Il Canale del Regio Parco

Dai Molassi e dal ponte delle Benne al Regio Parco

Nel 1758 Carlo Emanuele III fece costruire al Regio Parco nuove e imponenti manifatture per la lavorazione del tabacco, della carta e dei piombi. Contestualmente fece scavare due canali per assicurare alle fabbriche la forza motrice necessaria. Il primo canale, il principale, convogliava l'acqua del canale dei Molassi, già utilizzata dai molini Dora; il secondo fu derivato ad hoc dalla Dora presso il ponte delle Benne. I due tracciati confluivano in un unico alveo dove in seguito sorgerà il Cimitero generale. In origine il canale era quindi composto da due distinti rami; soltanto alla fine dell’Ottocento furono sostituiti da un’unica canalizzazione, il cui sedime esiste tutt’ora. Il canale del Regio Parco costituiva il tronco terminale del “Gran canale” della Città.

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Canale del Regio Parco Torino assetto attuale

Il canale del Regio Parco oggi. In turchese i tratti coperti, in blu quelli tuttora a cielo aperto.

STORIA

Fu Emanuele Filiberto, sul finire del Cinquecento, a volere la residenza del Viboccone, pensandola quale casa di caccia e al contempo azienda agricola modello per la coltivazione del baco da seta. A tal fine il duca acquistò un’ottantina di giornate di terreno boscoso a nord-est della città, in prossimità della confluenza tra il Po, la Dora e la Stura, dove un tempo esisteva un insediamento detto Vicus Beconus. Ma fu il figlio Carlo Emanuele I ad ampliare il Viboccone, portandolo fino a 600 giornate, ed a farne la prima delle grandi dimore di “delizia e piacere” edificate dai duchi attorno alla capitale. I terreni circostanti furono trasformati in un grande spazio verde, che ben presto a Torino divenne “il Parco” per antonomasia. Esso è descritto dai contemporanei come un luogo ameno e bucolico, destinato alle cacce, alle feste e alla contemplazione; attraversato da strade e sentieri, popolato da animali di molte specie e costellato da statue e gruppi marmorei. In accordo con i gusti di allora, il Palco, come veniva anche chiamato, fu progettato quale luogo d'acque, in cui ruscelli e cascatelle, alternati a laghetti, vasche e fontane, creavano infiniti e scenografici giochi. (1) Non ebbe seguito il desiderio del Duca di creare al suo interno una scenografica isola scavando un naviglio tra la Dora e la Stura, che già circondavano su tre lati

il Viboccone. Per l'irrigazione di campi e giardini fu potenziata la bealera nuova di Lucento, la cui presenza nell'area era attestata fin dal Quattrocento. (2) Il "Tenimento del Real Parco" si giovava anche del contributo di altri corsi d'acqua derivati dalla Stura e dalla rete idraulica torinese. Esistono tracce documentarie delle bealere dette "dell’Airale o il Navile", "del Boschetto", "delle Lune" e "del Borghese" e di un “acquadotto conducente una Fontana dalla Bassa di Stura sino alla Fabbriche del Regio Vechio Parco". (3)

Regio Parco Torino

La residenza del Viboccone in una riproduzione, idealizzata, della metà del Seicento. In realtà il palazzo non era di grandi  dimensioni: la facciata comprendeva soltanto sette finestre.

​​​​​​​​​​​​​​​Fonte: J. Blaeu, Theatrum statuum regiae celsitudinis Sabaudiae..., vol. 2, apud heredes Ioannis Bleu, Amstelodami 1682.

Dopo Carlo Emanuele I le fortune del Viboccone declinarono e vi prevalsero le funzioni agricole. Il complesso fu danneggiato durante l’assedio del 1640, ma il Theatrum Sabaudiae (1682) descrive ancora il Parco come “luogo di delizia dei principi sabaudi e dei cittadini tutti”, dove “una fontana abbondantissima d’acque, [permette] anche [di] andare in barchetta”. All'interno un gran bosco, “in cui al Principe soltanto è riservato il piacere della caccia”, è percorso da tre canali, che si riuniscono all'uscita “permettendo anche il piacere della pesca”. (4)

Il Parco costituiva la tenuta venatoria più vicina a Palazzo Reale e formava un continuum con quelle di Venaria e Lucento. Gli oltre 230 ettari erano divisi tra il “Parco Vecchio”, ossia la parte originaria attorno all’antica residenza di caccia, e l’estensione meridionale successiva, confinante con la Dora, detta “Parco Nuovo”. Quest’ultima era aperta al pubblico e divenne meta delle passeggiate della buona società torinese. Il Viboccone fu uno degli epicentri della battaglia di Torino del 1706, nel corso della quale rimase gravemente danneggiato e non venne ricostruito.

Parco vecchio e nuovo Regio Parco Torino

Tipo dimostrativo del vecchio, e nuovo Regio Parco vicino alla Citta di Torino colle cascine coerenti. Prima metà del Settecento. In alto il Parco Vecchio, e la residenza del Viboccone, in basso quello Nuovo. La carta è anteriore alla costruzione delle manifatture e quindi non riporta il canale del Regio Parco. Le linee azzurre indicano i rami della bealera nuova di Lucento che attraversavano la tenuta.

Fonte: AST, Corte, Inventario n. 016, Paesi, Inventario delle Scritture della Città e Provincia di Torino, Città e Provincia di Torino, Città di Torino, Mazzo 1 d'addizione, fascicolo 7

Nel 1758 Carlo Emanuele III fece edificare nel Parco – divenuto “Regio” dopo l’assunzione del ducato a regno – le nuove grandi fabbriche per la produzione del tabacco e della carta. Le rovine del Viboccone furono inglobate nel nuovo complesso e i terreni circostanti vennero adibiti a piantagione di tabacco. Contestualmente fu ricostruito il ponte delle Benne, distrutto dalla piena del 1711, e venne allargata la strada del Parco, al fianco della quale fu scavato il canale che avrebbe fornito la forza motrice alle manifatture.

TRACCIATO

Il canale del Regio Parco, come detto in apertura, era costituito da due distinti alvei: il “ramo del Parco” traeva origine dalla Dora al ponte delle Benne e fu il primo a essere realizzato, mentre il “ramo Vanchiglia”, che di fatto costituiva la continuazione del canale dei Molassi, fu scavato in seguito. Le acque delle due derivazioni confluivano in un’unica canalizzazione in prossimità del Cimitero generale e proseguivano verso gli stabilimenti del Parco.

Il nome della bealera

 

Anche nel caso del canale del Regio Parco, la toponomastica che compare nella documentazione storica è assai varia. Appellativi quali “canale del Regio Parco", "bealera del Regio Parco", “canale del Parco” e altri sono usati indifferentemente sia per il canale sia per i suoi rami. In un documento più recente (1961) è indicato come "antico canale demaniale detto del Regio Parco". Talora, secondo logica, il termine "canale" è riservato al ramo Vanchiglia e quello di "bealera" all'altro ramo. Tuttavia anche tale classificazione non costituisce certo la regola. Seguendo una ratio cronologica, il ramo del Parco era indicato come “canale vecchio del Regio Parco” e il ramo Vanchiglia come “canale nuovo” e talora semplicemente “bealera di Vanchiglia”, generando ulteriore confusione con la canalizzazione omonima che prolungava il canale dell'Arsenale oltre la porta di Po. Altre volte questo ramo, dalla portata di gran lunga maggiore, era indicato come "canalone" del Parco.

Il ramo del Parco.

Nel 1759, al servizio delle nuove manifatture, venne dunque scavato un nuovo canale sulla sponda sinistra della Dora. Esso scorreva pressoché in linea retta per circa 2.500 m, parallelo alla strada del Parco, ed era alimentato da una traversa, eretta anch'essa ad hoc, un centinaio di metri a monte del ponte delle Benne. (5) La portata di questo canale però non era sufficiente a muovere le numerose ruote idrauliche previste al Regio Parco; e ciò a causa sia della limitata pendenza dell’alveo, sia del modesto volume d’acqua introdotto dalla traversa. Come altrove si è accennato, il corpo d’acqua presente nella Dora nel punto di presa era infatti severamente penalizzato dai massicci prelievi effettuati a monte, e di norma era limitato ai flussi che risorgive e scoli riversavano nel fiume a valle della ficca nuova di Valdocco. Fu quindi necessario ricorrere al sussidio di un nuovo condotto.  (6) Il ramo del Parco non fu quindi né il solo né il principale e di fatto esso svolse una funzione sussidiaria. La sua portata, di norma modesta, diventava addirittura trascurabile nei periodi di siccità più grave. In regime di acque normali fu calcolata dalla Commissione Pernigotti (1844) in 1.360 l/s, pari a circa un quinto del fabbisogno stimato.

Il ramo Vanchiglia.

Un altro condotto quindi portava direttamente alle fabbriche del Parco le acque del canale dei Molassi. Esso era di competenza del Regio demanio. A carico delle Regie finanze fu scavato un nuovo alveo che scorreva sulla sponda della Dora e fu annullato quello della vecchia bealera di Vanchiglia che passava più vicina alle fortificazioni. Lasciato sulla sinistra lo scaricatore del Tarino, nei pressi dell'odierno largo Montebello, (7)  ) il nuovo canale si avvicinava alla riva del fiume e con una brusca svolta passava sulla sponda opposta, per mezzo di un ponte-canale in legno, (8), congiungendosi al ramo del Parco in prossimità del futuro Cimitero generale. Dato il notevole corpo d’acqua introdotto, la parte preponderante del potenziale dinamico del Regio Parco venne a dipendere da questo ramo, che con quasi 5.800 l/sec assicurava circa l'80% degli oltre 7.000 l/sec necessari per il pieno impiego delle ruote idrauliche delle Regie manifatture. (9) Complessivamente il ramo Vanchiglia misurava circa 2.400 m.

Il tratto comune. Convogliando le acque dei due rami, il tratto finale, e comune, del canale costeggiava per circa 1.600 m la strada del Regio Parco, drenando gli scoli e alimentando i bocchetti irrigui dei poderi circostanti. Giunto a destinazione, ricevuto l’eventuale apporto d’acqua di un ramo della bealera nuova di Lucento, (10) entrava nel complesso dividendosi in tre rami, due dei quali diretti alla cartiera e il terzo al tabacchificio. Un articolato sistema idraulico consentiva il deflusso nel Po delle acque di scarico delle fabbriche, dopo aver servito un ultimo opificio.

Canale del Regio Parco Torino assetto originario

Canale del Regio Parco - Assetto originario.

I due rami del canale scorrevano a cielo aperto per tutta la loro lunghezza.

IIn origine il canale del Regio Parco attraversava uno spazio agreste e bucolico, dedito alle cacce, al pascolo e alle coltivazioni, costellato da poche cascine, in cui la Dora disegnava ampi e pigri meandri. Solo più tardi, con la costruzione del Cimitero generale (1829) e della cinta daziaria (1853), il "giardino della bella maga Armida" (11) iniziò ad assumere le meste fattezze di una triste periferia industriale.

IL CANALE DEL REGIO PARCO IN SINTESI

La soppressione del canale all’interno della cinta daziaria. La regione delimitata dal Po, dalla Dora e dai bastioni orientali della città è sempre stata umida, acquitrinosa e insalubre, poco popolata, adibita a pascolo, e in essa si raccoglievano gli scoli della città. Solo nel nell’Ottocento – e segnatamente nella seconda metà – l’area compresa tra corso San Maurizio e la Dora venne raggiunta dalla crescita urbana, complice il basso valore dei terreni che ha favorito la costruzione di case destinate alle famiglie operaie. Qui il canale di Vanchiglia aveva ormai perso le funzioni irrigue, risentiva degli anni ed era soggetto a forti perdite. Simile a una fogna scoperta, serpeggiava lento per un paio di chilometri attraverso i terreni resi edificabili dal nuovo Piano di fabbricazione, impedendo il prolungamento verso la Dora delle vie Denina, Rossini, Montebello e Tarino. La sua presenza costituiva un rischio per gli abitanti della zona e una minaccia per la pubblica igiene. La modesta pendenza e le immondizie di ogni sorta che abitualmente vi venivano gettate provocavano il rallentamento e il ristagno delle acque e, soprattutto in estate, pesanti miasmi ammorbavano l'aria. La situazione era diventata insostenibile e una soluzione venne reclamata a gran voce.

Dalla seduta del Consiglio Comunale del 4 luglio 1887...

 

...si apprende che “I due rami del canale convogliano materie che sono fomite [veicolo] di infezione per quelle regioni; oltre a ciò impediscono la fabbricazione e l’apertura di strade in quella località. È adunque una vera questione di risanamento, di viabilità e di edilizia, e si rallegra sia si finalmente potuta risolvere”. La spesa necessaria è elevata, ma “risparmia al Municipio una spesa considerevole, evitandogli la costruzione di altrettanti ponti quante sono le strade che sarebbero intercettate dal canale, facilita la costruzione di quel quartiere, evita le frequenti disgrazie di cui il canale stesso è causa”.

Fonte: ASCT,

Atti C.C., 4 luglio 1887, p. 269, § 8.

Per antichi diritti il canale del Regio Parco era di competenza del Regio demanio e, abbandonata una prima ipotesi di scambio d'acque tra canali appartenenti a diverse amministrazioni, il Comune di Torino nel 1873 intavolò con il Ministero delle Finanze le trattative per acquistarlo e sopprimerne direttamente l’alveo. Tuttavia i negoziati si protrassero a lungo senza risultati. Le due amministrazioni non trovarono l’intesa né sul valore dei terreni occupati dal sedime del canale, sensibilmente accresciuto dopo l’approvazione dei nuovi piani urbanistici, né sulla valutazione dei canoni delle concessioni per concordare le compensazioni imposte dalla soppressione. La situazione si sbloccò soltanto nel decennio successivo, quando con la legge di risanamento 3793 del 15 aprile 1886 il Governo cedette gratuitamente al Municipio l’alveo del ramo Vanchiglia. Rapidamente si stilò il progetto esecutivo e nel 1889 venne siglata la convenzione che consentirà l’avvio dei lavori di ristrutturazione e soppressione dei rami del canale all’interno della cinta daziaria. (12)

Canale del Regio Parco Torino ramo di via Foggia

Canale del Regio Parco nell’assetto successivo alla soppressione dei due rami interni alla cinta daziaria

Il piano contemplava la radicale ristrutturazione dei tracciati e delle opere di presa del canale e il recupero di oltre 6.000 m2 di terreno compresi tra gli scaricatori del Frisetto e del Tarino. Esso riprende una proposta formulata dall'ing. Ignazio Michelotti al tempo del governo francese. Entrambi i rami venivano sostituiti da un condotto sotterraneo in muratura da realizzarsi lungo l’asse di via Foggia, nel quale erano convogliate le acque del canale dei Molassi, sottopassando la Dora attraverso una nuova steccaia-sifone in grado di derivare un corpo d’acqua pari a quello del vecchio ramo del Parco (13).

 

Più in dettaglio, il progetto prevede i seguenti interventi:

  • L’abolizione dello scaricatore del Frisetto, ora integrato nel nuovo canale, sostituito da un nuovo sbocco qualche decina di metri più a valle.

  • La costruzione di una steccaia-sifone in muratura di calcestruzzo che attraversava normalmente la Dora, arretrata di poco rispetto alla vecchia traversa, in linea con l’asse di via Foggia. Costituita da due tubature armillari del diametro interno di 1,50 m ciascuna, capaci di condurre sulla sponda sinistra del torrente le acque del canale dei Molassi, sarà lunga 56 m. Rivestita in pietra sul frontale, sarà difesa alla base da una gettata di massi e dotata di scaricatori sulla sponda destra. Uno scaricatore-callone sulla sponda sinistra consentirà il passaggio delle barche. Essa inoltre innalzerà il livello del fiume di circa 60 cm, sufficienti per introdurre nel canale di via Foggia un corpo d’acqua pari a quello del vecchio sbarramento che, ormai inutile, sarà abbandonato. Il nuovo edificio di derivazione in sponda sinistra sarà munito di sei paratoie a strisciamento, i cui meccanismi a controllo manuale, degradati, arrugginiti e in posizione abbattuta, sono tuttora immorsati nel parapetto di lungo Dora Firenze. (14)

  • La realizzazione di un bacino di riunione sotterraneo che raccoglierà le acque derivate dalla Dora e quelle del canale dei Molassi e le immetterà nel canale di via Foggia. Misurerà 3,8 m di lunghezza per 10,3 m di larghezza e dovrà permettere sia il controllo separato sia quello congiunto dei due corpi d’acqua.

  • Il congiungimento del canale in muratura coperto di circa 730 m sull’asse di via Foggia all’alveo esistente alla barriera del Camposanto. La differenza di 1,35 m tra il livello del pelo dell’acqua dello scaricatore del Frisetto e la barriera del Camposanto consentirà di contenerne la larghezza in soli 4 m.

  • La deviazione del ramo sinistro del canale Ceronda, per il quale verrà costruito un nuovo scaricatore più a valle.

  • L'edificazione di una nuova abitazione del custode all’angolo tra corso Firenze e via Foggia.

Canale del Regio Parco soppressione dei due rami interni alla cinta daziaria. Nuove opere di presa, 1888.

Fonte: ASCT, Tipi e Disegni, 12.1.66.

Il capitolato d’appalto prevedeva che le opere fossero concluse entro 14 mesi dalla delibera definitiva, pena multa di 50 lire per ogni giorno di ritardo. I lavori del canale di via Foggia, iniziati il 1o ottobre 1887, terminarono il 24 novembre 1889 e l’acqua venne immessa già nei giorni successivi. Il 13 dicembre il Corpo Reale del Genio Civile consegnò ufficialmente al Municipio di Torino gli alvei dei due rami soppressi del canale del Regio Parco. Il collaudo definitivo delle nuove opere avvenne il 30 ottobre 1890. (15)

Tracce della vecchia traversa del Regio Parco in un dipinto di A. Bosia del 1912

Una sola variante venne saggiamente introdotta in corso d’opera. Lo scaricatore da realizzarsi tra la barriera del Camposanto e la Dora, utilizzando l’alveo del ramo Vanchiglia che transitava davanti al Cimitero generale, previsto dal progetto originale, venne sostituito da una struttura ricavata nella nuova camera di riunione, la quale versava eventuali eccessi d’acqua nel canale Ceronda, che sottopassava la camera stessa, e quindi nel fiume.

La nuova collocazione dello scaricatore risultò di gran lunga più favorevole e permise sia la pulizia della camera d'acqua sia un miglior controllo del canale di via Foggia. Il tratto del sopprimendo ramo Vanchiglia, destinato in un primo tempo a fungere da scaricatore, rimase ovviamente proprietà del Demanio e venne acquistato dal Comune di Torino qualche anno più tardi per colmarlo e abbellire con alberate l’ingresso del Camposanto, rendendolo più sicuro e migliorando la viabilità. (16)

L’esigenza della Municipalità di giungere a una rapida soluzione della questione, e segnatamente la soppressione del ramo Vanchiglia, portò ad accordi ben più vantaggiosi per il Demanio che per la Città stessa, sia sotto il profilo economico sia sotto quello giuridico e amministrativo. (17) Il Comune si fece quasi completamente carico dei costi, che ammontarono a circa 335.000 lire del tempo, e compresero le opere idrauliche e l’acquisto dei terreni necessari, nonché la colmatura degli alvei dismessi, la cui successiva cessione compensò solo in parte la spesa sostenuta. Dopo la soppressione del canale non è rimasta alcuna traccia dei vecchi rami.

LA TRAVERSA DEL REGIO PARCO OGGI

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La traversa dell’ex canale del Regio Parco è lunga 54 m, larga 6 m e determina un salto medio di 1,7 m. Realizzata in muratura, è rinforzata sul fondo da massi ciclopici che dissipano l’energia cinetica della corrente contrastando l’erosione provocata dal risalto idraulico.

Dopo la ristrutturazione ottocentesca il canale del Regio Parco sopravvisse ancora per quasi un secolo. Alla soglia degli anni Sessanta la decisione del Comune di Torino di sopprimere il canale dei Molassi, e tutto il sistema idraulico del “Gran canale”, segnò anche il destino del canale del Regio Parco. In attesa di perfezionare l’acquisto del canale, nel luglio 1961 la municipalità siglò con la Direzione Generale del Demanio una convenzione transitoria che ne consentisse la dismissione, svincolando così i tempi del risanamento di borgo Dora da quelli, lunghissimi, delle procedure burocratiche interne alla pubblica amministrazione. Il fulcro dell’accordo furono le compensazioni che il Municipio si impegnò a versare all’autorità demaniale. Infatti la Manifattura Tabacchi, la sola utenza rimasta, benché dagli anni Cinquanta fosse dotata di una centrale termica, utilizzava ancora la forza dinamica del canale del Regio Parco per la produzione di energia idroelettrica. L’accordo, alquanto complesso per la pluralità di soggetti e di voci che comprendeva, verteva essenzialmente su due punti: (18)

  1. per ragioni igieniche, al fine di smaltire gli scarichi che defluivano nel canale, sarebbero state immesse nello stesso canale soltanto le acque derivate dalla Dora;

  2. per la sensibile riduzione della portata del canale, non più sufficiente al funzionamento della centrale idroelettrica interna al tabacchificio, il Comune avrebbe fornito le dovute compensazioni, valutato il potenziale dinamico del canale pari a 413 kW su dislivello di 8,35 m, con portata di 5.040 l/s.

Pur essendo cessata la produzione di forza motrice, l'acqua fu introdotta nel canale del Regio Parco fino agli anni Novanta, seppur nel contesto di un lento e inevitabile declino, svolgendo esso la funzione di canale bianco; le cronache cittadine se ne occuparono sporadicamente, per lo più per episodi di inquinamento dovuto allo scarico abusivo di sostanze nocive. (19) In seguito il canale fu definitivamente dismesso. L’alveo ormai asciutto ospita oggi orti abusivi e ricoveri di fortuna e si riempie rapidamente di sterpaglie nonostante il Comune di Torino ne curi la pulizia con una certa regolarità. Le vestigia rimaste versano in uno stato di marcato degrado e abbandono, accentuatosi dopo lo smantellamento dello scalo merci Vanchiglia ed agli incerti e marginali impieghi a cui l’area da allora è destinata.

Portate stagionali del canale del Regio Parco

I dati sono tratti dalla convenzione siglata nel 1961 tra la Direzione Generale del Demanio e la Città di Torino per la soppressione del canale del Regio Parco e si riferiscono quindi agli ultimi anni di esercizio. Il contributo dell'acqua derivata dalla traversa del Parco è modesto ed è evidente che senza quella proveniente dai Molassi la centrale elettrica nella Manifattura Tabacchi non avrebbe potuto proseguire l'attività. Le portate sono indicate in l/s.

 

Legenda:

A: da metà maggio a metà luglio

B: da metà luglio a metà dicembre e da metà marzo a metà maggio

C: da metà dicembre a metà mazo

Fonte: ASCT, Atti Speciali, Vol. 12,  pag. 173

CIO' CHE RESTA DEL CANALE DEL REGIO PARCO

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FUNZIONI

Il canale del Regio Parco nacque come canale industriale e lo specifico servizio a favore delle Regie manifatture ne spiegò la proprietà e l'amministrazione da parte del demanio. La forza dinamica del canale fu utilizzata anche da qualche opificio minore e non mancarono neppure gli usi irrigui, di norma limitati alla sera del sabato e alla domenica, quando le fabbriche del Parco rimanevano inoperose.

LA FILATURA DI COTONE VANZINA

Nel 1833 sullo scaricatore delle manifatture del Parco fu installata la ruota idraulica della filatura di cotone di Carlo Vanzina, (20) la quale per iniziativa di altri imprenditori fu convertita poi alla lavorazione della canapa e del lino. Nel 1847 l’opificio passò alla società Gaston Blondel C. – partecipata in origine anche dal conte Camillo Cavour – che provvide a installarvi un’innovativa pista capace di ridurre drasticamente i tempi della mondatura e dello sbiancamento del riso, attività che sotto la ragione sociale di Società per la Brillatura del Riso proseguì fino al 1874, quando l’impianto fu convertito al trattamento del minerale di rame ad opera della società Ulrico Geisser.

Filatura di cotone al Regio Parco Torino

Carlo Alberto dà facoltà a Carlo Vanzina “di servirsi delle acque scorrenti nel canale Demaniale detto del Parco, e nel braccio cosiddetto della Cartiera, le quali dopo aver servito al giro delle macchine della cartiera e della fabbrica dei tabacchi colà esistenti vanno a gettarsi infruttuose nel fiume Po”.

Fonte carta: Catasto Rabbini, tav. XIV, 1866 (AST, Sezioni Riunite)

Dopo il 1881 esso ritornò alle produzioni tessili, prima laniere e poi legate alle fibre artificiali; dopo la Prima guerra mondiale la fabbrica passò alla Società Industrie Tessili Torinesi Anonima (SITTA) del gruppo Snia Viscosa di Riccardo Gualino. Alla fine degli anni Cinquanta essa fu rilevata e ampliata dalla FIMIT, operante nel settore della componentistica dell’auto, e nel 1998 cessò definitivamente ogni attività. (21) Nel corso del Novecento il salto d’acqua di 163 kW di potenza nominale di cui lo stabilimento si giovava fu impiegato per la produzione idroelettrica, ma nel febbraio del 1950 la nuova diga dell'AEM edificata sul Po a valle dello scaricatore lo rese inutilizzabile. (22)

2011 - Fonte: Bing Maps

Ex stabilimento FIMIT nel 2011 e nel 2017.

2017 - Fonte: Google Maps

E' evidentissimo il degrado che in una sola decina di anni rischia di compromettre definitivamente la bella struttura architettonica della prima industrializzazione torinese.

Il complesso si estende tutt’ora su una superficie di circa 20.000 m2 e, nonostante le numerose trasformazioni subite nel tempo, l’ala più antica ha conservato fin quasi ai giorni nostri le belle caratteristiche architettoniche “manchesteriane” delle origini. Per dirla con le parole di P. Bassignana: "Anche se la ruota idraulica è stata da tempo rimossa e non esiste più, è invece ancora perfettamente conservato l'edificio che la ospitava. Attraverso le feritoie che lo collegano con il corpo principale non è difficile immaginare le grandi cinghie di cuoio che, penetrando all'interno, conferivano il movimento alle macchine di volta in volta utilizzate. E non è neppure difficile vedere con l'occhio della mente, nelle lunghe maniche del pianterreno e del primo piano, la folla di uomini, e donne, intenti alle rispettive mansioni." (23) E per quanto oggi gravemente compromesso dall’abbandono e dal degrado, l’edificio meriterebbe certamente un intervento conservativo di rifunzionalizzazione.

Con Regie Patenti del 3 maggio 1821 sul ramo Vanchiglia, nei pressi del ponte delle Benne, fu concessa una ruota davanoira a palmette per il movimento di una “pesta da rusca” e un “botallo” nella conceria Raby, la quale già utilizzava le acque del canale per il lavaggio delle pelli. (24)

Conceria RaBy borgo Dora Torino
LA CONCERIA RABY

Progetto preliminare per una parte dello stabile della conceria Raby. La concessione sarà estesa anche a un “botallo per follare le pelli”. La pendenza del canale nel disegno è fortemente sovrastimata e nel progetto definitivo la ruota idraulica sarà modificata e i dodici “taglietti” della pesta inizialmente previsti saranno ridotti a sei.

Fonte: Pianta ed alzata di una parte dell'edificio di conceria di corami proprio del sig. Michele Raby, con il progetto di una ruota sulla bealera del Regio Parco che serve per il movimento di una pesta a taglietti, 1821 (AST, Sezioni Riunite).

LA RUOTA BOGETTO

Nella planimetria è ben visibile l’edificio della ruota e i fabbricati della conceria Raby che si affacciano sulla strada del Regio Parco.

Fonte: Piano regolare del corso della bealera del Regio Parco dall'uscita dei molini di Torino sino al ponte delle Benne, 1824 (AST, Sezioni Riunite).

Conceria Raby borgo Dora Torino
Opificio Boggetto Torino

È datata 13 dicembre 1849 la concessione rilasciata ai fratelli Giacinto e Felice Boggetto relativa a una ruota idraulica per lavorare l’erba detta “spartea” per produrre stuoie e zerbini. L’opificio sorgeva nell’isolato delimitato da largo Montebello e via Santa Giulia, in prossimità dello scaricatore del Tarino. Nel 1858 l’uso della ruota venne esteso al moto di un tornio e di un ventilatore nello stabilimento per la lavorazione della ghisa e del ferro ospitato nello stesso caseggiato. (25)

È ben visibile la collocazione della modesta ruota idraulica che prendeva dal canale e lasciava defluire nello scaricatore del Tarino sulla sinistra del disegno. Si noti che via Santa Giulia è indicata nella pianta con il precedente nome di via San Luca.

Fonte: Planimetria dell’opificio dei f.lli Boggetto, 1857 (AST, Sezioni Runite)

TRASMISSIONE TELODINAMICA AL REGIO PARCO

Nel 1886 la Società Anonima Fabbrica Torinese di Colla e Concimi ottenne la concessione per collocare alla barriera daziaria del Camposanto di corso Novara una ruota idraulica orizzontale, trasferendo il moto prodotto alla fabbrica che si trovava poco distante con un sistema di cavi e pulegge di trasmissione telodinamica. Nel 1892 sullo stesso salto venne costruito l’edificio per i motori e la dinamo destinati a produrre energia elettrica da trasmettersi a un casamento sito presso il ponte Mosca. (26)

TRASMISSIONE TELODINAMICA DELLA FABBRICA TORINESE DI COLLA E CONCIMI
Trasmissione telodinamica al Regio Parco Torino

Il progetto del sistema telodinamico della società Anonima Fabbrica Torinese di Colla e Concimi risale al 1882. Esso consentiva di trasportare su breve distanza e tramite un cavo sorretto da tralicci l’energia prodotta da una turbina collocata su un salto idraulico. Anche nel caso in questione tale sistema fu presto soppiantato dalla diffusione della ben più efficiente energia elettrica.

Fonte: ASCT, AA.LL.PP., 1888, 169/7.

Il canale del Regio Parco servì anche numerose utenze irrigue, benché gli ampi spazi agricoli attraversati fossero in parte adacquati anche dalla bealera Vanchiglia. Nel 1836 risultano titolari di bocchetti sul canale i signori Raby, Prever, Perino, Musy, Bracchetti, Vanzina e il prevosto della Santissima Annunziata, sacerdote Vacchetta. (27)

APPROFONDIMENTI

(cliccare  sull'immagine o sul testo per andare alla pagina)

Nel 2017 sono iniziati i lavori per l'allestimento di una minicentrale idroelettrica che utilizzerà il salto della traversa dell'ex canale del Regio Parco.

La Manifattura Tabacchi

La Cartiera del Parco

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Il quadro attuale. Il complesso delle ex manifatture del Parco e il vasto quadrante di nordest focalizzato sul dismesso scalo merci Vanchiglia, detto "Spina 4", attendono da anni radicali interventi di recupero, nel contesto di una generale  riurbanizzazione. All'interno di alcuni tra i progetti formulati in passato, tra cui la discussa «Variante 200», si ipotizzavano la creazione di nuove strutture d’acqua, seppure ovviamente solo a fini decorativi degli ampi spazi verdi ideati. Tuttavia tali progetti risultano oggi (2017) decaduti o fortemente ridimensionati e i destini dell’area, a cui sono legati i resti del canale del Regio Parco, paiono quanto mai incerti

Il recupero ed il riuso del canale del Regio Parco ha una funzione essenziale del 2010 Studio Associato Pietrolucci per la sistemazione dell'ex scalo Vanchiglia.

Fonte: Città di Torino - Concorso Internazionale di idee La Metamorfosi.

(Cliccare QUI per andare al Progetto)

UNA MODESTA PROPOSTA PRATICA

Il complesso delle ex manifatture del Parco e il vasto quadrante di nord-est focalizzato sul dismesso scalo merci Vanchiglia, detto "Spina 4", attendono da anni radicali interventi di recupero e riurbanizzazione. Alcuni tra i progetti formulati in passato, tra cui la discussa “Variante 200”, ipotizzavano la creazione di nuove strutture d’acqua ispirate al vecchio canale, seppure ovviamente solo a fini decorativi degli ampi spazi verdi previsti. Tuttavia tali progetti risultano oggi decaduti o fortemente ridimensionati e i destini dell’area, a cui è legato ciò che resta del canale del Regio Parco, paiono quanto mai incerti.

In attesa di nuove idee una semplice proposta. La parte storica delle Regie fabbriche, l'asilo Umberto I, la scuola elementare Giuseppe Cesare Abba e la piazza omonima, la Cassa Operaia di Deposito e Prestiti e i casamenti attorno a via Maddalene costituiscono il cuore del vecchio borgo del Regio Parco e parte essenziale della memoria storica protoindustriale e industriale della città. La mancanza di un’adeguata tutela di questo patrimonio non è immaginabile. In tale contesto si distingue il frammento di territorio costituito dal tratto di corso Regio Parco su cui insistono l’alveo asciutto del canale, le vecchie case, i fabbricati storici dell’ex tabacchificio e il binario del raccordo che lo collegava alla rete ferroviaria. La traversa, gli alvei in pietra del canale e le opere di distribuzione, le chiuse in legno, i massici meccanismi in ferro collocati nel parapetto di destra che controllavano i flussi d’acqua diretti verso la cartiera e lo scaricatore versano in condizioni precarie, ma sono ancora recuperabili. Con modesti interventi economici per il restauro del canale, la cura del viale, l’aggiunta di un minimo di arredo urbano e di pannelli illustrativi si potrebbe allestire un micro-parco industriale dal forte valore storico e simbolico, evocativo del passato produttivo, nemmeno troppo remoto, della città e del quartiere, magari collocando sul binario di raccordo dismesso un rotabile di quelli, forse ancora esistenti, che vi prestarono servizio per anni.

Si segnala la proposta all’attuale amministrazione civica, e segnatamente al vicesindaco Guido Montanari, il quale ha sottolineato spesso l’importanza di non limitare la salvaguardia al patrimonio artistico, ma di estenderla a quello storico e territoriale, di cui l’area in questione si crede costituisca un frammento coerente e unitario degno di considerazione.

Il canale del Regio Parco e il raccordo ferroviario della Manifattura tabacchi negli anni Settanta.

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