La Bealera Becchia

Storia e Tracciato

LE ORIGINI

     Già in epoca medioevale un canale dava movimento ai mulini feudali di Alpignano. Esso prelevava l'acqua qualche centinaio di metri a monte e, scorrendo parallelo alla Dora, si riversava nel fiume dopo il ponte. Nel 1507 il conte di Frossasco ed Alpignano Bertolino Montebello (o Montbel) autorizzò Emanuele Strata e altri proprietari ad estrarre una bealera dalla Dora con una "ficca" da edificarsi non lontano da quella dei molini. La derivazione, concessa a titolo di albergamento perpetuo, prese il nome di bealera dei Bechi.  (1)

Bealere ad Alpignano

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Nei pressi del ponte vecchio di Alpignano nascevano ben quattro bealere. Da sinistra nell'ordine le bealere di: Grugliasco, la Becchia, di Orbassano e di Pianezza. Poco più avanti, ma fuori dai confini municipali, si trovava anche la chiusa della bealera di Venaria. In oltre si può notare, in alto, la bealera detta "di Casellette ed Alpignano". La bealera di Orbassano era derivata dalla sponda sinistra della Dora e poco più avanti passava il fiume con un bel ponte-canale utlizzato ancor oggi. La carta risale al 1796 e, pur non rispettando il criterio di proporzionalità delle distanze, è una delle più precise e complete nel suo genere.

Fonte: ASCT, TD, 12. 1. 3.

     Nel 1551 la bealera venne prolungata ed i Bechi iniziarono a vendere ore d’acqua: il 13 luglio di quell'anno Becchis Ludovica e Gioanni Longo cedettero alla Città di Torino 12 ore d’acqua ebdomadarie «della bealera Becchis» incassando ciascuno 144 scudi; il 7 giugno 1553 Bechis Antonio vendette ai Domenicani di Torino quattro ore d’acqua «della bealera di Strata»; il 7 agosto 1556 Giò Batta de Strata trasferì a Michele Discalzo un’ora d’acqua «della bealera de Strata e Becchia» in cambio di fiorini 100; altre cessioni o permute continuarono negli anni seguenti. (2)  Si formò così il Consorzio di proprietari coutenti che amministrò la Becchia per secoli.

 

     Nel 1560 il feudo di Alpignano passò al conte di Leyni Andrea Provana e con esso i molini ed il canale. (3) Lo sbarramento della bealera dei Bechi era di tipo "instabile", ossia costituito da semplici massi che le piene potevano facilmente travolgere. Inoltre il numero di prese a monte del ponte era ormai eccessivo (4) e così nel 1615 un accordo tra il conte Carlo Provana ed il Consorzio della Becchia sancì l’unificazione delle due derivazioni. La presa della bealera consortile venne abbandonata e le sue acque furono immesse in quella feudale. L'alveo venne adeguato allargandolo di un terzo ed il Conte si impegnò a fornire al Consorzio un volume d’acqua pari a «tre ruote da molino» in cambio di un canone di 800 scudi annui. (5) Il nuovo canale prese il nome di bealera dei molini d'Alpignano nel primo tratto e di bealera Becchia in quello successivo. La diga, le opere di presa e l'aveo comuni nel tempo non mancarono di creare liti e controversie tra i Conti ed i Proprietari coutenti per la manutenzione. (6)

I MOLINI FEUDALI DI ALPIGNANO

I molini e gli opifici di Alpignano risalivano al medieovo. Il Conte li affittava a mugnai ed artigiani indipendenti ed il profitto era assicurato dal diritto di banno, secondo cui gli abitanti del luogo dovevano obbligatoriamente macinarvi  grani e granaglie e farvi battere le canape; il divieto di recarsi altrove era assoluto, pena l'ammenda di 100 scudi d’oro. Per contro ai cittadini di Alpignano era riconosciuta la precedenza d'uso sui forestieri ed anche in questo caso erano previste severe sanzioni per le trasgressioni. (a) Dopo l’estinzione del feudo il complesso fu incamerato dal Regio Demanio. Con atto del 10 luglio 1810 il Governo francese vendette opifici e canale a Michelangelo Bertolero, il quale li passò a sua volta a Vittorio Mollardi con atto del 17 ottobre 1822. (b)

Nella litografia del castello di Alpignano, opera di Enrico Gonin, sono ben visibili da sinistra: (1) i molini e le loro dipendenze,  (2) il fabbricato della fucina con il maglio e quello delle "peste" da olio e da canapa (3). Anni 1841-47.

Fonte: Biblioteca Reale.

Gli opifici del ponte vecchio svolgevano funzioni essenziali per la comunità, assolvendo a necessità sia annonarie, (produzione di farine e oli) sia manifatturiere (sfilacciatura della canapa, taglio del legno, forgia dei metalli). Nel 1774 oltre alle macine da grani risultavano in funzione una "resiga" ed un "battitore da canapa". Una descrizione molto dettagliata dei molini e dei tre palmenti installati è contenuta nel "Verbale di visita dé molini del primo trimestre del 1766" redatto dal "misuratore ed estimatore" Giuseppe Domenico Trucco. (c) Nel 1844 la Commissione Pernigotti rilevava otto ruote idrauliche attive, di cui quattro nel molino da grano, una dedicata alla pesta da canapa, una alla coppia di torchi da olio e due al maglio; in tale occasione il salto dei molini venne stimato m 3,87. (d) La fucina, data la posizione, scaricava le proprie acque direttamente nel fiume sottraendo così agli altri impianti circa una ruota idrometrica d'acqua.

La tavola del catasto Rabbini mostra l'assetto degli opifici del ponte di Alpignano nel 1857. Maglio e fucina scaricano le acque reflue direttamente nel fiume. Anche la pesta ed il torchio paiono riuniti nello stesso fabbricato. Tutti gli impianti sono alimentati dalla  bealera dei molini, la quale oltre il ponte prende il nome di Becchia. La bealera di Grugliasco scorre parallela ma esterna al complesso.

Fonte: AST, Sez. Riunite, Catasti, Catasto Rabbini, Circondario di Torino, Mappe, Alpignano, fg. 6

L’ultima proprietaria degli opifici fu la signora Chiara Falconet, nata Ferreri e moglie del cavalier Falconet. Nel 1867 i quattro palmenti del molino producevano annualmente 7.200 sacchi di cereali (principalmente grano, meliga e segale) macinando tutti i giorni senza interruzione, salvo i fermi dovuti alla purgatura del canale o a cause di forza maggiore. (e) Quando nel 1885 la Società Italiana di Elettricità Sistema Cruto li rilevò, gli opifici versavano ormai in pessime condizioni. Alessandro Cruto stimò di ottenere dal salto del canale una forza idraulica di 200 HP e per l'acquisto sborsò ben L. 500.000.

Ad Alpignano esistevano altri tre molini mossi dalle acque di differenti bealere: il molino Bodoira (in via Pianezza), il molino Mollea (in via 1 maggio) ed il Molino Cucco (in via Caselette) . (f)

(a) Cfr. Archivio Storico di Alpignano, Acque Basse, Ecomuseo Sogno di Luce di Alpignano, Alpignano, 2018, p. 92-97

(b) Cfr. ASCT, Relazione dell’avv.to Eugenio Gioberti relatore segretario nell’Azienda delle Finanze, in:  Progetto per lo Ripartimento della acque del fiume Dora Riparia... formato dalla Commissione creata colle Patenti 6 agosto 1839, Chirio e Mina, Torino, 1851, pag. 120 e segg.

(c) Cfr, Acque basse, op. cit. pag. 98-102.

(d) Cfr. Relazione Gioberti... op. cit.

(e) Cfr, Acque basse, op. cit. pag. 114-115.

​(f) Cfr, Acque basse, op. cit. pag. 102-113.

     Nel 1799 la casata dei Provana di Alpignano si estinse ed  il feudo passò al Regio Demanio. Qualche anno dopo, in epoca napoleonica, molini ed opifici furono ceduti a privati e sul finire del XIX secolo lasciarono il posto alla fabbrica di lampadine di Alessandro Cruto. Negli anni '20 del Novecento venne costruita una più grande centrale idroelettrica a valle del ponte in sostituzione di quella installata nello stabilimento delle lampadine. Nel 1936 la Città di Torino rilevò la bealera per integrarla nel sistema idrico e fognario, avviando al contempo un piano di soppressione dei rami cittadini ormai inutilizzati.

LE OPERE DI PRESA

     Fin dal Seicento, dunque, la Becchia divenne la prosecuzione della bealera dei molini e non ebbe opere di derivazione proprie in senso stretto. La chiusa comune sbarrava in obliquo la Dora a 420 m di distanza dai molini, anteponendosi immediatamente a quella della bealera di Orbassano.

"Piano regolare di un tratto del corso della Dora Riparia" (1847)

Sbarramenti-bealere-Becchia-e-di-Orbassa

La traversa comune alla bealera dei molini di Alpignano ed alla Becchia era lunga 60 m, era costituita da più ordini di pali (da tre a sei) conficcati nel letto del fiume. Ad una quarantina di metri dalla presa il primo scaricatore, ad una sola luce di 90 cm, controllava la portata del canale. (Relazione Pernigotti, 1844). La parte superiore dello sbarramento era costituita da due semplici travi ed indirizzava il flusso verso l'imbocco della bealera di Orbassano. Si noti, in basso, la bealera di Grugliasco, derivata più a monte. La vicinanza del fiume metteva a rischio gli alvei: nel disegno sono riportati i cedimenti della sponda della bealera causati dalle piene del 1845-46.

Fonte: AST, Sez. Riunite, Carte topografiche e disegni, Camerale Piemonte, Tipi articolo 663,  Dora Riparia fiume, m. 316

Imbocco comune della bealere dei molini di Alpignano e Becchia (1844)

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Secondo le rilevazioni del Pernigotti effettuate nel 1844, l'ingresso dell'acqua nel canale era regolato da una balconata munita di due saracinesche di 1.02 m ciascuna, manovrate con catene ed argani, come indicato nel disegno.

Fonte: Relazione Pernigotti, Quadro H  - ASCT, 12. 1. 29.

     L’edificio regolatore della bealera Becchia vera e propria si trovava dopo il ponte; era collocato perpendicolare all’alveo e la balconata, larga 2,71 m, era dotata di tre paratoie. Lo scaricatore aveva anch'esso a tre porte, che di norma venivano bloccate a 65 cm di altezza per evitare dannosi rigurgiti verso i molini. La capacità della bealera era condizionata dalla ridotta sezione dei successivi tratti in galleria, cosicché la portata massima era limitata a 3 e ¼ ruote d’acqua, ossia a 1.114 l/s. (7)

     Nel primo decennio del Novecento la centrale idroelettrica costruita dall’Unione Esercizi Elettrici (U.N.E.S.) a valle del ponte di Alpignano rivoluzionò l'assetto di prese e canali: in applicazione del D.R. del 31 ottobre 1919 e della Convenzione del 29 settembre 1922, la traversa e l’alveo della bealera di Grugliasco furono resi idoneai a raccogliere anche le acque di spettanza del Consorzio della Becchia, destinando l'intero flusso al nuovo impianto idroelettrico. Si formò quindi un'unica derivazione e da quel momento la bealera Becchia venne alimentata dallo scaricatore delle turbine di destra della centrale, oppure direttamente dalla camera di carico quando le macchine erano ferme. (8)

Nuovo assetto delle prese delle bealere di Grugliasco e Becchia (1919)

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Con la costruzione della nuova centrale idroelettrica presa e canale dei molini vennero abbandonati. La bealera di Grugliasco portava l'acqua alla centrale e la bealera Becchia veniva ora alimentata dal bacino di carico di quest'ultima.

Fonte: ASCT, Atti Notarili 1936, vol. 110.

     La presa della nuova centrale era arretrata di circa 650 m rispetto a quella dei molini e lo sbarramento era costituito da cinque ordini di pali serrati da intelaiature trasversali riempite di massi. Completavano le opere di derivazione due grandi sghiaiatori con griglie paragalleggianti e l'edificio modulatore, dotato di sei saracinesche larghe ognuna 3 m. Il canale in muratura - comune sia alla bealera Becchia che alla bealera di Grugliasco - era lungo 1.550 m e largo 4 m, aveva portata massima di 2.200 l/s e sfociava nella camera di carico della centrale elettrica. La caduta potenziale di 5.78 m inglobava quella del salto dei molini.

     La vecchia "ficca" ed il canale furono quindi abbandonati e già  pochi anni dopo risultavano degradati: della prima non rimanevano che pochi resti, mentre il secondo, franato in più punti, raccoglieva soltanto più gli scoli che già in precedenza trovano sfogo nello scaricatore.

Il quadro storico delle bealere del ponte vecchio.

L'assetto delle opere idrauliche attorno al ponte vecchio di Alpignano rilevate nel 1844 dai lavori della Commissione Pernigotti risale ad oltre due secoli addietro e rimarrà immutato fino alla costruzione della centrale idroelettrica U.N.E.S. Il disegno mostra come le bealere di Grugliasco e dei  molini di Alpignano-Becchia avessero prese indipendenti e scorressero parallele.

Fonte: Relazione Pernigotti, Quadro H  - ASCT, 12. 1. 29.

IL TRACCIATO

Ad Alpignano

     Il tracciato della Becchia, considerata la sola asta principale, si snodava per 8 km attraverso i comuni di Alpignano, Rivoli, Collegno, teminando nel Po a Torino. Dopo l'acquisto da parte della Municipalità torinese, avvenuto nel 1936, le sue acque sono state immesse nei canaloni della fognatura bianca cittadina. (9) Dagli anni Venti, come si è visto, la bealera ha origine alla centrale idroelettrica di Alpignano; dopo pochi metri uno scaricatore a stramazzo ne misura la portata; seguono una prima galleria, un tratto in trincea scoperta con il secondo scaricatore all'uscita ed infine una seconda galleria analoga alla precedente. Il primo tunnel è lungo 460 m, il secondo 350 m ed il tratto intermedio 102,50 m. (10)

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La camera di carico delle centrale idroelettrica di Alpignano da cui ha origine la  bealera Becchia

     Lo scavo delle gallerie è stato indispensabile sia per la preesistenza dell'alveo della bealera di Grugliasco, sia per lo spazio ristretto nella riva destra della Dora, alta e scoscesa. Entrambi i manufatti risalgono al Cinquecento; il tracciato tortuoso e la sezione irregolare, ristrutturati solo negli anni Trenta, hanno limitato la portata della bealera a valle. Tali opere devono essere intese tuttavia di sicura rilevanza, considerate la dura roccia di conglomerato clastico (puddinga) che attraversano e le tecniche ed i mezzi di cui disponevano  i costruttori. All'uscita del con- dotto sotterraneo si trova il terzo scaricatore, con paratoia larga 2 m; passando sotto il ponte-canale della bealera di

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La cinquecentesca sezione irregolare delle gallerie è stata rrettificata solo negli anni Trenta dopo il passaggio della bealera alla Città di Torino.

Fonte: ASCT

Orbassano, la Becchia prosegue per circa due chilometri nelle campagne di Alpignano, costeggiando e risalendo lentamente il ciglione a picco sulla Dora, seguendo dapprima la bealera di Orbassano e poi la strada provinciale. Sul confine di Rivoli, in regione Bruere, termina il tratto ancora in uso nella stagione estiva e quindi da qui in avanti l'aveo è  perenne-  mente asciutto, seppur ancora  in discreto stato di conservazione. 

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La bealera nelle campagne di Alpignano, in uno dei rari punti in cui non è nascosta dalla vegetazione.

Fonte: GoogleMaps

Bealere ad Alpignano

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La "Carta del reticolo idrografico del  P.R.G. del Comune di Alpignano" mostra i tracciati delle tre bealere derivate a monte del ponte vecchio; nell'ordine da sinistra: la bealera di Grugliasco, quella di Orbassano e la Becchia. Esse scorrono a cielo aperto e, la bealera di Orbassano e la Becchia in particolare, procedono affiancate per lunghi tratti.

 

Fonte: PRG comune di Alpignano

A Collegno

     Percorsi circa 700 m nel territorio di Rivoli, la bealera raggiunge Collegno dove, passata la Tangenziale, si mantiene a lungo sul bordo del terrazzo fluviale disegnando un'ampia curva at-

torno al complesso residenziale di via Parri ed all'area verde dedicata alle "Vittime dell'11settembre". Un tempo la bealera rimaneva in gran parte a cielo aperto, scen- dendo sottoterra solo per attraversare le strade e le aree abitate, ma con il procedere  dell’urbanizzazione da Collegno in avanti è stata quasi del tutto coperta. Essa percorreva il Borgo Nuovo nel sotto- suolo di corso Kennedy e via Di Vittorio, tornando brevemente alla luce in via XXVII Marzo nei pressi di un vecchio lavatoio tuttora conservato.  Di nuovo in sotterranea incrociava via Martiri del XXX Aprile, costeggiava via Torino lungo la Certosa, voltando dopo circa 250 m per superare la ferrovia nei pressi della stazione con un sottopasso in muratura di 70 m.

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Il lavatoio di via XXVII marzo poco prima della fine della bealera. (2011)

LA BEALERETTA DEL PROVANA

A Collegno si distaccava dalla Becchia un piccolo canale diretto al Castello ed al borgo vecchio. Era detto “la bealeretta del Provana”. Traeva origine da un foro circolare di 12 cm di diametro, chiamato “bocchetto del Pugno”, in prossimità di via Giuseppe di Vittorio e  via Cristoforo Colombo, l’antica via della Pianca. Il condotto era stato concesso nel 1611 in uso perpetuo e gratuito dal duca Carlo Emanuele I al conte Francesco Provana per irrigare il parco  ed i beni del castello.  Attraversava anche il centro della città lungo il vecchio tracciato di via Martiri XXX aprile, terminando nei campi oltre via Sebusto.

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La bealeretta del Provana irrigava 15.000 mq di parco del castello ed altri cinque ettari di terreni destinati ad orto, prato, seminativo e bosco misto. (Indicati in rosso sulla mappa). Un braccio attraversava l'abitato, dove nell'attuale pazza IV novembre alimentava un lavatoio, ed irrigava una vasta area agricola interna alla Certosa. Nella seconda metà dell'Ottocento il tracciato urbano risultava già quasi tutto coperto; (*) il lavatoio sopravvisse fino agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso.

Sul finire del XIX secolo la bealera passò alla famiglia Guidobono Garofoli, insieme alle proprietà dei Provana di Collegno. Negli anni trenta del novecento il barone Antonio Guidobono Cavalchini Garofoli ne utilizzava l'acqua per tre giorni alla settimana, mentre negli altri quattro erano utilizzate dalla Direzione del Regio Manicomio per irrgiare ben 8,6 ettari all'interno dell’ospedale, suddivisi tra orto, prato e seminativo. (**)

 

 

 

 

(*) Fonte: Catasto Rabbini (1859)

​(**) Cfr. ASCT, Atti Notarili 1936, vol. 110. (Vedi note generali).

Ultime tracce della bealeretta

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     Dopo lo scalo ferroviario la Becchia seguiva a lungo via XX Settembre tagliando in obliquo il quartiere Santa Maria. Poco prima di corso Francia - sfruttando un salto davanti alla chiesa di San Massimo, nella località detta "il Baraccone" - muoveva le ruote idrauliche di un nucleo manifatturiero di antica origine. Oltre corso Francia ritornava a cielo  aperto costeggiando l'area SMAT e voltava poi per imboccare il rettilineo formato idealmente dalle vie Sabaudia e

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La bealera lungo il muro di cinta della Certosa, in via Torino, nel 2011. Prima della copertura per realizzare la ciclabile  era uno dei pochi tratti scoperti in Collegno.

Vandalino, che segna per circa un chilometro e mezzo il confine con Grugliasco. In via Picasso, lungo la cinta dell'ex-ospedale psichiatrico di Grugliasco, l'alveo rimane visibile per un centinaio di metri.  Infine  seguendo i contorni dell'odierno parco Paradiso, a Grugliasco, la bealera raggiungeva il partitore che in prossimità del confine torinese la separava in due bracci. Tale struttura era collocabile circa all'intersezione di via Rieti e viale Vittime della Shoah; in tempi più lontani esso era detto "partitore della Deriva" e successivamente" della Grangiola", prendendo il nome da due differenti cascine della zona.

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Gli ultimi tratti scoperti della Becchia a sud di c.so Francia delimitavano l'area SMAT e, in via Pablo Picasso, lambivano l'esterno del vecchio ospedale psichiatrico di Grugliasco. Il rettilineo formato idealmente dalle vie Sabaudia e Vandalino segna il confine tra i comuni di Collegno e di Grugliasco e si è formato con la progressiva copertura del canale, avvenuta tra gli anni cinquanta ed ottanta.

Fonte: www.geoplan.it

Nel territorio torinese

     Nel territorio torinese la Becchia assolveva gran parte delle proprie funzioni dividendosi in due bracci principali ed un gran numero di rogge e fossi minori. Il braccio destro serviva, in unione ad una propaggine della bealera detta Putea-canale, i campi ed i prati del contado più occidentale a nord della strada antica di Grugliasco terminando nella bealera omonima. Il grosso dell'acqua proseguiva però verso sudest ed al cosiddetto “partitore del ladro” parte di essa confluiva nella bealera Cossola e parte era immessa in un canale che, in promiscuo con la Cossola stessa, irrigava ampi spazi agricoli compresi tra S. Paolo, la Crocetta, S. Salvario e la porta Nuova. Il braccio sinistro volgeva invece marcatamente a sud mantendosi sui confini occidentali e per un lungo tratto parallelo alla diramazione Giorsa della bealaera Cossola. Esso bagnava numerosi poderi tra Lingotto, Mirafiori, e Millefonti e, raccolti gli scoli della Giorsa, sfociava infine nel Po attraverso un articolato sistema di scaricatori lungo la fascia litoranea compresa tra il Sangone e le Molinette. Insieme alla bealera di Grugliasco una diramazione raggiungeva i beni delle cascine Giaione e Roccafranca ed altre del quadrante più meridionale.

I RAMI STORICI DELLA BEALERA NELLE CAMPAGNE TORINESI

La bealera Becchia attraversava un'ampia parte del contado torinese sudoccidentale, in posizione mediana tra i rami della bealera Cossola, più prossimi alla città, e quelli della bealera di Grugliasco, più esterni, e talora effettuava scambi d’acqua o scorreva in promiscuo con esse. Nella mappa, per semplicità, sono riportati solo i due bracci principali e quelli comuni con altre derivazioni, ma essi, ovviamente, non eranoche  gli assi portanti di una rete di rogge e fossi più diffusa ed articolata. Si noti che il braccio destro della bealera, procedendo verso la Crocetta, si manteneva in realtà a sinistra, mentre il sinistro, scendendo verso il Po, voltava decisamente verso destra: la contraddizione dei nomi assegnati è però solo apparente perchè i loro alvei i si incrociavano nelle campagne di Pozzo Strada.

 

​​Fonte: Carta corografica dimostrativa del territorio della Città di Torino, www.gallica.bnf.fr)

 

     Nel Novecento iniziò l'inevitabile declino della bealera. L'espansione delle periferie torinesi determinò la cessazione di molte utenze agricole, la soppressione delle ramificazioni superflue e infine la progressiva copertura delle rimanenti, mentre le quote d’acqua liberate furono man mano messe a disposizione del sistema idrico cittadino. Nel 1936 la Città di Torino siglò una convenzione con il Consorzio della Becchia con la quale acquisiva la proprietà del canale principale e delle acque della bealera. (11) L'accordo prevedeva radicali provvedimenti di ristrutturazione e ridimensionamento per integrare i rami torinesi superstiti con i canali bianchi municipali; interventi analoghi a quelli già previsti in quegli anni per la bealera Cossola. Nelle linee principali il piano programmava la totale abolizione del braccio sinistro e dei fossi irrigui dipendenti, mentre il braccio destro veniva convogliato nel canalone bianco sotterraneo di corso Brunelleschi, sopprimendone i tratti a valle. Di fatto scomparivano gran parte delle articolazioni di superficie della bealera; le utenze attive allacciabili alla rete idrica urbana esistente venivano conservate in attesa della loro naturale cessazione, mentre le altre sarebbero state abolite. Si salvavano soltanto i poderi a nordovest compresi tra la strada della Pronda e quella antica di Grugliasco, e le acque immesse nei condotti promiscui con altre bealere.

LA RISTRUTTURAZIONE DEL 1936

Fonte: eleaborazione su base ASCt, Atti Notarili 1936, vol. 110, p. 267

Legenda

Nella carta, allegata all'atto di cessione della Becchia alla Città di Torino, viene messo in evidenza con tratto più marcato il nuovo assetto della bealera in larga parte immessa nei canali fognari bianchi. Per i tracciati di superficie è prevista in massima parte la soppressione, salvandosi soltanto quelli tra Torino e Grugliasco, quelli condivisi con altre bealere e quelli che avrebbero condotto le acque della bealera nel canalone sotterraneo di c.so Brunelleschi. Tra le utenze venivano conservate solo quelle raggiungibili con gli alvei residui o attraverso la rete idrica cittadina, abolendo tutte le altre. Nessun ramo o utente si sarebbe conservato oltre c.so Stupinigi (oggi Unione Sovietica).

   In verde scuro evidenziato:  canali e utenze (numeri) rimasti in servizio   

   In verde chiaro tratteggiato in giallo: rami ed utenze (numeri) soppressi 

   In azzurro: canali sotterranei bianchi esistenti o da costruirsi                    

     Il progetto di riduzione venne realizzato con gradualità, e forse nemeno per intero e nel frattempo molti dei tratti sopravvissuti furono progressivamente coperti. Negli ultimi anni di esercizio il tracciato torinese della Becchia era limitato a due brevi segmenti che confluivano entrambi nel canalone di corso Brunelleschi, passando rispettivamente sotto via Monginevro e strada della Pronda. Il comune di Torino ha disattivato la Becchia nel 2011-2012, al pari delle altre derivazioni di sua proprietà. Tuttavia in primavera ed estate i primi 2.600 metri della bealera sono ancora adacquati e, probabilmente, gestiti in autonomia da alcuni proprietari interessati.

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Il confronto tra la mappa del catasto Gatti (1821 circa) e quella dei Corsi d’acqua minori del PRG di Torino (2004) mostra come per un verso gli alvei della bealera abbiano definito i tracciati di strada della Pronda e via Monginevro, e per l’altro siano rimasti nella sostanza immutati. Nel disegno primo ottocentesco si distinguono il partitore della cascina Deriva e la cascina stessa, i rami destro e sinistro del canale; nonché il punto in cui si incrociavano collocabile oggi tra c.so Brunelleschi e via Sacra di S. Michele.

Fonte: ASCT, Catasto Gatti, sez. 25 (particolare) e  Carta Tecnica del P.R.G. di Torino, Corsi d'acqua minori, tav. 7 ed 8A. 

Bealera Becchia - str. della Pronda
Bealera Becchia - va Monginevro

A sinistra, l'andamento irregolare di via della Pronda tradisce il tracciato serpeggiante della bealera ormai coperto da tempo. La biforcazione di strada della Pronda, a destra, da cui trae origine via Monginevro è stata disegnata dai percorsi divergenti dei due rami della bealera Becchia.

 
NOTE
  1. Cfr. Istrumento del 28 ottobre 1507 r. Vico. La concessione, rilasciata in albergamento perpetuo, venne confermata dal Duca e da sentenza del Parlamento del 5 maggio 1551. Cfr. Relazione dell’avv. Gioberti nell'ambito della Relazione Pernigotti: Progetto per La ripartizione delle acque del fiume Dora Riparia, Tipografia Chirio e Mina, pag. 276 e segg., Torino, 1851. -  La stessa fonte lascia supporre che la bealera del 1507 irrigasse solo le proprietà dello Strata e dei Bechi; infatti negli atti notarili cinquecenteschi compaiono notazioni quali bealera “di Becho” e talora “di Becho e Stratta”. Col tempo si affermò il nome di bealera Becchia, italianizzazione dei precedenti di derivazione latina quali Bechi, Becchis, Becha, Becca, Becho, Becu ed altre varianti ancora; tuttavia, come spesso accade, i vecchi appellativi furono usati ancora a lungo.

  2. Cfr. ASCT, Atti Notarili degli anni 1551, 1553, 1556, 1558, 1559, 1564, 1565, 1566, 1569 e seguenti, fino alla fine il secolo.

  3. Con atto del 20 luglio 1560. Cfr: Acque basse, Ecomuseo “Sogno di Luce”, pag. 49. - Il conte Andrea Provana, fu Grande ammiraglio della flotta sabauda ed in seguito un eroe della battaglia di Lepanto. Ricevette da Emanuele Filiberto il feudo Alpignano, insieme ai territori di Frossasco e San Secondo di Pinerolo, in seguito alla morte di Charles Montbel d’Entremont, ultimo esponente di un'antica famiglia savoiarda, avvenuta nel 1559. Il Montbel non lasciò eredi diretti ed Andrea Provana rafforzò i propri diritti sul feudo sposandone la vedova, Caterina Spinola.

  4. In poche centinaia di metri di fiume prima del ponte si trovavano le "ficche" di ben quattro bealere: di Grugliasco, della Becchia, di quella dei molini e di quella di Orbassano.

  5. Cfr. Istrumento di transazione del 27 luglio 1615, approvato da S.A. con patenti 15 gennaio 1616 ed interinato dalla Camera Ducale il 16 marzo.

  6. Si veda ad esempio l'istrumento del 30 gennaio 1697, con cui i Compartecipanti della Becchia si impegnarono corrispondere al conte Francesco Provana 280 lire annue per la manutenzione della ficca e dell'imbocco della bealera e dei molini. Cfr. Relazione Gioberti, cit.

  7. Cfr. Relazion Pernigotti, cit.

  8. Cfr. Bollettino Ufficiale del Ministero dei Lavori Pubblici, Anno XXI – M. 1-2, 1-11 gennaio 1920 e 1-11 gennaio 1920 e ASCT, Atti Notarili 1936 vol. 110, pag. 234: 20 aprile 1936 - ALLEGATO D - Decreto del Prefetto della Provincia di Torino.

  9. La descrizione del tracciato della bealera è tratta dal “Decreto del prefetto della Provincia di Torino” allegato alla “Convenzione tra la Città di Torino ed il Consorzio della bealera Becchia per la cessione de canale principale e trasferimento dell’acqua alla città.”, del 6 aprile 1936. (Cfr. Atti Notarili 1936, vol. 110, p. 267). Si tratta di un resoconto dettagliato, che non si dovrebbe discostare più di tanto dal tracciato attuale, o da quel che ne rimane.

  10. La configurazione degli scaricatori descritta è quella odierna; in precedenza entrambe le gallerie erano dotate di due scaricatori intermedi.

  11. Cfr. Convenzione tra la Città di Torino ed il Consorzio della bealera Becchia, cit.

Ultimo aggiornamento: 01-08-2020

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