La Storia

La bealera Cossola

ANTICHE ORIGINI

I titoli di possesso della Cossola andarono perduti nell’incendio della casa del Conte Capris di Cigliè, Direttore del Consorzio di gestione, nel maggio 1799. La  documentazione giunta fino a noi non consente di risalire con certezza alle origini della bealera, collocabili comunque nel periodo medioevale. [1]

 

A parere del Consorzio, la Cossola potrebbe addirittura essere la più antica bealera torinese. La mancanza di una tradizionale «ficca» per introdurre l’acqua, fino alla fine del XVIII secolo surrogata da un semplice sbarramento di pietre ammucchiate nel letto del fiume, [2] sosterrebbe questa tesi: se al momento della costruzione fossero esistite altre derivazioni a monte,  anch'essa sarebbe stata dotata di una chiusa stabile, che invece l'abbondanza d'acqua avrebbe reso superflua. [3] Va però detto che la morfologia dell’imbocco consentiva di derivare naturalmente un ragguardevole volume d’acqua e l'ausilio della chiusa sarebbe stato necessario soprattutto nei periodi di siccità. [4] La tesi che la Cossola fosse  la sola ad irrigare le campagne sudoccidentali prima del XVI secolo parrebbe avvalorata anche da una ricerca di metà Ottocento, la quale però si fonda su deduzioni logiche ed ipotesi, ben più che su basi d'archivio. [5]

la bealera 'dei gatti'

 

Così nel 1790 Amedeo Grossi descriveva la bealera Cossola nella famosa "Guida alle Cascine, e Vigne del territorio di Torino e contorni":

La Cossola bealera, che principia vicino al Castello di Colegno: dividesi in cinque rami vicino alle cascine Fossa, e Colomba poste dirimpetto alla Chiesa Parrocchiale di Pozzo di Strada; la detta bealera cammina pel tratto di 150 trabucchi in un cavo sotterraneo formato nel ghiaione impetrito, lungo di cui vi sono a luogo a luogo sfori per pulire l’alveo nelle occorrenze, i quali sono denominati in que’ contorni gatti, e per tal motivo dicesi anche alla bealera de’ gatti”. (*)

G. Gramaglia, ricercatore  ed esperto di storia locale, conferma che il nome "bialera dl'gat" è talora usato ancor oggi, ma  avanza qualche dubbio circa la veridicità di quanto affermato dal Grossi, "pur prendendolo per buono". (**)

(*) Cfr. Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi, Guida alle Cascine, e Vigne del territorio di Torino e suoi contorni. Vol. 1, Torino, 1790, pag. 18.

(**) Cfr: Frammenti di Storia di Collegno. Opera postuma di Giuseppe Gramaglia, a cura di M. E M. Torello, Edizioni del Graffio, 2006, pag. 116

A sostegno dei propri diritti il Consorzio della Cossola invocava le note patenti di Amedeo II di Savoia del 24 marzo 1360 ed altre fonti quattrocentesche. [6] Tuttavia il problema resta aperto: i titoli originari sono andati smarriti e i documenti disponibili non dirimono la questione, sia perché è noto che raramente canali e bealere nascono con i toponimi con cui saranno conosciuti in seguito, sia perché la generica formulazione degli atti citati non consente di identificare con certezza le derivazioni  a cui si riferiscono, né se esse vennero effettivamente scavate e né quando eventualmente accadde. E' importante invece rilevare che i Libri Consiliorum, ossia i consegnamenti catastali della Città di Torino, non contengono, almeno  prima del 1369, toponimi riconducibili alla Cossola e nemmeno lasciano supporre che al tempo una bealera solcasse le campagne di sudovest e/o ne delimitasse le proprietà esistenti. [7]

Le prime attestazioni sicure del nome «Cozole» compaiono in alcuni contratti di compravendita di ore d’acqua risalenti al 1498. L'origine della bealera è quindi anteriore, probabilmente attribuibile al tardo quattrocento. L’acquisto di quattro ore d’acqua avvenuto nel luglio del 1498 da parte di Giovanni Campione è seguito il mese successivo da quello di Ludovico Galliotti e ulteriori cessioni avvengono negli anni successivi: ad esempio con atto del 10 dicembre 1502 Pietro Fontana acquista "un'ora d'acqua della bealera nuova di Bartolomeo S. Giorgio, la quale si prende dalla Dora sopra l castello di Collegno". [8] Nel Cinquecento le menzioni del canale si moltiplicano: la prima ufficiale è contenuta nel manifesto del 14 agosto 1567, con cui il duca Emanuele Filiberto ordina la riduzione delle derivazioni a monte della Pellerina a favore dei molini della Città. La più antica evidenza cartografica risale invece ad un Tippo del 1579 stilato dai fratelli Ferrari e di Giacomo Rossignolo  nell'ambito di una controversia sui confini tra i territori di Torino, Grugliasco e Collegno. [9]

1579---Bealera-dei-Gatti_edited.jpg

Tippo del 1579 opera dei fratelli Ferrari e di Giacomo Rossignolo. Il disegno mostra il confine tra Torino e Collegno, mettendo in evidenza la "bialeria del gatto" (Cossola) e la "bialeria del canale" (Putea-canale) i cui alvei, ora come allora, scorrono paralleli, la prima ad un livello sensibilmente inferiore a quello della seconda. 

Fonte: ASCT, CS 3145 (particolare)

Monumento-al-pilota-collaudatore.jpg

Si noti per inciso che il disegno riporta, in basso, anche la cappella medioevale di Santa Maria di Gorzano. Secondo M.S. Ainardi,  La chiesa di "Santa Maria di Gorzano" sita lungo "la via  da Turino a Collegno" nei pressi della "cassina de Nazery distante più di un archibusata circa" non è più agibile nel XVI secolo, al tempo della stesura della mappa. Essa era stata per la popolazione delle "grangie" e "cassine" vicine il luogo di riferimento per le pratiche religiose, tuttavia risultava ormai "derochata, incomensiò da se

stessa per soa antiquità a derochar pian piano". Grazie a sicuri riferimenti territoriali tuttora esistenti (le cascine Grangie Scott e Berlia, la Strada antica di Collegno), essa è collocabile sul confine tra Collegno e Torino, presso lo stabilimento Thales Alenia Space Italia ed il monumento al "Pilota Collaudatore" posto al centro della rotonda in cui convergono la strada antica di Collegno, strada della Berlia e le vie Certosa e Leopardi.

Fonte della citazione: M.S.Ainardi, L'immagine del paesaggio agrario di Lucento  dal "Tippo" del Rossignolo al "piano Regolatore" del 1908, in: Cascine a Torino, “La più bella prospettiva d’Europa per l’occhio di un coltivatore”, a cura di: C. Rocchetta e L. Palmucci,

Camera di Commercio di Torino, Torino, 1996, p. 47.

Il Consorzio della bealera Cossola

Fin dalle origini la bealera è appartenuta ad un gruppo di privati cittadini riuniti in un Consorzio di gestione che ne amministrava le acque secondo un preciso Regolamento, che prevedeva tra l'altro (*):

  • Art. 1 — La proprietà dei canali consortili con tutti i diritti annessi risiede nel Consorzio costituito da tutti gli utenti che hanno diritto di servirsi dell'acqua per l'irrigazione degli stabili di loro proprietà... (omissis)

  • Art. 4. — Il Consorzio veglia alla difesa dei suoi diritti ed all'adempimento dei dipendenti obblighi riguardo alla derivazione dell'acqua dal fiume, alla condotta di essa (manutenzione), conservazione, riparazione della chiusa, dell'asta, degl'incili, dei bracci e relative diramazioni, e degli edilìzi inerenti, compresi quelli comuni con altri consorzi e proprietarii, od a carico esclusivo di essi, ed alla esatta esecuzione dell'orario.

  • Art. 7. — Sono a carico del Consorzio tutte le spese di amministrazione, condotta e distribuzione delle acque, riforma, manutenzione e riparazione della pescaia, dell'edificio d'imbocco, degli incili, asta, partitori, bracci e relativi scaricatoi ; purgatura dell'asta principale e relativi bracci... (omissis)

Il Consorzio era guidato da una Congregazione generale degli utenti e da un Comitato di Amministrazione composto da un Direttore per ciascuno dei cinque rami, da un Presidente  e da un Segretario. Al comitato rispondevano i custodi della bealera, che provvedevano alla manutenzione degli alvei e delle relative opere, alla vigilanza sugli orari di irrigazione ed alla repressione degli abusi.

 

Nel 1933 la proprietà e gran parte delle competenze sulla bealera passarono alla Città di Torino, a cui furono riconosciuti i diritti di derivazione stabiliti dal riparto Pernigotti fino a tutto il mese di gennaio del 1987. A scadenza la concessione fu rinnovata fino all’11 giugno 1997. Nel 2003 la bealera contava soltanto due utenze e dopo qualche tempo venne dismessa. Con gli accordi del 1933 l’ex Consorzio della Cossola conservò un numero limitato di utenze, assumendo la nuova denominazione di «Consorzio Giorsa» e venne sciolto infine solo nel 1962, quando il canale passò completamente al Comune.

(*) Cfr: Regolamento del Consorzio della bealera Cossola e sue diramazioni, Tipografia S. Giuseppe degli Artigianelli, Torino, 1914. (Il documento è però datato 1881).

I CINQUE RAMI DELLA BEALERA
Presa della bealera Cossola a Collegno (1796)

Il disegno non rispetta i tradizionali canoni di proporzionalità, ma ben rappresenta la congestione del punto di presa della Cossola. In uno spazio ristretto si concentrano: la ficca ai piedi della rocca, l'abitato, lo snodo delle strade, i due rami della bealera Putea e la bealera del molino del conte di Collegno. Ben visibile anche il primo scaricatore del canale. Per semplicità il tratto in galleria è indicato come a cielo aperto.

Fonte: G.B. Barone, Pianta dimostrativa del fiume Doira, 1796 (particolare) ASCT, Tipi e Disegni 12. 1. 3.

Le campagne torinesi sono più elevate rispetto al corso della Dora e per portare l’acqua al loro livello fu necessario arretrare a Collegno la presa della bealera. La realizzazione delle opere di presa implicò il superamento di consi-derevoli difficoltà tecniche e orografiche. Il sito era favorevole e permetteva di introdurre un buon corpo d’acqua, ma l’alto costone che cade a picco sulla Dora, dal quale il castello e il borgo antico sovrastano il fiume, non lasciava spazio sufficiente. E lo scavo con le tecniche medioevali di una lunga galleria nella roccia clastica dura e compatta, detta puddinga, in cui venivano subito incanalate le acque, rappresentò un’impresa di sicura rilevanza.

Opere di presa bealera Cossola (1844)

Planimetria delle opere di presa della bealera Cossola a Collegno - Relazione Pernigotti, 1844.

Fonte: ASCT, Tipi e Disegni 12.1.45

Dopo la presa, la bealera attraversava il territorio di Collegno rimanendo prossima alla Dora. Varcati i confini torinesi tagliando strada della Berlia, proseguiva in una trincea sempre più profonda per circa 700 m mantenendosi a mezza costa del pendio che digrada verso le basse di Dora. Entrata nei beni della cascina Pollone, piegava ad angolo retto verso sud-ovest, toccando le cascine Rastel Verde, Bracco, Lionetto e Vivalda. Superate la strada di Circonvallazione esterna (ora via Pietro Cossa) e la strada antica di Collegno giungeva infine al partitore della cascina Colomba dopo aver percorso circa 6.200 m.

Data la natura agricola della bealera, giunte nel territorio torinese le sue acque si dividevano in più bracci per servire un ampio spazio rurale. La ripartizione avveniva allo snodo idraulico della Colomba, dove l’asta principale si divideva in due parti: quella di destra prendeva il nome di Giorsa, mentre quella di sinistra dava luogo a altre quattro canalizzazioni, dette rispettivamente Colleasca, Porta, Pissoira e Cossola. Va da sé che la portata di ciascun ramo fosse modesta, sufficiente ai bisogni agricoli ma non alla produzione di forza motrice. Le cinque rogge, considerate talora derivazioni autonome, si articolavano in una rete capillare di fossi che disegnava una corona di archi concentrici volti a sud-ovest, compresi tra il ciglio del pianalto di Parella e l'abitato.  I loro colaticci finivano nel Po, sia direttamente, sia indirettamente attraverso altre bealere. La cascina Colomba si trovava a Pozzo Strada, nei pressi del Convento della Visitazione in corso Francia, segnatamente sull’asse dell’odierna via Gian Francesco Re nel tratto delimitato dalle vie Pacchiotti e Valgioie.

Bealera Cossola - Partitore della Colomba

Alla cascina Colomba, nella regione di Pozzo Strada,  un partitore suddivideva la bealera Cossola in cinque rami detti: Cossola, Colleasca, Porta, Pissoira e Giorsa.

Fonte: Nostra elaborazione su: A. Grossi, Carta corografica dimostrativa del Territorio della Città di Torino..., Biblioteque Nationale de France, 1791 (particolare)

La bealera Cossola toccava i territori di Pozzo Strada-Cenisia-S.Paolo, Crocetta, Santa Rita-Mirafiori e Nizza-Millefonti-Lingotto, ma ricostruire con precisione il percorso dei suoi rami può presentare qualche difficoltà, data anche la densità del reticolo irriguo dell'area (10). Occorre innanzi tutto considerare che la cartografia generale non è sempre attendibile nei dettagli e che nel tempo i tracciati hanno seguito i mutamenti della geografia fondiaria, adeguandosi alle necessità agricole ed allo sviluppo del territorio. In secondo luogo certi tratti potevano essere comuni a più bealere ed anche gli scambi d'acqua erano frequenti. Infine man mano che si avvicinavano alla foce, i tracciati si ramificavano in un gran numero di fossi  collegati tra loro che raggiungevano il fiume con scaricatori comuni. Forse non a caso pochi si sono cimentati nell’impresa, producendo per altro descrizioni sommarie ed approssimative. Di seguito si propone una ricostruzione delle articolazioni della Cossola riconducibile alla fine del  XVIII secolo:  essa si basa su fonti attendibili, (11) ma va ponderata alla luce di quanto sopra.

I rami della bealera Cossola.

Elaborazione ottenuta sulla Carta corografica dimostrativa del territorio della Città di Torino di Giovanni Amedeo Grossi, risalente al 1791, (www.gallica.bnf.fr) I tratti non colorati erano in promiscuo con altre derivazioni; il più importante nasceva al "bocchetto del ladro", in zona Ruffini e, raccogliendo anche le acque del ramo destro della bealera Becchia, irrigava le campagne che si estendevano verso la Crocetta e la porta Nuova. Per semplcità collegamenti e fossi minori sono stati omessi.

(Mappa ingrandsibile e navigabile - solo su pc)

Il ramo Colleasca (o Goleasca) attraversava i terreni compresi tra il margine del pianalto torinese e la strada di Rivoli, volgendo verso la porta Susina; esso riforniva il sito degli Esperimenti Idraulici della Parella,  con successivo scarico nel canale della Pellerina. Più a sud il ramo Porta irrigava i campi ed  i prati tra la strada di Rivoli e da quella antica di Grugliasco; le acque residue si perdevano tra le mura occidentali  e la Crocetta. Le proprietà tra la antica strada di Grugliasco e la Crocetta erano attraversate dal ramo Pissoira, che sfociava nel Po vicino ai molini della Molinetta. Il ramo Cossola fluiva esterno e concentrico al precedente e bagnava l’agro attorno la strada di Orbassano, spingendosi per circa un miglio a sud, fino alla strada reale di Nizza ed al Po. Dal bocchetto detto "del ladro" (parco Ruffini) un braccio, che raccoglieva anche le acque del ramo destro della bealera Becchia, raggiungeva il contado

della Crocetta, terminando  parte nella Pissoira e parte a S. Salvario nel canale del Valentino. Il ramo Giorsa - detto anche Giorgia, o di S. Giorgio, o Giarara – disegnava un ulteriore arco esterno, servendo i terreni attorno alla strada di Orbassano che il ramo Cossola non raggiungeva e quelli ai lati della strada di Stupinigi. Gli scoli confluivano nel ramo sinistro della Becchia a poco meno di due chilometri dal Po. Gli scambi d'acqua  infatti erano frequenti, non solo tra i rami della bealera ma anche tra bealere differenti.

Nel 1819 il Consorzio della bealera Cossola contava 87 partecipanti, che se ne spartivano le acque attraverso 104 bocchetti. E' evidente il ruolo delle diramazioni Porta, Cossola e Giorsa, ognuna delle quali gestiva da sola circa 1/4 dell'acqua complessiva della bealera.

Fonte: Partecipanti delle acque della bealera Cossola e sue diramazioni, 12 aprile 1819. ASCT,  CS 2212 cart.127

Ripartizione di acque e utenze tra i rami della bealera
LA RISTRUTTRAZIONE DEL NOVECENTO

Nel 1933 le trattative intavolate dal Comune di Torino fin dai primi anni del secolo con il Consorzio della Cossola per indirizzare ad uso civico un certo volume d'acqua si conclusero con una convenzione che sanciva il passaggio alla Municipalità di gran parte delle competenze sulla bealera. (12) In seguito a tali accordi i suoi rami furono oggetto di radicali interventi di riduzione e ristrutturazione.

Nei primi decenni del secolo il tracciato della la bealera era stato ridotto in funzione della diminuita richiesta d'acqua per le irrigazioni, ma gli alvei rimasti scorrevano ancora in massima parte a cielo aperto. Già da tempo essi interferivano con l’espansione urbana ed ostacolavano l’applicazione del Piano Regolatore Edilizio. Nel perimetro delimitato da strada della Pellerina, via Pietro Cossa, Via Francesco De Sanctis, via Guido Reni, via Luigi Settembrini, via Onorato Vigliani, il fiume Po, corso Bramante, corso Lepanto, i corsi IV Novembre e Vinzaglio, corso Vittorio Emanuele II, corso Inghilterra, corso Francia, corso Tassoni la bealera non aveva più ragion d'essere e gli inconvenienti creati dalle acque di superficie prevalevano sui vantaggi. I residenti lamentavano i frequenti straripamenti lungo le strade, le infiltrazioni nei sotterranei dei fabbricati e, soprattutto nella stagiona estiva, i cattivi odori emanati dai fossi a causa dei rifiuti di ogni sorta che vi venivano gettati, e rimarcavano il costante pericolo che le gore costituivano per bambini, pedoni e veicoli. In altre parole fossi e rogge non erano più ritenute compatibili col decoro e con l’igiene dei nuovi quartieri che si andavano formando. Spesso esse interrompevano il disegno delle nuove vie e piazze e, poichè scorrevano sopraelevate rispetto al piano stradale, la loro copertura risultava molto onerosa. (13) Parallelamente crescevano i bisogni d’acqua per il lavaggio dei cavi sotterranei della rete fognaria bianca e nera, per l’annaffiamento di strade e giardini, per lo sgombero della neve, per sussidio nello spegnimento degli incendi e per altri usi pubblici. L’acqua della Cossola si prestava bene a tali scopi poiché proveniva da Collegno, località abbastanza elevata per assicurarne il naturale deflusso verso sud-sudovest.

La ristrutturazione elaborata dal Servizio Tecnico dei Lavori Pubblici del Comune di Torino e concordata con il Consorzio divenne parte integrante dell’atto di acquisizione della bealera. Il piano ne prevedeva la graduale integrazione nelle rete idrica cittadina ed un profondo riordino che, seppur a tempi lunghi,  ne avrebbe determinato la completa scomparsa nel perimetro urbano. Una parte degli alvei sarebbe stata subito soppressa, subordinando le rimanenti eliminazioni al completamento dei nuovi canali sotterranei. Le utenze dei tratti annullati sarebbero state opportunamente indennizzate, mentre le altre venivano allacciate alle condotte d’acqua sotterranee esistenti, mantenendo ancora in funzione i vecchi fossi dove ciò non fosse stato possibile. Con il tempo questi ultimi erano comunque destinati a scomparire, sia per la naturale estinzione dei bisogni irrigui, sia per il progressivo avanzare della rete fognaria bianca. (14)

Piano di riduzione della bealera Cossola a nord della ferrovia di Modane (1932)

Mappa ingrandibile e navigabile (solo su pc)

Fonte: Planimetrie delle bealere del consorzio Cossola, ASCT, Atti Notarili, 1933, 105/1 (allegati)

Legenda

Asta principale della bealera Cossola

Canalone sotterraneo esistente

Canalone sotterraneo da costruire

Altri canali di fognatura bianca da costruirsi

Rami da sopprimere

Utenze da sopprimere

Rami conservati

Utenze conservate

Il progetto dell’ing. E. Silvestri del 2 gennaio 1933 contemplava l'immediata soppressione di rami e utenze della bealera a nord della ferrovia di Modane (linee giallo-rosse) dove l'urbanizzazione aveva ridotto la domanda irrigua a ben poca cosa. Poco oltre la cascina Pollone la Cossola veniva quindi immessa nel canalone sotterraneo, (in blu il tratto esistente e da allargare, in azzurro quello da costruire ex novo) sotto l’asse dei corsi Bernardino Telesio, Brunelleschi, Correnti, Siracusa, Cosenza, Girgenti (oggi Giambone). Scomparivano così per sempre i rami Colleasca, Porta, Pissoira e gran parte del ramo Cossola, rimanendo attivo solo il ramo Giorsa, per altro già deviato lungo corso Brunelleschi. Venivano qundi soppresse anche le vecchie utenze del Consorzio della Becchia servite dal condotto in promiscuo con la Cossola. Si può osservare come all’inizio degli anni Trenta i tracciati superstiti fossero pressoché tutti ancora a cielo aperto e ricalcassero in parte quelli storici. I tratti evidenziati mostrano l'assetto della Cossola dopo la realizzazione del piano e quelli a linea fine le soppressioni. 

A sud della ferrovia di Modane, un’area non ancora pienamente investita dall’urbanizzazione, la soppressione della bealera veniva posposta e condizionata all’entrata in servizio dei nuovi canali bianchi. La convenzione prevedeva quindi la conservazione di diciassette utenze, di cui due sulla Cossola e quindici sulla Giorsa, per un totale di 157 ore settimanali d’acqua da erogarsi nella sola stagione delle irrigazioni. Tredici di esse destinavano l’acqua ai prati, tre agli orti ed una ad entrambi. Rimanevano a discrezione del Comune i tempi ed i modi delle ulteriori eliminazioni; l’acqua liberata dalla cessazione di rami e utenze sarebbe stata immessa nella rete cittadina, con divieto di cederla a terzi; si proibiva, tanto al Consorzio quanto ai singoli, di valersi di acque di diversa origine, mentre il Comune aveva facoltà di utilizzare i condotti della Cossola per altre derivazioni. Il Consorzio, molto ridimensionato, assunse la nuova denominazione di “Consorzio Giorsa (ex Cossola)”. Data la difficoltà di una gestione economica con un numerodi utenze troppo ridotto, esso fu sciolto ufficialmente nel 1962 e la bealera passò in toto al Comune di Torino. (15) Il piano di riordino, di fatto, venne applicato in tempi assai lunghi, e forse mai del tutto, e così con il tempo molte delle canalizzazioni residue vennero coperte.

Piano di riduzione della bealera Cossola a sud della ferrovia di Modane (1932).

Mappa ingrandibile e navigabile (solo su pc)

Fonte: Planimetrie delle bealere del consorzio Cossola, ASCT, Atti Notarili, 1933, 105/1 (allegati)

Legenda

Asta principale della bealera Cossola

Canalone sotterraneo esistente

Canalone sotterraneo da costruire

Altri canali di fognatura bianca da costruirsi

Rami da sopprimere

Utenze da sopprimere

Rami conservati

Utenze conservate

A sud della ferrovia di Modane la bealera conservava in parte la sua fisionomia. Rimanevano attive (cerchietti azzurri) ed a carico del Consorzio le utenze più periferiche servite  dal ramo Giorsa ed in parte dal ramo Cossola (linee gialle) in attesa del completamento del riordino e dei nei nuovi canali bianchi sotto le vie Caprera, Monfalcone, San Marino, Paolo Sarpi, Arnaldo da Brescia, Giordano Bruno e sotto corso Sebastopoli. Orti e prati residui non più serviti dalla bealera o dalla rete idrica cittadina sarebbero stati invece immediatemente soppressi (cerchietti giallo-rossi). Il canalone di c.so Brunelleschi si sarebbe allacciato a quello coperto già in funzione confluendo infine nel Po.Veniva mantenuto anche il vecchio sistema degli scaricatori che versavano nel fiume. Anche in questo caso i tratti evidenziati mostrano l'assetto della Cossola dopo la realizzazione del piano e quelli a linea fine le soppressioni. 

La convenzione regolava anche il passaggio alla città di Torino delle aree e delle strutture di proprietà del Consorzio Cossola, che comprendevano:

  • la diga sulla Dora Riparia nel territorio di Collegno, con gli edifici di derivazione.

  • il tratto di canale, parte in galleria e parte in trincea scoperta, condiviso con la U.N.E.S., che alimentava la centrale idroelettrica di Collegno.

  • il succesivo tratto che raggiungeva il partitore della cascina Colomba, il quale, in gran parte a cielo aperto, costituiva “la bealera Cossola propriamente detta”.

  • Tutte le aree che formavano la sede del canale principale e degli scaricatori, con le relative sponde.

La Città rilevava inoltre tutti i diritti del Consorzio con relativi oneri e servitù attive e passive. In primo luogo essa acquisiva i diritti di derivazione stabiliti dal riparto Pernigotti, fatto salvo il terzo dell’acqua ancora destinata alle tratte rimaste di competenza del Consorzio, di cui peraltro esso conservava proprietà ed obblighi di manutenzione. Sotto il profilo economico l’accordo risultava vantaggioso per il Comune di Torino: la sola copertura delle bealere avrebbe richiesto una spesa superiore a L. 1.800.000, mentre la somma pattuita con l'accordo ammontava a sole L. 1.050.000; ed oltre al risparmio si aggiungevano benefici dei maggiori volumi d’acqua acquisiti. (16)

 

COMPETENZE D'ACQUA SECONDO LA CONVENZIONE DEL 1933

Il riparto Pernigotti assegnava alla bealera un volume d'acqua che variava da circa 1.600 a 400 litri d'acqua al secondo, in funzione della portata della Dora Riparia. Con la convenzione del 1933 il Comune di Torino acquisì la competenza su circa i 2/3 della bealera lasciando al Consorzio la restante parte per il servizio alle utenze ancora attive.

Fonte: ASCT, Atti Notarili, 1933, 105/1

La convenzione entrò in vigore con Regio Decreto del 4 agosto 1933 ed alla naturale scadenza del 31 gennaio 1987 fu ulteriormente prorogata fino all’11 giugno 1997, seppure con portata ridotta a 1.200 l/sec. All'inizio del Duemila i bocchetti della Cossola ancora attivi erano pochissimi ed irrigavano una superficie di soli 5,4 ettari. Non più funzionale agli scopi dell'Amministrazione, l'immissione dell'acqua nei rami torinesi della bealera è stata sospesa dal 2011.

 
NOTE
  1. Cfr. ASCT, Relazione all’Eccellentissima e Real Commissione creata colle Patenti 6 agosto 1839 pel ripartimento delle acque della Dora dell’avv.to Eugenio Gioberti relatore segretario nell’Azienda delle Finanze, pag. 404. Il documento, di natura storico-giuridica, è stato redatto nell’ambito dei lavori della Commissione Pernigotti.

  2. Uno sbarramento di tale tipo è rilevato dall’ispezione effettuata dal conte Richelmy nel 1691, Ivi pag. 411.

  3. Ivi pag. 414.

  4. Cfr. Progetto per lo Ripartimento della acque del fiume Dora Riparia... formato dalla Commissione creata colle Patenti 6 agosto 1839. Documenti al detto Progetto relativi, Chirio e Mina, Torino, 1851, pag. 122. (Relazione Pernigotti).

  5. L’autore dello studio, Maurizio Valletti, parte dalla considerazione che lo spazio agricolo a sud della città fosse storicamente il più fertile e coltivato e dovesse quindi essere irrigato fin dai tempi remoti. E che ben prima che i Savoia estendessero il loro dominio alla città di Torino (1360) il Comune, in virtù della signoria allora esercitata sul territorio di Collegno, avesse concesso ai suoi cittadini di estrarvi una bealera a vantaggio dei loro beni. Attraverso una attenta disamina storica, con la quale esclude una per una le altre derivazioni, egli conclude che la Cossola “sia la più antica, e che o non aveva nome, perché sola, oppure chiamavasi bealera di Torino, o del territorio, e che quindi, in tempi a noi più vicini, per distinguerla dalle molte altre derivazioni fattesi in progresso del tempo, le sia dato il nome, ora non più usato, di bealera dei Gatti […] e quindi di Cossola, di cui se ne ignora l’origine…”. Cfr: ASCT, Consorzio bealere, Consorzio bealera Cossola, cart. 1, fascicoli 1/14 e 1/13, Memoriale tendente a provare l’antichissima origine della Bealera Cossola del 1852 (e relativi appunti preparatori).

  6. Le Patenti del conte Amedeo VI di Savoia del 24 marzo 1360 accordano alla Città di Torino, ed ai torinesi, espliciti privilegi sulle acque che scorronon nel territorio cittadino e l'autorizzazione a scavare a loro vantaggio due nuove bealere derivate dalla Dora Riparia. I documenti quattrocenteschi sono gli Ordinati della Città di Torino del 24 febbraio 1455 e del 21 marzo 1456, che però paiono relativi alla bealera Putea-canale,  e le Patenti del 29 maggio 1459, attibuibili si pensa alla bealera del comune di Collegno.

  7. L'informazione deriva dalla schedatura delle proprietà registrate nei Libri dei Consegnamenti della Città di Torino degli anni 1349, 1350, 1363 e 1369 condotta da Carlo Pigato.

  8. Cfr. ASCT, Consorzio bealere, Consorzio bealera Cossola, cart. 1, fasc. 1/10.

  9. Cfr: ASCT, CS 3145.

  10. Scaricavano nel Po, nella fascia indicata, oltre alla Cossola, i rami delle bealere Becchia e di Grugliasco e del canale del Valentino.

  11. I tracciati descritti si basano sul citato Memoriale del Valetti (Cfr. ASCT, Consorzio Bealere, Consorzio della bealera Cossola, Memoriale tendente a provare... op. cit.) integrati dall’osservazione della Carta corografica dimostrativa del territorio della Città di Torino di Giovanni Amedeo Grossi (1791), confermati dalle mappe del Catasto Gatti (1822 e segg.).

  12. La convenzione fu approvata dalla Città di Torino con Deliberazione del Podestà del 30 luglio 1932 (Cfr. ASCT, Miscellanea LL. PP. n° 1403) e ratificata con atto del 2 gennaio 1933 r. Cassinis, (Cfr. ASCT, Atti Notarili, 1933, vol. 105). Salvo diversa indicazione tutte le informazioni contenute in questa sezione sono attribuibili a tale documento.

  13. L’altra bealera che storicamente adacquava questi territori era la Becchia, che pochi anni dopo verrà rilevata anch’essa dal Comune di Torino. Essa sarà oggetto di analoghi interventi ristrutturazione e riduzione, in seguito ai quali anche le sue acque saranno immesse nel canalone di corso Telesio. Negli stessi anni e con le stesse motivazioni passeranno alla gestione municipale anche le due bealere di Lucento.

  14. Cfr.  Consorzio Bealera di Cossola - Convenzione tra la Città di Torino ed il Consorzio della bealera Cossola per la cessione della derivazione Cossola, del canale e della acque alla Città, in ASCT, Atti Notarili, 1933, cit.

  15. Idem.

  16. Idem.

Ultimo aggiornamento della pagina: 22/06/2020

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