Glossario

Si fornisce quì un breve glossario relativo ad alcuni termini tecnici e/o meno consueti che potrebbe facilitare la comprensione di talune parti del sito, rimandando alla letteratura di settore per ulteriori approfondimenti. Alcune opere divulgative chiare e complete, alle quali il glossario si è ampiamente ispirtato, sono le seguenti:

  • Bonaiuti S., Mulini storici. Conoscenza e modi d’uso, Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici, Porretta Terme (BO) 2016.

  • Di Fidio M., Gandolfi C., La lingua delle acque, Biblioteca Idraulica, Fondazione Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, Milano 2013

  • Provincia di Torino, Regione Piemonte, Manuale per il censimento delle opere in alveo, a cura di G. Betta, L. Iorio, E. Porro, C. Silvestro, 2008

Balconera o Balconata

Termine idraulico di origine dialettale che indica una struttura atta a regolare la portata di una canalizzazione, consentendo l’afflusso o il deflusso dell’acqua attraverso porte, o paratoie, mobili. La funzione può essere svolta da un manufatto (edificio derivatore) o da un dispositivo molto più semplice. Sono considerati sinonimi termini quali cataratta, chiavica, incastro, anch’essi di ispirazione regionale.

Bannalità

Diritto feudale del Signore di imporre ad abitanti e contadini di un determinato territorio, fossero essi suoi dipendenti diretti o meno, l’obbligo di servirsi per la macina esclusivamente dei suoi impianti idraulici, ovviamente dietro corresponsione di un tributo. Si trattava quindi un monopolio di produzione che andava a vantaggio dei proprietari dei molini e altri edifici idraulici. La sola possibilità di sfuggire a quest’obbligo era il ricorso a mortai e peste manuali.

Bealera

Termine di natura dialettale (bialera) usato in Piemonte per indicare un corso d’acqua artificiale, generalmente di una certa lunghezza, ma di sezione piccola o media, utilizzato per l’irrigazione, per forza motrice o per altri usi. Deriva dal celtico buol e dal latino bealeria. Si tratta di un’opera idraulica elementare, formata attraverso un semplice scavo nel terreno. In teoria dovrebbe differenziarsi dal canale per la portata minore, il percorso più tortuoso e soprattutto per la mancanza di sponde e fondo in pietra o muratura. Nell’uso comune, in realtà, i due termini risultano spesso intercambiabili, in particolare nel caso di canali non navigabili con portate limitate. Sono reputati sinonimi termini quali fosso o fossato, cavo, gora, roggia, talvolta nell’accezione di corsi d’acqua di dimensioni minori

Bocca di derivazione e di scarico

La bocca di derivazione è la sezione iniziale di una canalizzazione, estratta da un corpo d’acqua di maggiori dimensioni (v. incile). La bocca di scarico è invece la parte terminale della stessa, ossia lo sbocco, sempre verso un corso d’acqua più grande.

Concia delle pelli

In passato in Piemonte la concia delle pelli, ossia la trasformazione del manto animale putrescente in cuoio, avveniva in opifici detti affaiterie. La forza idraulica era utilizzata principalmente in due diverse fasi dei processi produttivi. Innanzitutto lo sgrassaggio, o disgrassamento, eliminava il grasso naturale della pelle animale, che ostacolava l’assorbimento e il fissaggio degli agenti chimici impiegati nella successiva concia. La lavorazione avveniva tramite tini, detti bottali o botalli, messi in rotazione per l’appunto da apparati idraulici. Per il fissaggio erano impiegate sostanze naturali, e principalmente il tannino, estratte dalla corteccia di piante quali il castagno, la quercia e molte altre ancora. L’estrazione avveniva attraverso congegni idraulici, detti peste, in cui il tritolamento, ossia lo sminuzzamento, la triturazione, della materia di base avveniva utilizzando macine in pietra. A partire dall’inizio dell’Ottocento un modello nuovo e più efficiente, detto a taglietti, dotato di pistoni-coltelli a movimento alternato verticale, sostituì progressivamente le peste tradizionali.

 

Dissabbiatore-sghiaiatore

Dispositivi idraulici di filtraggio e di decantazione che proteggono l’opera di presa dal deposito di sedimenti solidi trasportati delle acque. Gli sghiaiatori intercettano il materiale più grossolano e lo scaricano nell’alveo a valle dello sbarramento, mentre i dissabbiatori sono canalizzazioni che lasciano defluire l’acqua a velocità ridotta consentendo la sedimentazione del materiale più fine. Entrambe le funzioni possono essere svolte dalla stessa struttura, talora costituita da una semplice paratoia di scarico, detta paratoia sghiaiatrice o callone, la cui apertura, periodica o continua, favorisce la rimozione dei depositi accumulati ai piedi della traversa.

Ficca o fica

Termine idraulico di origine dialettale, risalente al Medioevo, ma usato fino all’Ottocento, per indicare uno sbarramento realizzato per derivare un corso d’acqua (v. traversa), formato da una o più file di robusti pali di rovere piantati (conficcati, ficcati, da cui l'etimo della parola) nell’alveo di un corso d’acqua e completato con tavole di legno, pietre, ciottoli, fascine e altri materiali atti allo scopo.

 

Follone o Gualchiera

Macchina preindustriale, detta anche paradore,  impiegata per la battitura dei tessuti in lana con martelli sollevati tramite forza idraulica. La follatura conferiva compattezza e impermeabilità al tessuto, in particolare ai feltri. I folloni trovavano impiego anche in taluni processi conciari. Equipaggiamenti dalle funzioni analoghe erano detti nel Medioevo gualchiere. Si veda in proposito anche la relativa voce su Wikipedia.

Incile

Termine idraulico di origine colta che identifica l’imbocco di una derivazione. Di fatto indica il tratto iniziale di un canale che si origina da un corso d’acqua maggiore (v. bocca di derivazione).

Lapola

Termine di origine dialettale piemontese che indica il passaggio attraverso un fosso che si forma per aver accedere ad un campo o ad altra proprietà abbassandone le sponde e alzandone il fondo. Era praticato solo su condotto scolatori, perché diversamente la lapola impedirebbe il libero corso delle acque destinate all'irrigazione.

 

Martinetto

Macchina di origine medioevale che trasformava il moto circolare prodotto da una ruota idraulica in moto alternato attraverso un albero a camme. In tal modo un maglio di forma, peso e dimensione variabili veniva sollevato e lasciato ricadere. Il lavoro prodotto era utilizzato per la forgia del ferro e di altri metalli, ma anche per la frantumazione di spezie, di minerali e di materiali per la concia o la tintura delle pelli.

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Martinetto idraulico per la lavorazione del metallo.

A sinistra: il maglio - A destra: l'albero a camme solidale con la ruota idraulica esterna.

Fonte:Fucina dell'Abbazia di Fontenay - Francia

Martinetto - Forges de Buffon.jpg

A fianco: Altro martinetto idraulico da ferro. I martinetti usati in Piemonte non dovevano essere troppo diversi.

Fonte: Forges de Buffon - Francia

Molino

Il termine mulino indica sia la macchina che produce un lavoro meccanico derivato dallo sfruttamento di una forza (animale, umana, idraulica, del vento…), sia l’edifico o la struttura che la ospita. I molini più diffusi sono quelli che utilizzano in vario modo l’energia potenziale delle acque per dare movimento ai palmenti per la macinazione dei cereali, e quindi la produzione di farine, o altri prodotti vegetali quali olive, noci e canapa. (Molini orizzontali, verticali, natanti, a marea). Con l’introduzione dell’albero a camme, capace di trasformare il moto circolare in alternato, nel periodo pre e proto industriale i molini a pestelli furono impiegati anche nelle manifatture laniere ed in altre lavorazioni, quali quelle della carta e della galla, nell’attività siderurgica e mineraria, nonché nelle segherie. (Cfr: la voce Martinetto) Per approfondire Cfr. Enciclopedia Treccani.

Opere di derivazione

 

Insieme dei manufatti atti al prelievo di un corpo d’acqua. Si dividono in opere di sbarramento, quali le traverse, che hanno il compito di rialzare il pelo dell’acqua a monte per favorirne l’immissione in una canalizzazione, e opere di presa, composte dai dispositivi idraulici per il filtraggio (sghiaiatori e dissabbiatori), la regolazione e l’incanalamento in sicurezza del flusso (paratoie, scaricatori, sfioratori).

Ordinati

I volumi degli Ordinati della Città riportano i verbali degli atti amministrativi deliberati dagli organi di governo comunali a partire dal 1325. La serie, quasi ininterrotta fino ai giorni nostri, è consultabile presso l'Archivio Storico della Città di Torino di via Barbaroux 32.

Ora d'acqua

L'ora d'acqua consiste nel diritto di un utente di servirisi periodicamente (in genere, ma non necessariamente, ogni settimana) dell'intero corpo d'acqua introdotto in una canalizzazione durante la stagione irrigua, ossia dall'equinozio di primavera a quello d'autunno, per la durata di sessanta minuti continui, onde condurlo alle proprie terre. Tale estrazione avviene tramite apposite strutture (bocchetti), la manovra e la manutenzione delle quali è  a carico dell'utilizzatore stesso. In genere fuori dalla stagione irrigua l'acqua eventualmente presente nella bealera può essere utilizzata, senza interromperne il flusso, per abbeverare il bestiame  e, se previsto dai regolamenti, per produrre ghiaccio.

 

Partitore

 

Il termine indica una qualunque struttura che divide in due o più parti un corso d’acqua a pelo libero, secondo definiti diritti legali. Può assumere forme assai differenti, molto elementari o più complesse. La ripartizione può avvenire automaticamente, anche soltanto con un semplice prisma con la punta rivolta contro la corrente, oppure attraverso manufatti dotati di paratoie mobili di regolazione per realizzare distribuzioni molto articolate.

 

Pesta

Congegno idraulico del passato assimilabile a un frantoio, utilizzato per macinare minerali, frutti da olio, fibre tessili e altre materie prime. In linea di principio esso era composto da una macina in pietra, o una coppia di esse, che ruotava in circolo attorno al proprio asse, all’interno di un contenitore, anch’esso in pietra, frantumando il materiale in lavorazione. In realtà il termine identificava marchingegni anche differenti tra loro dediti comunque alla triturazione e talora qualsiasi strumento idraulico destinato alla macinazione diverso dai molini da cereali.

Pista

Macchinario per la triturazione o la frantumazione di materiali di varia natura costituiti da serie da 4, 6, 8 o più pistoni a movimento verticale alternato, generato da un albero a camme orizzontale fatto ruotare idraulicamente.

Portata

La portata corrisponde alla quantità d’acqua che passa attraverso una sezione nell’unità di tempo e in particolare la portata derivata equivale quindi al corpo d’acqua prelevato da una derivazione, misurato in l/s o m³/s. Essa non va confusa con il regime idrologico, ossia l’andamento delle portate in un dato tempo, in genere l’anno. In passato la determinazione della portata di un corso d’acqua fu questione assai discussa. Storicamente in Piemonte l’unità di misura dell’acqua fluente fu la ruota d’acqua. La sua prima, ma non unica, formulazione sperimentale avvenne nella seconda metà del Settecento grazie a Domenico Michelotti, che definì la ruota, a cui fu attribuito il suo nome, pari a circa 343 litri al secondo. Con il codice civile albertino, entrato in vigore nel 1838, venne introdotto il modulo (art. 643), corrispondente a circa 58 l/s. Il Regno d’Italia adotterà ancora il modulo adeguandolo però al sistema metrico decimale, con valore uguale a 100 l/s. Tuttora “Il modulo è l'unità di misura dell'acqua corrente. Esso è un corpo d'acqua che scorre nella costante quantità di cento litri al minuto secondo e si divide in decimi, centesimi e millesimi” (art. 1081 c.c., Modulo d’acqua).

Potenza idroelettrica

Occorre distinguere la potenza nominale media (espressa in kW) quale potenza media teoricamente sviluppata da un impianto idroelettrico nell’anno, sulla base della portata e del salto idraulico sfruttati, dalla producibilità (definita in kWh annui) equivalente all’energia prodotta dalla centrale, ottenuta moltiplicando la potenza idraulica media per il numero di ore annue di funzionamento, considerando il coefficiente di rendimento specifico dell’impianto stesso.

Ruota idraulica

Esistono due tipologie fondamentali di ruota idraulica:

  • la ruota orizzontale, o ad asse verticale, detta anche ritrecine;

  • la ruota verticale, più diffusa, il cui asse di rotazione è orizzontale, ossia parallelo al suolo. A sua volta questo tipo di ruota si divide in tre categorie:

    • la ruota alimentata da sotto. È messa in movimento unicamente dall’energia cinetica dell’acqua che impatta sulle palette radiali di cui è dotata. Sviluppa potenze limitate, ma è la sola impiegabile in mancanza di salti d’acqua rilevanti e sui mulini natanti. Il suo funzionamento richiede un dislivello minimo, che può essere ottenuto modellando adeguatamente il fondo del canale. Le scarse prestazioni sono in parte compensate attraverso le enormi dimensioni che può raggiungere, arrivando a superare i 4 m di altezza e i 2 m di larghezza. Nei secoli scorsi in Piemonte era detta davanoira;

    • la ruota alimentata da sopra. L’installazione richiede dislivelli rilevanti. La rotazione è prodotta dall’energia potenziale dell’acqua immessa dall’alto sulle pale, modellate a forma di cassette, attraverso una canaletta che in Piemonte è detta caminasso. È il tipo di ruota più efficiente, con rendimento che oscilla attorno al 75% e può generare potenze notevoli, condizionate dall’ampiezza del salto che sfrutta. Date queste caratteristiche è di norma una ruota abbastanza stretta; il diametro può raggiungere i 10-12 m e richiede portate d’acqua limitate, comprese tra i 100 e i 200 l/s per metro di larghezza;

    • la ruota alimentata di fianco . Prende questo nome poiché l’acqua è immessa nella metà inferiore della ruota attraverso uno scivolo. Essa sfrutta simultaneamente sia il potenziale del salto su cui è collocata, sia la forza cinetica del flusso che ne colpisce le pale, spesso di forma ricurva per migliorarne l’efficienza. Ha un buon rendimento, che può superare il 60%, ed è adatta a salti da 0,7 a oltre 3 m. Nel caso di salti modesti, inferiori a 1,5 m, viene talora detta ruota alimentata dal basso. Data la morfologia prevalentemente pianeggiante del territorio torinese, questo tipo di ruota era, insieme alla davanoira, tra le più diffuse sui canali e sulla bealere torinesi. Come quest’ultima, soprattutto se alimentata dal basso, poteva rimanere parzialmente sommersa nella parte inferiore, creando potenzialmente i temuti rigurgiti.

In linea di principio la potenza ricavabile da una ruota idrauliuca è funzione della:

  • portata del canale di adduzione

  • velocità dell'acqua

  • altezza di caduta dell'acqua

  • rendimento della ruota

Rigurgito

Il rigurgito, o regurgito, rappresentava potenzialmente un grave inconveniente sui corsi d’acqua a uso industriale, capace di dare luogo ad aspre contese tra gli utenti. Consisteva nel rigonfiamento e nel riflusso verso monte delle acque, causato da un ostacolo nell’alveo, dalla diminuzione della pendenza o della sezione, oppure dalla confluenza verso un altro corso d’acqua. In particolare l’apposizione di una nuova ruota idraulica poteva rallentareil libero flusso dell’acqua e formare nel canale gorghi, o vortici, che retrocedendo innalzavano il pelo dell’acqua stessa, rallentando, o addirittura fermando, le ruote idrauliche a monte.

Salto

Corrisponde alla differenza tra la quota del pelo dell’acqua di un canale a monte del punto di utilizzo (in genere una ruota idraulica) e la quota a valle del punto stesso.

 

Sifone, tomba a sifone

Nelle costruzioni idrauliche il termine “tomba” (arcaico tromba) indica un manufatto con il quale un corso d’acqua sottopassa un ostacolo, quale una strada, una ferrovia o un altro corso d’acqua. Un tipo particolare di sottopasso è la tomba (o botte) a sifone, o semplicemente sifone, costituita da una conduttura a “U”, di norma sotterranea, impiegata per superare un ostacolo quando la luce disponibile non consente il passaggio dell’acqua a pelo libero sotto l’ostacolo.

Scaricatore

Canalizzazione destinata allo scarico (parziale o totale, temporaneo o permanente) dell’acqua che eccede la portata massima di una bealera o di un canale, ad esempio causata da piene o precipitazioni molto abbondanti, evitando in questo modo straripamenti ed esondazioni. Può essere dotato di un apposito manufatto sfioratore, o simili strumenti di scolmo automatico che agiscono senza intervento umano quando il livello dell’acqua supera una soglia di sicurezza prestabilita. Oppure il controllo può essere affidato a classiche strutture munite di paratoie mobili regolabili. Altra funzione degli scaricatori è rendere possibile il prosciugamento degli alvei in occasione dei lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria dei canali. Nei vecchi edifici idraulici uno scaricatore permetteva di dosare l’acqua da convogliare alle ruote, deviando l’eccedenza e rallentandone così il moto fino a fermarle, senza interrompere il naturale flusso dell’acqua nel canale principale.

Sgrigliatore automatico

Elettromeccanismo automatico a movimento alternato, impiegato per la pulizia periodica delle griglie di filtraggio collocate all’imbocco di una canalizzazione per trattenere rami, tronchi e altri materiali grossolani trasportati dall’acqua entrante.

 

Soglia

Manufatto ortogonale all’alveo di un fiume o di un torrente, realizzato per rallentarne la velocità e ridurne la pendenza, stabilizzarne il fondo e limitarne così l’erosione delle sponde. Talora una serie di questi manufatti è collocata in sequenza a breve distanza reciproca. Il termine è talora usato come sinonimo di briglia, che però in genere corrisponde a un manufatto decisamente più importante e di maggiori dimensioni; mentre la soglia non emerge più di tanto dall’alveo ed è superata dal flusso delle acque. Può essere collocata a valle di un ponte per proteggerne le fondamenta. Se posta dopo una traversa più prendere il nome di controdiga.

Telodinamica

La trasmissione telodinamica fu una tecnologia ideata negli ultimi decenni dell’Ottocento per la trasmissione meccanica a distanza dell’energia, attraverso un sistema di funi metalliche e pulegge sostenute da torri che, semplificando di molto, potrebbe essere paragonato a quello della catena delle biciclette. Sperimentata da G. A. Hirn e da F. Reuleaux, in Italia fu studiata da Galileo Ferraris. La trasmissione telodinamica era adatta al trasporto dell’energia fino a 1 km di distanza, ma presentava non pochi problemi. Fu rapidamente soppiantata dall’avvento dell’energia elettrica, decisamente più efficiente sotto ogni profilo.

Trabucco piemontese

Unità di misura delle distanze lineari usata di base nell’antico Piemonte. 1 trabucco corrispondeva a 3,086 m e si divideva in 6 piedi; ogni piede (0,514 m.) in 12 once; ogni oncia (4,28 cm) in 12 punti; ogni punto (3,69 mm) in 12 atomi; e ogni atomo corrispondeva a 0,029 mm. Il miglio piemontese invece era pari a 2.469 m. In passato, come è noto, in assenza di un sistema unico standardizzato, le unità di misura potevano variare, anche sensibilmente, nel tempo e da zona a zona. I dati riportati erano validi per la provincia di Torino (e per altre dieci province del torinese e del cuneese) negli anni successivi al 1818" (cfr. Tavole di ragguaglio degli antichi pesi e misure degli Stati di S.M. in terraferma coi pesi e misure del sistema metrico decimale compilate dalla commissione pesi e misure e pubblicate dal ministero di Agricoltura e Commercio, Stamperia reale, Torino 1849).

Traversa

In idraulica indica uno sbarramento trasversale di altezza limitata che produce un’elevazione di norma modesta del pelo dell’acqua per consentirne la derivazione della quantità desiderata, lasciando tracimare l’eventuale eccedenza. Sono usati come sinonimi termini quali chiusa, pescaia, steccaia, sbarramento e diga; questo però oggi è in genere riservato a manufatti di grandi dimensioni (v. anche ficca).

Per un GLOSSARIO SPECIFICO DEI TEMINI MOLITORI si rimanda inoltre al sito dell' A.I.A.M.S. (Associazione Italiana Amici Dei Mulini Storici)

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