Le Funzioni

La bealera Cossola

Fin dalle origini la bealera Cossola ebbe principalmente funzioni agricole, tuttavia nel lungo lasso di tempo della sua esistenza le sue acque trovarono anche altri impieghi. I maggiori, in epoche assai diverse, furono a Collegno il movimento dato alle turbine della centrale idroelettrica in regione Sebusto; a Torino il funzionamento dell’Edificio degli Sperimenti Idraulici della Parella e dei molini della Molinetta. Tra le concessioni diverse anche quelle di forza motrice destinata a qualche opificio di modesta entità e quelle per la formazione dei bacini del ghiaccio. Negli anni Trenta i rami cittadini della bealera furono integrati nel sistema fognario cittadino e i tratti ancora esistenti, benché non più adacquati, svolgono ancora residue funzioni di drenaggio delle acque piovane.

LA GESTIONE DELLE ACQUE DELLA BEALERA
 

I fascicoli della cartella n° 42 dell’archivio del fondo Consorzi bealere, Consorzio della bealera Cossola, custoditi presso l'Archivio storico del comune di Torino, dedicati alla “gestione delle acque,” contengono abbondanti materiali riguardanti le concessioni rilasciate  nel corso di oltre cento anni a partire dai primi decenni dell’Ottocento. Una parte importante di essi concerne, per forza di cose, le concessioni agricole, ma non mancano quelle industriali e per altri usi, quali la produzione di forza motrice, la formazione del ghiaccio e il deflusso degli scarichi.

L’insieme di questi documenti offre un’originale prospettiva di lettura dei profondi mutamenti otto-novecenteschi subiti dalla città nelle loro coniugazioni politiche, urbanistiche e territoriali, sullo sfondo degli eventi della grande Storia nazionale, quali la Grande guerra ed il fascismo. Innumerevoli riferimenti riconducono all’elevazione della cinta daziaria, alla costruzione delle strade ferrate, alle  progressive onde di espansione della città, alla modernizzazione del sistema produttivo, al declino delle attività agricole. La protagonista di questo scenario è, ovviamente, l’industria. Nella documentazione non manca qualche traccia lasciata dai colossi della grande impresa torinese (che essenzialmente utilizzano le acque della bealera per usi irrigui nei dopolavori), ma sono sicuramente più preziose quelle che riconducono alla miriade di imprese minori - nonché di istituzioni sociali, culturali, caritatevoli e sportive - dimenticate, o quasi, dalla narrazione della storia e dalla  memoria collettiva cittadina.

Il trend economico e il processo di urbanizzazione dei territori attraversati dalla bealera sono, come ovvio, facilmente prevedibili. Più interessante è rilevare che essi si dipanano su un tempo molto lungo, nel corso del quale il cambiamento procede per gradi e che robuste caratteristiche rurali prima e "rurban" poi resistono più a lungo di quanto ci si potrebbe aspettare, fino almento al "salto quantico" del "miracolo economico".

LE FRUNZIONI AGRICOLE

Le acque della bealera Cossola erano utilizzate per irrigare orti, giardini, campi e prati, per abbeverare il bestiame e per sopperire alle molteplici necessità in un ampio spazio rurale di ben 1880 giornate di terra (pari a 720 ettari) sparso nelle campagne di Parella, Pozzo Strada, San Paolo, Crocetta, Nizza, Millefonti e Lingotto. (1)

La stagione delle irrigazioni era compresa tra gli equinozi di primavera e d'autunno. Durante tale periodo l'acqua era ripartita tra gli utenti in base alle ore d'acqua settimanali da essi detenute. (E quindi non secondo le dimensioni dei terreni). Un'ora d'acqua corrispondeva al diritto di servirsi senza interruzione dell’intero flusso scorrente in uno o più bracci della bealera per sessanta minuti, estraendolo e conducendolo a destinazione mediante appositi bocchetti. Nel resto dell’anno l'utenza poteva servirsi dell'acqua lasciata scorrere negli alvei per l’abbeveraggio del bestiame, senza deviarne o interromperne il flusso per nessun motivo. (2)

Le ore d’acqua della bealera erano frequentemente comprate, vendute, affittate e subaffittate secondo necessità di proprietari e fittavoli. Talora erano perfino sottratte o contese. Tali operazioni, riguardanti anche soltanto poche ore irrigue settimanali, hanno prodotto una mole di materiale interessante, ma così abbondante e frammentata che non è possibile riportarne il dettaglio, neppure per un sito specializzato come questo. Chi eventualmente fosse interessato potrà approfondire consultandola direttamente presso l'archivio storico del Comune di Torino. (3)

LE CASCINE

La Cossola era la maggiore bealera dell’agro torinese sudoccidentale, dove serviva un gran numero di cascine, tra cui: (4)

  • La Cascina Pollone, del conte Nomis di Pollone, in regione Basse di Dora, sul protendimento della via G. Serváis oltre la via P. Cossa.

  • La Cascina Colomba, dei sigg. Colomba, sita in regione Pozzo Strada, in via G. Re, tra le vie Valgioie e G. Pacchiotti.

  • La Cascina Fossa, dei sigg. Fossa, sita tra le vie G. Pacchiotti, G. Re ed Exilies.

  • La Cascina del Lionetto, dei sigg. Lionetto, sita nei pressi della precedente, in prossimità della strada del Lionetto.

  • La Cascina Grangia Scott, dei conti Scotti. Tutt'ora esistente, si trova a Nord della strada antica di Collegno, al confine della Città, in strada della Berlia.

  • La Cascina Parella, del teologo Conterno, sita nella zona di via Serváis, tra la via Salbrentand ed il corso Monte Grappa.

  • La Cascina Rastel Verde, si trovava ad ovest della via P. Cossa, tra la via G. Serváis e N. Bianchi.

  • La Cascina Borelli, si trovava nella zona compresa tra le vie V. Carrera e C. Capelli.

  • La La Cascina Ricca, dei conti di Cigliè, si trovava nella zona di corso Orbassano e corso Sebastopoli.

  • La Cascina Pertengo, dei sigg. Riccati, era sita ad est del corso Orbassano, tra le vie Filadelfia e Baltimora.

  • La Cascina Tetti Varrò, nella zona ove oggi sorge lo Stadio Olimpico Grande Torino, tra i corsi G. Agnelli e G. Ferraris e la via Filadelfia.

  • La Cascina Richelmy, dei conti Richelmy, si trovava in corso Sebastopoli tra i corsi G. Ferraris e Unione Sovietica.

  • La Cascina Amico, dei conti di Castel Alfero, sita in corso Unione Sovietica presso il riformatorio Ferrante Aporti (già cascina Generala od Opera Manzolina).

  • La Cascina Lingotto, dei conti Trucchi di Lavaldigi, comprendeva tutta la zona tra la via Passo Buole, via Genova, sino al Sangone.

  • La Cascina Ostarietta, del Capitolo di Moncalieri, si trovava in regione Lingotto.

  • La Cascina S. Cosimo (S. Cosmo), delle Monache Canonichesse di S. Croce, si trovava nella zona compresa tra il corso Caduti sul Lavoro e le vie Genova e Valenza.

  • La Cascina Molinetta, dei conti di Costigliole d'Asti, sita nei pressi dei molini omonimi, da via Cherasco a via Ventimiglia sul protendimento della via Alassio, oggi occupato dall'ala sud dell'Ospedale Maggiore S. Giovanni Battista della Città di Torino (Molinette).

  • La Cascina Vignotto, dei sigg. Nasi, sita in borgo S. Pietro (Moncalieri) al confine con Torino.

LA PRATICA IRRIGUA 

Secondo il Regolamento della bealera (*) ogni utente aveva l’obbligo di mantenere in perfetta efficienza il proprio bocchetto - composto da incastro, cavo di presa e paratoia - per chiudere il braccio e introdurre l’acqua nel cavo che faceva capo alla diramazione di appartenenza. (art. 50). Esso, quando giungeva il proprio turno, chiudeva il braccio e apriva contemporaneamente il bocchetto di presa di sua competenza; quello che gli succedeva toglieva la paratoia sul braccio quando arrivava il proprio turno e chiudeva il bocchetto dell'utente anteriore e così via, (art. 54) sicché lungo il braccio potesse stare solo aperta la presa per cui cadeva l'orario dell'acqua, mentre, quando non era il loro turno, le altre superiori ed inferiori dovevano rimanere perfettamente chiuse. (art. 55). Situazioni particolari o casi eccezionali erano normati con dovizia di indicazioni e non mancavano sanzioni severe per chi non rispettava la distribuzione delle ore d’acqua, nell’ordine di L. 20 per ogni volta, e ogni 15 minuti, di sforamento (Art. 56).

(*) Cfr. Regolamento del Consorzio della bealera Cossola e sue diramazioni, Tipografia S. Giuseppe degli Artigianelli, Torino, 1914.

LA FORZA MOTRICE

La natura agricola della bealera, che per coprire un territorio molto vasto si divideva in più rami, ciascuno dei quali dalla portata modesta, la rese inadatta alla produzione di forza motrice e per lungo tempo le ruote idrauliche installate ai molini della Molinetta in regione Porcaria, vicino al Po, furono le uniche che essa alimentava. Tra Otto e Novecento tuttavia venne rilasciata qualche concessione industriale, peraltro con limiti evidenti e risultati assai modesti.

La ruota Demedici.

Il 2 marzo 1869 Luigi De Medici (o Demedici), imprenditore bresciano residente a Torino e proprietario di una fabbrica di fiammiferi in via Nizza, chiede di collocare una ruota idraulica sul ramo Pissoira della bealera. (5) L’Ufficio d’Arte della Città esprime parere favorevole e suggerisce di elevare a 90 cm l’altezza del salto d’acqua da sfruttare, così da ottenere una quantità di forza motrice più che doppia. L’autorizzazione è concessa il 9 novembre 1870; l’atto ufficiale è stipulato il 25 febbraio successivo, benché il De Medici abbia già provveduto ad installare la ruota senza attendere i tempi della burocrazia municipale. La concessione ha durata di 18 anni, il canone fissato ammonta a L. 100 annue. (6) L’impianto possiede un potenziale dinamico di soli 2.2 cavalli e il canone tiene conto delle reali possibilità operative. L’Amministrazione è conscia che il potenziale della ruota non è affatto costante. Sebbene la portata normale del canale raggiunga circa i 400 l/s, nel periodo che va da maggio a settembre gran parte dell’acqua è assorbita a monte dalle irrigazioni e, nonostante gli ulteriori scoli raccolti strada facendo, la quantità effettiva a disposizione dello stabilimento è assai poca, quando, come non di rado accade, non manchi del tutto. Per contro il salto si trova in posizione vicina alla Città, favorevole allo sviluppo dell'industria, e il suo sfruttamento non richiede particolari interventi. Inoltre i canoni di concessione unitari erano inversamente proporzionali al quantitativo di energia prodotta, e quindi più elevati per le installazioni minori. (7)

Posizione degli stabilimenti Mola e De Medici in via Nizza. La fabbrica di fiammiferi De Medici è collocabile nell'isolato delimitato dalle odierne vie Nizza e Tiziano, via Saluzzo-p.za A. Graf e via Cellini, all’incirca in corrispondenza dei numeri civici 139-141 attuali  di via Nizza. Lo stabilimento Mola si trovava invece all'angolo di via Nizza con via Petitti. Dalla mappa del Catasto Rabbini si deduce che la bealera Pissoia correva approssimativamente sull'asse delle future vie Petitti e Saluzzo.

Fonte: AST, Catasto Rabbini, Comune di Torino, Tav. XXXI (particolare)                                           Fonte: Google Earth e nostra elaborazione

Pochi anni dopo, con atto del 13 novembre 1874, lo stabilimento di via Nizza ed i relativi diritti d’acqua passano alla "Societè General Anonyme des Allumettes Causemille Jeune et Compagnie de Paris et Roche et Compagnie de Marseille" e Luigi De Medici abbandona Torino. Ben presto la società francese chiede la risoluzione della concessione della ruota. In un memoriale dato 8 agosto 1879 essa lamenta la totale mancanza d’acqua in alcuni periodi dell’anno, acqua che peraltro risulta incerta, variabile e saltuaria in ogni stagione, al punto di non poter fare alcun affidamento sulla forza motrice prodotta. Un’ispezione dell’Ufficio d’Arte del Comune conferma che la ruota idraulica non è utilizzata nemmeno quando il volume d’acqua nel canale è considerevole. Nonostante il caso non rientri tra quelli contemplati per la rinuncia anticipata della concessione, ancora ben lontana dalla scadenza naturale, in virtù del cessato impiego della ruota, e forse consapevole delle limitate possibilità strutturali della stessa, il Municipio acconsente alla revoca della concessione a partire dal 1 ottobre 1880, subordinandola alla rimozione di ruota e salto al ripristino delle condizioni originarie della bealera. La questione è definitivamente risolta nel 1882.

Parallelamente, i continui ampliamenti della rete di fognatura richiedevano crescenti volumi d’acqua per il lavaggio dei cavi sotterranei, l’annaffiamento di strade e giardini, lo sgombero della neve, il sussidio nell’estinzione degli incendi ed altri simili usi pubblici. L’acqua della Cossola si prestava bene a questi scopi, poiché proveniva da una località sufficientemente elevata (Collegno) per assicurare il naturale deflusso verso sud.

1870-Ruota-De-Medici (o Demedici) Torino.jpg

Pianta e sezione della ruota De Medici. Come si vede l'impianto è assia semplice: la ruota, alimentata sul fianco, si trova all'esterno all'edificio principale dello stabilimento ed è ricoverata sotto una semplice tettoia. Essa risulta  dotata uno scaricatore di bypass parallelo al canale e dei meccanismi indispensabili per il controllo del flusso d'acqua.

Fonte: ASCT,  Atti Notarili 1871, vol. 60, pag . 51 (CTRL)

Il Novecento registra l’installazione di almeno altre due ruote idrauliche sulla bealera.

La ruota Mola.

La prima è del 1903 e riguarda il “Primo Stabilimento Italiano a Vapore per Pianoforti, Armoniun ed Organi di Chiesa” del cav. Giuseppe Mola. (9) La fabbrica di trova in via Nizza 82, all’angolo con via Petitti e la concessione riguarda ancora il ramo Pissoira. La ruota idraulica è richiesta soltanto per sussidiare la forza motrice elettrica e del vapore di cui dispone lo stabilimento, ma le scarse potenzialità della ruota emergono già in fase di progetto, quando risulta difficile stimarne sia il potenziale, sia la quantità d’acqua realmente  disponibile a causa del regime saltuario ed irregolare della bealera. Non di meno la concessione sarà rinnovata nel 1907,  in un momento di penuria di carbone a livello nazionale. (10)

Fabbrica-pianoforti-Mola-Torino.jpg

Affiche pubblicitaria della ditta Mola.

 

Fonte: Catalogo Mola 1898

Un molino tardivo ai confini della Città.

La seconda domanda di concessione risale al 1922 ed è avanzata dai comiugi Borsello Giuseppa e Canuto Amedeo. Essa riguarda la costruzione di un molino dotato di una ruota a palmenti all'interno di un terreno acquistato dai f.lli Tiboldo. La proprietà risulta attraversata dalla bealera Giorsa e, delimitata dalla nuova cinta daziaria e dalla strada comunale di S. Paolo, sarebbe oggi collocabile tra le vie Guido Reni e Monfalcone in prossimità della conver-

1922-Molino Canuto sulla bealera Giorsa

Nell'area indicata esistono ancora rimanenze di vecchi fabbricati industriali, tra i quali potrebbe esservi ancora il molino dei coniugi Canuto.

Fonte: Google Maps

genza con via Arbe. Il molino avrebbe utilizzato un salto di 1.60 m, generando circa 6 Hp di potenza. Si trattava quindi di un impianto modesto, che trovava la propria ragion d’essere nei numerosi cascinali ancora presenti nel raggio di parecchi chilometri, i cui abitanti erano obbligati a recarsi a molini lontani per macinare i cerali. Non è però certo che il molino sia stato effettivamente costruito. (11)

1922-Molino-Canuto-via-G.-Reni---CDB-42_

Il progetto mostra il progetto del molino Canuto da costruirsi sul ramo Giorsa. La bealera scorre parallela alla Becchia in un  territorio in cui i nuovi assi stradali, prgettati ma ancora in buona parte da realizzarsi, interferiscono con la rete irrigua, destinata ormai a essere coperta o scomparire. Il molino è costituito da una semplice costruzione che ospita, presumibilmente, una o due macine. La ruota idraulica è di tipo tradizionale e misura 4 m  di diametro e 1.20 m di larghezza. Anche in questo l'impianto è dotato di un semplice scaricatore laterale e dai meccanismi di controllo del flusso. La sua realizzazione richiede l'abbassamento del fondo del canale per ottenere un dislivello d'acqua adeguato.

Fonte: ASCT, Consorzio bealere, bealera, Cossola, Cart. 42/6

FUNZIONI DIVERSE

Nella seconda metà dell’Ottocento l’accelerazione dello sviluppo moltiplica le domande di concessione d’acqua per usi industriali, edili e civili, questi ultimi spesso per surrogazione della fognatura bianca nelle aree non ancora allacciate alla rete cittadina. Il Regolamento della bealera consente tale tipo di impieghi, a condizione che siano soggetti ad esplicita autorizzazione ed a canone (12). L'amministrazione del canale non è contraria a tali concessioni, anche per gli incassi che generano a favore delle casse consortili, ma è tuttavia molto attenta a salvaguardare prerogative e diritti delle utenze irrigue, prestando la massima cura ad evitare conflitti e contenziosi ed a tutelare la natura agricola e rurale del canale. Le domande per funzioni di cantiere (quali ad esempio il lavaggio delle ghiaie), per il raffreddamento degli impianti industriali, per la produzione del ghiaccio e per lo scarico negli alvei delle acque reflue bianche, piovane e di altra natura, sono in genere soddisfatte di buon grado. Maggiori cautele sono invece prestate per l’immissione dei residui dei lavaggi industriali, al fine di assicurare la potabilità, almeno approssimativa, dell’acqua destinata ad abbeverare gli animali. Tutti i prelievi non irrigui sono comunque subordinati alla completa restituzione delle acque alla bealera.

I bacini del ghiaccio.

Il Regolamento della bealera contempla che nel periodo compreso tra l’inizio dicembre e la fine di febbraio proprietari e fittavoli, siamo o meno membri del Consorzio, possano ottenere concessione per  immettere le acque della bealera nei bacini per la formazione del ghiaccio, sempre senza causare pregiudizio ad altri. Il canone previsto è di L. 2 per ogni ara (100 mq) di superficie occupata. A fine Ottocento la domanda si divide tra agricoltori e società sportive di pattinaggio. Se le richieste sono troppe si procede ad una licitazione tra i concorrenti per concedere le ghiacciaie ai migliori offerenti. (13)

RICHIESTE DI CONCESSIONE D'ACQUA DELLA BEALERA COSSOLA PER LA FORMAZIONE DEI BACINI DEL GHIACCIO

Fonte: ASCT, Consorzio Bealere, Bealera Cossola, Cart. 42 (Gestione acque),  fasc. 1 - Richieste per bacini del ghiaccio

Al di fuori della stagione agricola, i rami Colleasca e Porta della bealera potevano integrare o surrogare le acque del canale del Martinetto, svolgendo un servizio fondamentale per la Città ed i suoi molini. Ciò avveniva in caso di necessità o emergenza, ad esempio quando si procedeva alla purgatura del canale principale o si verificavano rotture lungo il suo corso. (14)

Come si è più volte detto, esaurite progressivamente le necessità agricole man mano che poderi e cascine cedevano il passo all’avanzata della città, le acque della bealera sono state convogliate nella rete fognaria torinese. In seguito anche tale uso è venuto meno. Tuttavia le articolazioni urbane superstiti della bealera, al pari delle altre canalizzazioni municipali non più alimentate, continuano a drenare l’acqua piovana svolgendo così la residua funzione di canali bianchi. La riattivazione della centrale idroelettrica in regione Sebusto a Collegno giustifica ancora l’esercizio del tratto iniziale della bealera.

I MAGGIORI IMPIANTI LUNGO IL CANALE

(cliccare  sull'immagine o sul testo per andare alla pagina)

E' stato il solo impianto industriale moderno alimentato dalla bealera. Costruita all'inizio del novecento e poi dismessa, è stata recentemente riattivata.

I molini della Molinetta utilizzavano gli ultimi scoli delle irrigazioni alimentate dalla Cossola e per secoli sono stati l'unica utenza non irrigua.

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NOTE
  1. Il dato è relativo alla metà del XIX secolo. Cfr: Progetto per lo Ripartimento della acque del fiume Dora Riparia... formato dalla Commissione creata colle Patenti 6 agosto 1839. Documenti al detto Progetto relativi (Relazione Pernigotti), Chirio e Mina, Torino, 1851, pag. 120 e segg. Da documentazione interna del Comune di Torino si apprende che la superficie irrigata dalla bealera scese a 244 ettari nel 1933, quando il Municipio acquisì le competenze sul canale, e a soli 5,4 ettari nel 1997 al rinnovo della concessione.

  2. Cfr: Regolamento del consorzio della bealera Cossola e sue diramazioni, Tipografia S. Giuseppe degli Artigianelli, Torino, 1914, art. 6, p. 5.

  3. Cfr: ASCT, Consorzi Bealere, Consorzio Bealera Cossola, cart. 42 (Gestione Acque), f 3 - Richieste d'affitto annuale di ore d'acqua (1839-1931).

  4. Cfr: Citta di Torino, Assessorato per l’Ecologia e l’Igiene urbana, Vie d'acqua minori a Torino, Vallecchi, Firenze 1980, p. 32. E' possibile che l'elenco, tratto dalla suddetta pubblicazione, sia stato compilato con una certa abbondanza e contega anche casine servite da altre derivazioni.

  5. Luigi De Medici, del fu Gerolamo, (Demedici nell'atto di concessione) è un imprenditore di origine bresciana  residente a Torino. Il suo nome occupa un posto importante nella storia della fabbricazione di fiammiferi in Italia. Quando nel 1862 egli trasferisce in via Nizza la produzione, la ditta è già nota in Italia e all'estero. La qualità dei cerini e l'eleganza delle scatole e delle confezioni è riconosciuta dai molti premi ottenuti nelle esposizioni industriali, tra cui la medaglia d'argento vinta a Torino del 1858. Dieci anni dopo egli aprirà un secondo opificio a Piobesi e un terzo a Rivalta, ai quali si aggiungerà una litografia destinata alla realizzazione delle scatole. Dopo la cessione degli impianti torinesi Giuseppe De Medici, il fratello Giacomo ed il cugino Ettore continueranno l’attività a Milano. Dalla società da loro costituitas nascerà in seguito la S.A.F.F.A. - Società Anonima Fabbriche Riunite di Fammiferi, che ha cessato l'attività solo nel 2002. cfr: «Pinacoteca tascabile» 1870-1920. Cinquanta anni di immagini per le scatole di fiammiferi, catalogo mostra, a cura di P. Pacini, R. Bittoni, San Giovanni Valdarno 1994.

  6. Cfr: ASCT, Atti Notarili, Vol. 60 – 1871, pag. 58 e segg.

  7. Ivi.

  8. Cfr: ASCT, AA.LL.PP. 1880 – 98/7.

  9. Il torinese Giuseppe Luigi Molla (1837-1928, il cognome divenne Mola in seguito ad una svista burocratica di trascrizione) fondò la propria azienda nel 1862 a Torino, allora capitale italiana degli strumenti musicali a tastiera. La fabbrica per lungo tempo rimase la maggiore del settore a scala nazionale e si distingueva per la qualità e la competitività dei prodotti, attestata dai numerosissimi premi ottenuti nelle Esposizioni nazionali ed internazionali, dovuta alla manodopera specializzata e all’impiego di legnami pregiati e macchinari d’avanguardia. A fine secolo risultava dotata di grandi tettoie per la stagionatura e spaziosi depositi per l’essiccatura a vapore del legname, nonché di “potenti motori a vapore ed elettrici” e di oltre 30 moderne macchine che potevano produrre più di mille pezzi l'anno, destinati sia al mercato italiano che a quello estero. Il Mola si vantava di essere l'unico in Italia, e forse in Europa, ad operare in tutti e tre maggiori rami degli strumenti a tastiera: gli armonuim, gli organi da chiesa e i pianoforti, pur costituendo questi ultimi la produzione principale. Cfr: il Catalogo Mola 1898 e il saggio di Annarita Colturato: Un’industria «troppo imperfetta»: la fabbricazione dei pianoforti a Torino nell’Ottocento, pag. 179 e segg. in: Fonti musicali italiane, periodico della Società Italiana di Musicologia,, n. 12, 2007.

  10. Cfr: ASCT, Consorzi Bealere, Consorzio Bealera Cossola, cart. 42 (Gestione acque), f. 6 - Richieste di privati per acqua ad uso industriale (1903-1929).

  11. Ivi.

  12. Cfr: Regolamento del Consorzio della bealera Cossola, cit. art. 9, p. 6.

  13. Cfr: Regolamento del Consorzio della bealera Cossola, cit. artt. 10 e 11, pp. 6-7. Gli interessati dovevano indicare la località e l’estensione approssimativa del bacino e il modo di introdurre e scaricare l’acqua, nonché versare metà del canone dovuto.

  14. Ad esempio si veda il documento datato 20 aprile 1885, secondo il quale: “Di consueto si fissano ogni anno per la purgatura dei canali civici della Pellerina e dei Molassi gli ultimi giorni del mese di aprile, ovvero i primi giorni del mese di maggio perché in questo tempo si può far affidamento per il servizio della Città sull’immissione di acqua nella bealera irrigatoria della Cossola, mentre avanzando la stagione irrigua, l’acqua immessa potrebbe essere integralmente assorbita per l’irrigazione e la Città rimanerne priva.” Cfr: ASCT,  AA.LL.PP. 1885, 150/8. Tale funzione risaliva però anche in un passato ben più remoto.

Ultima modifica della pagina 04/04/2019

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