla Dora e ne segue l’alveo mantenendosi ad un centinaio di distanza ed infine, attraversa la strada di Circonvallazione (corso Tassoni), si scarica nel fiume dopo il ponte.

Canale della Pellerina e basse di Dora all’alba del XX secolo.

L’area delimitata dal canale e dal fiume mostra spiccate “rurban”, dove attività agricole ed industriali coesistono. Le funzione irrigua sussiste, compatibilmente con la priorità assegnata alle utenze industriali.

Fonte: ASCT, Collezioni X – 91

Non risulta quindi che il canale fosse allacciato a impianti industriali di una qualche rilevanza. Si segnala tuttavia la concessione - rilasciata nel 1908 e rinnovata almeno fino al 1984 - per l'acqua prelevata dal canale della Pellerina dalla centrale elettrica del Martinetto, dove era impiegata per varie funzioni, diverse dalla produzione di forza motrice. Tale acqua veniva interamente restituita al canale dopo l'uso. (7)

Venuti meno gli usi industriali a valle, dopo la soppressione del canale del Martinetto, le acque del canale della Pellerina furono immesse integralmente nel canale di Torino e nel ramo destro del canale Ceronda e utilizzate così per il lavaggio della rete fognaria bianca. Sebbene non più alimentato da tempo, il canale svolge tuttora la funzione residua di collettore delle acque piovane. Dal 2015 il salto della Pellerina è sfruttato da una modesta centrale per la produzione di energia idroelettrica.

APPROFONDIMENTI

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L'edifizio degli Sperimenti Idraulici della Parella

Nel laboratorio idraulico della cascina Parella, nella seconda metà del Settecento, il prof. Domenico Michelotti condusse ricerche sperimentali in campo idraulico di rilevanza europea.

Dal 2015 la caduta d'acqua della traversa Pellerina alimenta una piccola centrale idroelettrica interna al parco Mario Carrara, attribuendo una rinnovata funzione all'antico sbarramento.

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L'ACQUA NEL PARCO MARIO CARRARA

La piscina Pellerina. Con la realizzazione del primo lotto del parco Mario Carrara furono creati due laghetti alimentati dal canale della Pellerina. Nel 1955 essi furono trasformati in una piscina pubblica scoperta che incontrò immediatamente il favore dei torinesi, per i quali negli anni del boom rappresentò una delle mete “balneari” preferite. La vasca misurava circa 100 x 50 m. Essa era destinata soprattutto ai bambini e il livello dell'acqua non superava di molto il metro, sebbene in certe parti fosse più profonda. Almeno in un primo tempo era alimentata dalle fredde acque della Dora convogliate dal canale della Pellerina. Successivamente l'impianto fu affiancato e poi sostituito da uno più moderno e consono. I fossi utilizzati dalla vasca sono stati in buona parte riempiti nei primi anni Duemila, tuttavia il loro alveo ancora si intuisce e i numerosi ponticelli che li scavalcavano sono diventati parte del paesaggio del parco.

Piscina Pellerina negli anni Sessanta.

Fonte: Torino sparita su Facebook

(foto Mario Ranzini).

Vecchia piscina della Pellerina Torino
EX PISCINA NEL PARCO CARRARA

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Ex piscina Pellerina - panoramica

Tracce di altri fossi sussistono nella parte nordoccidentale del parco Mario Carrara, verso via Pietro Cossa. Come è facile desumere dalla mappa, è probabile che essi appartenessero alla rete irrigua dei campi che circondavano la cascina Pellerina, in parte inglobati nel parco dopo l'ultimo ampliamento. Presumibilmente tali fossi erano alimentati dalla bealera vecchia di Lucento.

FOSSI IRRIGUI NELL'AREA NORDOCCIDENTALE DEL PARCO CARRARA

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