La Storia

La bealera Cossola

ANTICHE ORIGINI

I titoli di possesso della Cossola andarono perduti nell’incendio della casa del Conte Capris di Cigliè, Direttore del Consorzio di gestione, nel maggio 1799. La  documentazione giunta fino a noi non consente di risalire con certezza alle origini della bealera, collocabili comunque nel periodo medioevale. [1]

 

A parere del Consorzio, la Cossola potrebbe addirittura essere la più antica bealera torinese. La mancanza di una tradizionale «ficca» per introdurre l’acqua, fino alla fine del XVIII secolo surrogata da un semplice sbarramento di pietre ammucchiate nel letto del fiume, [2] sosterrebbe questa tesi: se al momento della costruzione fossero esistite altre derivazioni a monte,  anch'essa sarebbe stata dotata di una chiusa stabile, che invece l'abbondanza d'acqua avrebbe reso superflua. [3] Va però detto che la morfologia dell’imbocco consentiva di derivare naturalmente un ragguardevole volume d’acqua e l'ausilio della chiusa sarebbe stato necessario soprattutto nei periodi di siccità. [4] La tesi che la Cossola fosse  la sola ad irrigare le campagne sudoccidentali prima del XVI secolo parrebbe avvalorata anche da una ricerca di metà Ottocento, la quale però si fonda su deduzioni logiche ed ipotesi, ben più che su basi d'archivio. [5]

la "bealera dei gatti"

 

Così nel 1790 Amedeo Grossi descriveva la bealera Cossola nella famosa "Guida alle Cascine, e Vigne del territorio di Torino e contorni":

La Cossola bealera, che principia vicino al Castello di Colegno: dividesi in cinque rami vicino alle cascine Fossa, e Colomba poste dirimpetto alla Chiesa Parrocchiale di Pozzo di Strada; la detta bealera cammina pel tratto di 150 trabucchi in un cavo sotterraneo formato nel ghiaione impetrito, lungo di cui vi sono a luogo a luogo sfori per pulire l’alveo nelle occorrenze, i quali sono denominati in que’ contorni gatti, e per tal motivo dicesi anche alla bealera de’ gatti”. (*)

G. Gramaglia, ricercatore  ed esperto di storia locale, conferma che il nome "bialera dl'gat" è talora usato ancor oggi, ma  avanza qualche dubbio circa la veridicità di quanto affermato dal Grossi, "pur prendendolo per buono". (**)

(*) Cfr. Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi, Guida alle Cascine, e Vigne del territorio di Torino e suoi contorni. Vol. 1, Torino, 1790, pag. 18.

(**) Cfr: Frammenti di Storia di Collegno. Opera postuma di Giuseppe Gramaglia, a cura di M. E M. Torello, Edizioni del Graffio, 2006, pag. 116

A sostegno dei propri diritti il Consorzio della Cossola invocava le note patenti di Amedeo II di Savoia del 24 marzo 1360 ed altre fonti quattrocentesche. [6] Tuttavia il problema resta aperto: i titoli originari sono andati smarriti e i documenti disponibili non dirimono la questione, sia perché è noto che raramente canali e bealere nascono con i toponimi con cui saranno conosciuti in seguito, sia perché la generica formulazione degli atti citati non consente di identificare con certezza le derivazioni  a cui si riferiscono, né se esse vennero effettivamente scavate e né quando eventualmente accadde. E' importante invece rilevare che i Libri Consiliorum, ossia i consegnamenti catastali della Città di Torino, non contengono, almeno  prima del 1369, toponimi riconducibili alla Cossola e nemmeno lasciano supporre che al tempo una bealera solcasse le campagne di sudovest e/o ne delimitasse le proprietà esistenti. [7]

Le prime attestazioni sicure del nome «Cozole» compaiono in alcuni contratti di compravendita di ore d’acqua risalenti al 1498. L'origine della bealera è quindi anteriore, probabilmente attribuibile al tardo quattrocento. L’acquisto di quattro ore d’acqua avvenuto nel luglio del 1498 da parte di Giovanni Campione è seguito il mese successivo da quello di Ludovico Galliotti e ulteriori cessioni avvengono negli anni successivi: ad esempio con atto del 10 dicembre 1502 Pietro Fontana acquista "un'ora d'acqua della bealera nuova di Bartolomeo S. Giorgio, la quale si prende dalla Dora sopra l castello di Collegno". [8] Nel Cinquecento le menzioni del canale si moltiplicano: la prima ufficiale è contenuta nel manifesto del 14 agosto 1567, con cui il duca Emanuele Filiberto ordina la riduzione delle derivazioni a monte della Pellerina a favore dei molini della Città. La più antica evidenza cartografica risale invece ad un Tippo del 1579 stilato dai fratelli Ferrari e di Giacomo Rossignolo  nell'ambito di una controversia sui confini tra i territori di Torino, Grugliasco e Collegno. [9]

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Tippo del 1579 opera dei fratelli Ferrari e di Giacomo Rossignolo. Il disegno mostra il confine tra Torino e Collegno, mettendo in evidenza la "bialeria del gatto" (Cossola) e la "bialeria del canale" (Putea-canale) i cui alvei, ora come allora, scorrono paralleli, la prima ad un livello sensibilmente inferiore di quello della seconda. 

Fonte: ASCT, CS 3145 (particolare)

Si noti per inciso che il disegno riporta, in basso, anche la cappella medioevale di Santa Maria di Gorzano. Grazie a sicuri riferimenti territoriali tuttora esistenti, essa è collocabile sul confine tra Collegno e Torino, presso lo stabilimento Thales Alenia Space Italia ed il monumento al "Pilota Collaudatore" posto al centro della rotonda in cui convergono la strada antica di Collegno, strada della Berlia e le vie Certosa e Leopardi.

Monumento-al-pilota-collaudatore.jpg

Il Consorzio della bealera Cossola

Fin dalle origini la bealera è appartenuta ad un gruppo di privati cittadini riuniti in un Consorzio di gestione che ne amministrava le acque secondo un preciso Regolamento, che prevedeva tra l'altro (*):

  • Art. 1 — La proprietà dei canali consortili con tutti i diritti annessi risiede nel Consorzio costituito da tutti gli utenti che hanno diritto di servirsi dell'acqua per l'irrigazione degli stabili di loro proprietà... (omissis)

  • Art. 4. — Il Consorzio veglia alla difesa dei suoi diritti ed all'adempimento dei dipendenti obblighi riguardo alla derivazione dell'acqua dal fiume, alla condotta di essa (manutenzione), conservazione, riparazione della chiusa, dell'asta, degl'incili, dei bracci e relative diramazioni, e degli edilìzi inerenti, compresi quelli comuni con altri consorzi e proprietarii, od a carico esclusivo di essi, ed alla esatta esecuzione dell'orario.

  • Art. 7. — Sono a carico del Consorzio tutte le spese di amministrazione, condotta e distribuzione delle acque, riforma, manutenzione e riparazione della pescaia, dell'edificio d'imbocco, degli incili, asta, partitori, bracci e relativi scaricatoi ; purgatura dell'asta principale e relativi bracci... (omissis)

Il Consorzio era guidato da una Congregazione generale degli utenti e da un Comitato di Amministrazione composto da un Direttore per ciascuno dei cinque rami, da un Presidente  e da un Segretario. Al comitato rispondevano i custodi della bealera, che provvedevano alla manutenzione degli alvei e delle relative opere, alla vigilanza sugli orari di irrigazione ed alla repressione degli abusi.

 

Nel 1933 la proprietà e gran parte delle competenze sulla bealera passarono alla Città di Torino, a cui furono riconosciuti i diritti di derivazione stabiliti dal riparto Pernigotti fino a tutto il mese di gennaio del 1987. A scadenza la concessione fu rinnovata fino all’11 giugno 1997. Nel 2003 la bealera contava soltanto due utenze e dopo qualche tempo venne dismessa. Con gli accordi del 1933 l’ex Consorzio della Cossola conservò un numero limitato di utenze, assumendo la nuova denominazione di «Consorzio Giorsa» e venne sciolto infine solo nel 1962, quando il canale passò completamente al Comune.

(*) Cfr: Regolamento del Consorzio della bealera Cossola e sue diramazioni, Tipografia S. Giuseppe degli Artigianelli, Torino, 1914. (Il documento è però datato 1881).

I CINQUE RAMI DELLA BEALERA
Presa della bealera Cossola a Collegno (1796)

Il disegno non rispetta i tradizionali canoni di proporzionalità, ma ben rappresenta la congestione del punto di presa della Cossola. In uno spazio ristretto si concentrano: la ficca ai piedi della rocca, l'abitato, lo snodo delle strade, i due rami della bealera Putea e la bealera del molino del conte di Collegno. Ben visibile anche il primo scaricatore del canale. Per semplicità il tratto in galleria è indicato come a cielo aperto.

Fonte: G.B. Barone, Pianta dimostrativa del fiume Doira, 1796 (particolare) ASCT, Tipi e Disegni 12. 1. 3.

Le campagne torinesi sono più elevate rispetto al corso della Dora e per portare l’acqua al loro livello fu necessario arretrare a Collegno la presa della bealera. La realizzazione delle opere di presa implicò il superamento di consi-derevoli difficoltà tecniche e orografiche. Il sito era favorevole e permetteva di introdurre un buon corpo d’acqua, ma l’alto costone che cade a picco sulla Dora, dal quale il castello e il borgo antico sovrastano il fiume, non lasciava spazio sufficiente. E lo scavo con le tecniche medioevali di una lunga galleria nella roccia clastica dura e compatta, detta puddinga, in cui venivano subito incanalate le acque, rappresentò un’impresa di sicura rilevanza.

Opere di presa bealera Cossola (1844)

Planimetria delle opere di presa della bealera Cossola a Collegno - Relazione Pernigotti, 1844.

Fonte: ASCT, Tipi e Disegni 12.1.45

Dopo la presa, la bealera attraversava il territorio di Collegno mantenendosi prossima alla sponda destra della Dora. Varcati i confini torinesi tagliando strada della Berlia, proseguiva in una trincea sempre più profonda per circa 700 m mantenendosi a mezza costa del pendio che digrada verso le basse di Dora. Entrata nei beni della cascina Pollone, piegava ad angolo retto verso sud-ovest, toccando le cascine Rastel Verde, Bracca, Lionetto e Vivalda. Superata la strada di Circonvallazione esterna (ora via Pietro Cossa) e la strada antica di Collegno giungeva infine al partitore della cascina Colomba dopo un percorso circa 6.200 m.

Data la natura agricola della bealera, giunte nel territorio torinese le sue acque si dividevano in più bracci per servire uno spazio rurale molto ampio. La ripartizione avveniva allo snodo idraulico della Colomba, dove l’asta principale si divideva in due parti: quella di destra prendeva il nome di Giorsa, mentre quella di sinistra dava luogo a altre quattro canalizzazioni, dette rispettivamente Colleasca, Porta, Pissoira e Cossola. Va da sé che la portata di ciascun ramo fosse modesta, sufficiente ai bisogni agricoli ma non alla produzione di forza motrice. Le cinque rogge, considerate talora derivazioni autonome, si articolavano in una rete capillare di fossi che disegnava una corona di archi concentrici volti a sud-ovest, compresi tra il ciglio del pianalto di Parella e l'abitato.  I loro colaticci finivano nel Po, sia direttamente, sia indirettamente attraverso altre bealere. La cascina Colomba si trovava a Pozzo Strada, nei pressi del Convento della Visitazione in corso Francia, segnatamente sull’asse dell’odierna via Gian Francesco Re nel tratto delimitato dalle vie Pacchiotti e Valgioie.

Bealera Cossola - Partitore della Colomba

Alla cascina Colomba, nella regione di Pozzo Strada,  un partitore suddivideva la bealera Cossola in cinque rami detti: Cossola, Colleasca, Porta, Pissoira e Giorsa.

Fonte: Nostra elaborazione su: A. Grossi, Carta corografica dimostrativa del Territorio della Città di Torino..., Biblioteque Nationale de France, 1791 (particolare)

La Cossola toccava, talora in parte, i territori di Pozzo Strada-Cenisia-S.Paolo, Crocetta, Santa Rita-Mirafiori e Nizza-Millefonti-Lingotto, ma non è facile ricostruire in modo soddisfacente, anche soltanto per sommi capi, il dettaglio dei tracciati. Le descrizioni esistenti sono sintetiche ed approssimative e nel corso del lungo lasso di tempo che ne ha segnato la vita gli alvei sono cambiati più volte, seguendo i mutamenti delle proprietà fondiarie, delle necessità dell'agricoltura e del territorio. Inoltre alcuni rami della bealera affiancavano e intrecciavano quelli della Becchia, rendendo talora difficile distinguere gli uni dagli altri. Ancor più arduo è discernere i percorsi in prossimità del Po, dove tendevano a fondersi con quelli di altre derivazioni, raggiungendo il fiume attraverso vari scaricatori distribuiti lungo un’ampia fascia litoranea che andava dal Valentino al Lingotto e a Millefonti. (10) Di seguito si propone una ricostruzione delle articolazioni della Cossola relativa al periodo a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo: essa si basa su fonti documentarie attendibili, (11) ma va ponderata alla luce di queste osservazioni.

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I cinque rami della bealera Cossola.

Elaborazione ottenuta sulla scorta della Carta corografica dimostrativa del territorio della Città di Torino di Giovanni Amedeo Grossi, risalente al 1791 (www.gallica.bnf.fr) e delle mappe del Catasto Gatti del 1822. Per semplicità sono riportati solo i tracciati della bealera in esame, mentre sono stati omessi quelli di altre derivazioni e i collegamenti minori tra i diversi rami.

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Il ramo Colleasca (o Goleasca) attraversava i terreni compresi tra il margine del pianalto torinese e la strada di Rivoli volgendo verso la porta Susina, con opzione di scarico nel canale della Pellerina. Più a sud il ramo Porta irrigava campi e prati inclusi tra la strada di Rivoli e da quella antica di Grugliasco. Le proprietà che andavano dalla antica strada di Grugliasco fino alla Crocetta erano attraversate dal ramo

Pissoira, che raggiungeva il Po in regione Porcaria (Molinette). Il ramo Cossola fluiva esterno e concentrico al precedente e bagnava l’agro attorno la strada di Orbassano, spingendosi per circa un miglio a sud, fino alla strada reale di Nizza ed al Po. Il ramo Giorsa - detto anche Giorgia, o di S. Giorgio, o Giarara – disegnava un ulteriore arco esterno a partire dalle campagne di Pozzo Strada, servendo i terreni circostanti la strada di Orbassano che il ramo Cossola non raggiungeva e quelli ai lati della strada di Stupinigi.

Nel 1819 il Consorzio della bealera Cossola contava 87 partecipanti, che se ne spartivano le acque attraverso 104 bocchetti. E' evidente il ruolo delle diramazioni Porta, Cossola e Giorsa, ognuna delle quali gestiva da sola circa 1/4 dell'acqua complessiva della bealera.

Fonte: Partecipanti delle acque della bealera Cossola e sue diramazioni, 12 aprile 1819. ASCT,  CS 2212 cart.127

Ripartizione di acque e utenze tra i cinque rami
LA RISTRUTTRAZIONE DEL NOVECENTO

Nel 1933 le trattative intavolate dal Comune di Torino fin dai primi anni del secolo col Consorzio della Cossola per indirizzare ad uso civico un certo volume d'acqua portarono ad una convenzione che sanciva il passaggio alla Municipalità di gran parte delle competenze sulla bealera. (12) In seguito a tali accordi i suoi rami furono oggetto di radicali interventi di riduzione e ristrutturazione.

Già da tempo i vecchi canali scoperti interferivano con l’espansione urbana ed ostacolavano l’applicazione del Piano Regolatore Edilizio all’interno dell'area attraversata dalla bealera. Nel perimetro delimitato da strada della Pellerina, via Pietro Cossa, Via Francesco De Sanctis, via Guido Reni, via Luigi Settembrini, via Onorato Vigliani, il fiume Po, corso Bramante, corso Lepanto, i corsi IV Novembre e Vinzaglio, corso Vittorio Emanuele II, corso Inghilterra, corso Francia, corso Tassoni la domanda irrigua era ormai ridotta a poca cosa e gli inconvenienti creati dal reticolo di acque di superficie prevalevano sui vantaggi. I residenti lamentavano i frequenti straripamenti lungo le strade, le infiltrazioni nei sotterranei dei fabbricati e, soprattutto nella stagiona estiva, i cattivi odori emanati dai fossi a causa dei rifiuti di ogni sorta che vi venivano gettati, e rimarcavano il costante pericolo che le gore costituivano per bambini, pedoni e veicoli. In altre parole vecchie bealere non erano più ritenute compatibili col decoro e con l’igiene dei nuovi quartieri che si andavano formando. Spesso  esse interrompevano il disegno delle nuove vie e piazze e, poichè scorrevano sopraelevate rispetto al piano stradale, la loro copertura risultava molto onerosa. (13) Parallelamente i progressivi ampliamenti della rete di fognatura richiedevano crescenti volumi d’acqua per il lavaggio dei cavi sotterranei, l’annaffiamento di strade e giardini, lo sgombero della neve, il sussidio nello spegnimento degli incendi ed altri usi pubblici. L’acqua della Cossola si prestava bene a questi scopi poiché proveniva da Collegno, località abbastanza elevata per assicurarne il naturale deflusso verso sud-sudovest.

Il piano di ristrutturazione messo a punto dal Servizio Tecnico dei Lavori Pubblici del Comune di Torino in  accordo con il Consorzio della bealera prevedeva che il ramo principale fosse deviato in un nuovo condotto sotterraneo - da realizzarsi sotto c.so Bernardino Telesio presso la cascina Pollone e lungo l’asse dei corsi Brunelleschi, Correnti (a tutt’oggi incompleto), Siracusa, Cosenza, Girgenti (ora Giambone) - il quale si sarebbe raccordato al canale coperto già esistente che dalla ferrovia di Genova giungeva al Po. Contestualmente sarebbero stati soppressi gran parte dei rami storici e riordinati quelli che non era possibile dismettere nell’immediato. Il piano programmava di fatto la scomparsa di larga parte degli alvei di superficie della bealera. Innanzitutto  esso prevedeva la soppressione immediata delle derivazioni a nord della ferrovia di Modane - e quindi degli antichi rami Colleasca, Porta, Pissoira e di un tratto del ramo Cossola - dove la domanda irrigua era ridotta a poche utenze, che sarebbero state annullate previo congruo indennizzo.

Piano di riduzione e ristrutturazione della bealera Cossola a nord della ferrovia di Modane (1932).

La convenzione stipulata tra il Consorzio della bealera e la Municipalità contemplava l'immediata soppressione dei rami a nord della ferrovia di Modane e delle relative utenze (sulla mappa indicate in rosso e giallo). Il nuovo canalone sotterraneo è tracciato in blu: con linea continua le parti da costruire ex novo e con linea tratteggiata quelle esistenti e da allargare.  Da osservare che, nonostante i cambiamenti profondissimi intercorsi, gli alvei delle bealere ricalchino ancora, almeno parzialmente o per grandi linee, quelli dei secoli precedenti.

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Fonte: Planimetrie delle bealere del consorzio Cossola, ASCT, Atti Notarili, 1933, 105/1 (allegati)

A sud della ferrovia di Modane, un’area più periferica e non ancora investita dall’urbanizzazione, la soppressione o la copertura della bealera sarebbe invece stata posposta e subordinata all’entrata in servizio delle opere necessarie, nonchè al naturale esaurimento della domanda irrigua. Secondo il piano municipale anche qui sarebbero state soppresse alcune forniture, tuttavia il Consorzio avrebbe conservato diciassette utenze lungo i rami Giorsa e Cossola assicurando loro 157 ore settimanali d’acqua nella stagione irrigua. Rimaneva facoltà e discrezione del Comune decidere quando attuare il riordino di tali bracci inquadrandoli nella rete di fognatura esistente e nei nuovi canali bianchi da realizzarsi sotto le vie Caprera, Monfalcone, San Marino, Paolo Sarpi, Arnaldo da Brescia, Giordano Bruno e sotto corso Sebastopoli. L’acqua liberata con il venir meno delle singole utenze sarebbe in ogni caso passata alla Municipalità.

Piano di riduezione e ristrutturazione della bealera Cossola a sud della ferrovia di Modane (1932).

I rami a sud della ferrovia di Modane e le relative utenze (indicati i primi in rosso e giallo continuo e le seconde in blu) sarebbero stati mantenuti. Anche in questo caso i nuovi condotti sotterranei di fognatura bianca da realizzarsi sono indicati con linea azzurra continua.                                                                                        

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Fonte: Planimetrie delle bealere del consorzio Cossola, ASCT, Atti Notarili, 1933, 105/1 (allegati)

Sul piano amministrativo la convenzione prevedeva il passaggio alla Città della proprietà del canale (con  relativi oneri e servitù attive e passive), della traversa e degli edifici esistenti tra la presa ed il partitore della Colomba, nonchè il trasferimento dei diritti di derivazione previsti dal riparto Pernigotti, fatto salvo il terzo destinato al Consorzio per le utenze residue. Sotto il profilo economico il progetto produceva considerevoli vantaggi per il Comune: la sola copertura delle bealere avrebbe comportato una spesa di oltre L. 1.800.000, mentre l'esborso previsto dalla convenzione ammontava a sole L. 1.050.000 al netto dei benefici del maggiore corpo d’acqua immesso nella rete fognaria.

COMPETENZE D'ACQUA SECONDO LA CONVENZIONE DEL 1933

Il riparto Pernigotti assegnava alla bealera un volume d'acqua che variava da circa 1.600 a 400 litri d'acqua al secondo, in funzione della portata della Dora Riparia. Con la convenzione del 1933 il Comune di Torino acquisì la competenza su circa i 2/3 della bealera lasciando all'ex consorzio Cossola la restante parte per il servizio alle ultime utenze.

Fonte: ASCT, Atti Notarili, 1933, 105/1

Il Regio Decreto del 4 agosto 1933 riconobbe dunque alla Città il diritto di derivare un volume d'acqua di 1.627 l/sec. Alla naturale scadenza, il 31 gennaio 1987, la concessione fu rinnovata fino all’11 giugno 1997, seppure con portata ridotta a 1.200 l/sec. La superficie irrigata dalla bealera risultava ormai di soli 5,4 ettari e i bocchetti ancora attivi pochissimi. In seguito anche le ultime articolazioni urbane della bealera non vennero più adacquate in quanto non più funzionali agli scopi della Civica amministrazione.

 
NOTE
  1. Cfr. ASCT, Relazione all’Eccellentissima e Real Commissione creata colle Patenti 6 agosto 1839 pel ripartimento delle acque della Dora dell’avv.to Eugenio Gioberti relatore segretario nell’Azienda delle Finanze, pag. 404. Il documento, di natura storico-giuridica, è stato redatto nell’ambito dei lavori della Commissione Pernigotti.

  2. Uno sbarramento di tale tipo è rilevato dall’ispezione effettuata dal conte Richelmy nel 1691, Ivi pag. 411.

  3. Ivi pag. 414.

  4. Cfr. Progetto per lo Ripartimento della acque del fiume Dora Riparia... formato dalla Commissione creata colle Parenti 6 agosto 1839. Documenti al detto Progetto relativi, Chirio e Mina, Torino, 1851, pag. 122. (Relazione Pernigotti).

  5. L’autore dello studio, Maurizio Valletti, parte dalla considerazione che lo spazio agricolo a sud della città fosse storicamente il più fertile e coltivato e dovesse quindi essere irrigato fin dai tempi remoti. E che ben prima che i Savoia estendessero il loro dominio alla città di Torino (1360) il Comune, in virtù della signoria allora esercitata sul territorio di Collegno, avesse concesso ai suoi cittadini di estrarvi una bealera a vantaggio dei loro beni. Attraverso una attenta disamina storica, con la quale esclude una per una le altre derivazioni, egli conclude che la Cossola “sia la più antica, e che o non aveva nome, perché sola, oppure chiamavasi bealera di Torino, o del territorio, e che quindi, in tempi a noi più vicini, per distinguerla dalle molte altre derivazioni fattesi in progresso del tempo, le sia dato il nome, ora non più usato, di bealera dei Gatti […] e quindi di Cossola, di cui se ne ignora l’origine…”. Cfr: ASCT, Consorzio bealere, Consorzio bealera Cossola, cart. 1, fascicoli 1/14 e 1/13, Memoriale tendente a provare l’antichissima origine della Bealera Cossola del 1852 (e relativi appunti preparatori).

  6. Le Patenti del conte Amedeo VI di Savoia del 24 marzo 1360 accordano alla Città di Torino, ed ai torinesi, espliciti privilegi sulle acque che scorronon nel territorio cittadino e l'autorizzazione a scavare a loro vantaggio due nuove bealere derivate dalla Dora Riparia. I documenti quattrocenteschi sono gli Ordinati della Città di Torino del 24 febbraio 1455 e del 21 marzo 1456, che però paiono relativi alla bealera Putea-canale,  e le Patenti del 29 maggio 1459, attibuibili si pensa alla bealera del comune di Collegno.

  7. L'informazione deriva dalla schedatura delle proprietà registrate nei Libri dei Consegnamenti della Città di Torino degli anni 1349, 1350, 1363 e 1369 condotta da Carlo Pigato.

  8. Cfr. ASCT, Consorzio bealere, Consorzio bealera Cossola, cart. 1, fasc. 1/10.

  9. Cfr: ASCT, CS 3145.

  10. Scaricavano nel Po, nella fascia indicata, oltre alla Cossola, le bealere Becchia e di Grugliasco ed canali del Valentino e dei Borghesi.

  11. I tracciati descritti si basano sul citato Memoriale del Valetti (Cfr. ASCT, Consorzio Bealere, Consorzio della bealera Cossola, Memoriale tendente a provare... op. cit.) integrati dall’osservazione della Carta corografica dimostrativa del territorio della Città di Torino di Giovanni Amedeo Grossi (1791) e dalle mappe del Catasto Gatti (1822 e segg.).

  12. La convenzione fu approvata dalla Città di Torino con Deliberazione del Podestà del 30 luglio 1932 (Cfr. ASCT, Miscellanea LL. PP. n° 1403) e ratificata con atto del 2 gennaio 1933 r. Cassinis, (Cfr. ASCT, Atti Notarili, 1933, 105/1). Salvo diversa indicazione tutte le informazioni contenute in questa sezione sono attribuibili a questo documento. Il Consorzio, ridotto a poche utenze, assunse la denominazione di «Consorzio Giorsa (ex Cossola)» e fu sciolto ufficialmente solo nel 1962 quando la bealera passò in toto al Comune.

  13. L’altra bealera che storicamente adacquava questi territori era la Becchia, che pochi anni dopo verrà rilevata anch’essa dal Comune di Torino e oggetto di analoghi interventi ristrutturazione e riduzione, in seguito ai quali anche le sue acque saranno immesse nel canalone di corso Telesio. Negli stessi anni e con le stesse motivazioni passeranno alla gestione municipale anche le due bealere di Lucento.

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