I Molini Dora o Molassi

I molini di Dora, detti i Molassi, per secoli furono quelli torinesi più importanti, i molini della città per antonomasia. Principale opificio cittadino e fulcro di un sistema idraulico strutturato innanzitutto per fornire loro forza motrice, attorno ad essi si strutturò il maggiore e più antico nucleo protoindustriale di Torino.

cliccare sull'immagine per ingrandire

cliccare sull'immagine per andare alla mappa

La prima rappresentazione cartografica dei molini di Dora risale probabilmente al celebre disegno di G. Carracha (1572). I mulini sono la semplice costruzione alla estrema destra della immagine, vicino al canale. Vi si accede dalla strada di destra che esce dalla porta Doranea (o Palatina). Quella sulla sinistra, superato il ponte detto di Spialetto, conduce verso il Piemonte orientale e Milano.

Fonte: G. Carracha, Agusta Taurinorum (particolare) - Bibliothèque nationale de France

Molassi di Torino (1572)

L'origine dei molini torinesi si perde nell'alto Medioevo e d’altra parte la produzione delle farine fu per secoli la principale funzione civica e produttiva, dalla quale dipendeva la sopravvivenza stessa della città. Secondo Cesare Bianchi, il primo molino torinese sorse sulla riva destra della Dora, all'incirca allo sbocco dell'attuale c.so Vercelli, per volere del conte Ratberto, signore di Torino, nell'827. In seguito, attorno al 1000, il Comune ne fece costruire un secondo poco distante, sempre sulla Dora. (1) Il Bianchi, purtroppo, non indica la fonte delle proprie ricerche, e le prime tracce attendibili ed accertate di molini da grano attestati nei pressi della porta San Michele (una porta urbana secondaria corrispondente all’odierna Porta Palazzo) risalgono solo alla metà del Trecento. La loro effettiva ubicazione nei secoli precedenti non è documentata, tuttavia la morfologia, coerente con la disponibilità di un dislivello sufficiente per sfruttare potenziale dinamico del canale, non lasciava molti gradi di libertà nella scelta del sito. E’ quindi probabile che l'ubicazione originaria non si discostasse da quella dei molini di Dora storicamente conosciuti, corrispondente al perimetro delimitato dalle odierne vie Priocca, Fiochetto, Pisano e da corso XI Febbraio, in posizione strategica tra la città e la Dora. (2)

Inizialmente la proprietà dei molini di Dora fu divisa in quote ripartite tra i maggiorenti della città, che in seguito una accorta politica di acquisizione portò sotto il controllo ducale. Con lettere patenti della Duchessa Violante di Savoia del 21 giugno 1475 furono concessi in albergamento, ossia di enfiteusi perpetua, alla Città di Torino . Si trattò di una cessione motivata dalla scarsa reddittività legata alle elevate spese di manutenzione. Il Comune fu abile nell’ottenere la riconferma dei diritti di banno e di moltura, nonchè del monopolio detenuto sulle attività idrauliche cittadine. La bannalità stabiliva l’obbligo assoluto, senza eccezione per alcuno, di macinare i grani presso i mulini municipali pagando una quota in natura. La conferma dei privilegi esercitati sulle acque della Dora, del Po e dei canali derivati, già sanciti dagli antichi statuti cittadini, riconosceva alla Città la facoltà esclusiva di modificare a suo piacimento il corso delle bealere e costruirne di nuove, di erigere «molendina, ressya, baptitoria, et alia ingegna», nonché di dare in concessione quelli esistenti. Le Patenti del 1475, riferite agli edifici «extra Portam Palays» ed ai «molendina supra Pado», furono confermate e rinnovate da Emanuele Filiberto il 1 gennaio 1566, dopo la riconquista del ducato ed il trasferimento della capitale a Torino, nonché da numerose deliberazioni dei sovrani successivi.

Estratto dalle patenti della duchessa Violante del 21 giugno 1475

 

"La Serenissima Duchessa Yolant concesse alla Città, che, ne S.A. né i suoi successori potessero, meno alcun altra persona di qualsivoglia stato, grado, e condizioni, eccettuati gli Torinesi, costruire né far costruire nella detta Città, meno nel suo distretto è fine della medesima, alcuni mulini, resighe, battitori ed altri ingegni, meno dar licenza ad alcuno di farne, sotto pena di 200 marchi d'argento per ciascuno, e per cadauna volta da applicarsi alla medesima Città, ed ove ne siano costrutti senza licenza, o per l'avvenire occorresse farsene, e se ne costrussero, che sia lecito ai Sindaci di Torino, e i loro agenti di propria autorità, senza alcuna licenza farle totalmente distruggere senza incorso di pena alcuna; e circa le già fatti, e costrutti che sia lecito alla medesima Città, ai signori Sindaci, e non da altri, multarli ovunque meglio le parrà o sovra il fiume Po, sopra la Dora, senza alcuna licenza, né in orso di pena...."

La duchessa Violante, o Jolanda (oppure ancora Yolant) di Francia era madre e tutrice del piccolo Filiberto I di Savoia. Il contratto di albergamento comportò il versamento una tantum di 400 fiorini, a cui si aggiunsero 55 fiorini di elemosina da convertirsi in dote per due ragazze povere. Il canone annuo di 1.100 fiorini fu stabilito sulla base dei precedenti affittamenti.

Fonte: ASCT, CS 2212 cart. 129, Volumetto in cui sono descritte le sovrane concessioni... pag. 25 e G. Bracco, I mulini torinesi e la finanza comunale, in Acque, ruote e mulini, a cura di G. Bracco et al., Torino, Archivio storico della Città di Torino, 1988, vol. 1, pp. 124 -  Per il testo latino integrale delle Patenti cfr: ASCT, CS 2589.

Tali privilegi assicurarono un buon ritorno economico alla gestione dei molini, condotti ora in economia dalla Città (ossia gestiti direttamente), ora dati in appalto a privati. Il controllo della molitura svolgeva tre funzioni economico-amministrative strategiche: costituiva una fonte consistente e certa di entrata per le casse municipali; il reddito generato fu la base per garantire alla Città l’accesso al credito quale pegno per accendere mutui e contrarre prestiti; le farine accumulate per diritto di macina, riscosso in natura sui grani, furono uno strumento essenziale di politica annonaria, utilizzato dalla municipalità per calmierare i prezzi e assicurare il pane alla popolazione torinese nei tempi di carestia. (3)

Molini Dora o Molassi nel 17esimo secolo

Il disegno mostra probabil-mente la planimetria più antica dei molini Dora, che non si discosta dalla fisiono-mia successiva. Si riconoscono sia il vasto scaricatore dello opificio, sia il canale della Pol-veriera, in origine indipen-dente da quello dei molini.

Fonte: Disegno et parere fatto dal cap. Vitozzo Vitozzi sopra l'accrescimento di Torino (particolare), s.d. [fine Cinquecento] (AST, Sezione Corte)

Le prime rappresentazioni cartografiche dei molini di Dora risalgono al tardo Cinquecento e si ha ragione di credere rispecchino un assetto risalente almeno all'inizio del secolo precedente, già basato su due nuclei collocati sulle sponde opposte del canale, dotati rispettivamente di quattro e tre ruote idrauliche. Ruote che, nel 1515, erano salite rispettivamente a sette e quattro. (4)  Lo sviluppo dei molini Dora seguì, per forza di cose, la rapida crescita della città assumendo rapidamente dimensioni ragguardevoli. Alla fine del Settecento vi operavano una trentina di ruote idrauliche collegate a palmenti e buratti - ossia macine e setacci - per la produzione di farine di svariati tipi di cereali e una pesta per la sfilacciatura della canapa e altri usi. (5) Una “ressiga” – ovvero una sega da legno – era destinata ai servizi interni e anche la vicina fucina da ferro municipale era funzionale innanzitutto alla loro manutenzione.

La Carta delle Regie Cacce del 1762 mostra la la formazione di un nucleo di edifizi protoindustriali nell'area dei molini allineato lungo il canale dei Molassi, separato da borgo Dora.

Fonte: AST, Sez. Corte, Carte topografiche e disegni,  Carte topografiche segrete, Torino 15 A VI Rosso, f. 3  (particolare)

La planimetria risale al 1818 e mostra l’insieme delle proprietà municipali attorno a cui si è sviluppato il nucleo protoindustriale di borgo Dora. Oltre ai fabbricati dei molini distribuiti su due grandi cortili e alle quattro partite di ruote, si distinguono sopra il canale il filatoio da seta già Galleani e sotto lo stesso l’ex filatoio Pinardi, la fucina da ferro e, in basso, i forni. Anche gli orti occupano ampi spazi.

Fonte: Molini ed altri edifizi propri della città nel sobborgo di Dora, 1818 (ASCT, Tipi e Disegni, 18.1.1)

Nei molini più grandi e dotati di molte macine, come i Molassi, le ruote idrauliche erano organizzate in "partite", ossia in serie di unità (in genere quattro o sei) alimentate in parallelo "alle reni". Gli impianti non raggiungevano quasi mai il massimo potenziale produttivo e, di fatto, le ruote idrauliche utilizzate erano inferiori a quelle installate, sia perché il loro impiego era correlato alla domanda effettiva di farina, sia perché un certo numero di ruote e di macine era fisiologicamente fermo per guasto, manutenzione o riserva. In ogni caso di rado l'acqua del canale sarebbe stata in grado di portare i molini di Dora alla massima produttività teorica. Una rilevazione dell'ingegnere Brunati condotta nel 1832 rilevò una media di poco meno di 13 ruote giornalmente attive, sulle 26 destinate alla macina dei grani. Stimato il consumo medio di Torino in 600 sacchi giornalieri di farina e in 50 sacchi la produzione di ciascuna macina in ventiquattro ore di lavoro ininterrotto, ne discendeva che per soddisfare i bisogni annonari della città fosse necessario il lavoro continuato di almeno 12 ruote. A tale obiettivo furono improntate le misure straordinarie di regolazione e riduzione dei prelievi d’acqua operate sulle derivazioni a monte della Pellerina durante i periodi di siccità. In caso di emergenza il municipio poteva contare inoltre sul sussidio dei molini della Rocca ed a quelli della Madonna del Pilone. (6) All'apice dell'espansione i numerosi spazi interni al complesso dei Molassi ospitavano uffici, cortili porticati, tettoie, depositi, magazzini, laboratori, legnaie, stalle, scuderie, orti, abitazioni dei mugnai, nonché una cappella ed i locali dei forni.

 

PIANTA DEGLI EDIFICI, DELLE FABBRICHE E DEI SITI DEI MOLASSI NEL BORGO DI DORA

La planimetria, redatta dall’ing. Gioachino Butturini nel 1814, mostra sia l’organizzazione del complesso precedente la radicale ristrutturazione avviata nel 1771, sia le opere realizzate posteriormente.

Fonte: ASCT, CS 2661 (particolari)

(cliccare sulle immagini per ingrandirle)

Pianta de Molini Dora o Molassi

Sulla sinistra del disegno sono ben visibili le sette ruote della terza partita collocate lungo lo scaricatore, a cui si aggiunge una davanoira e, sulla sponda opposta, le tre ruote della quarta partita. A queste seguono la ruota della pesta da canapa e quella della sega da legname utilizzata per la manutenzione e le riparazioni nel complesso. Sulle due partite risultano attive undici macine da grano, o “palmenti”, una per ogni ruota idraulica attiva. Più avanti, lungo lo scaricatore, sono riportate le tre ruote dei setacci meccanici per le farine, o “buratti”, ospitati nei nuovi magazzini del grano. Le parti in marrone indicano le ristrutturazioni successive al 1799. Si noti il tracciato originario dello scaricatore generale dei molini. 

Molini Dora o Molassi - Prima e seconda partita di ruote

Questa parte del disegno mostra la prima e la seconda partita di ruote. Ognuna conta sette unità più una davanoira ed anche in questo caso a ogni ruota è associata una singolo palmento, ossia ad una coppia di macine. La tinta marrone segnala le ricostruzioni successive al 1779. Sulla destra del canale è visibile lo scaricatore sotterraneo che bypassa l’impianto e consente di fermarlo senza interrompere il flusso nel canale. Esso si è reso necessario dopo l’aggiunta delle ruote della terza e della quarta partita sullo scaricatore a cielo aperto originario.

Molini Dora o Molassi a Torino

La terza parte della pianta mostra il cortile al di sotto del canale su cui insistono gli uffici e numerosi altri servizi ospitati nel molino. Con esso confina il grande fabbricato porticato dei nuovi forni aggiunto dal governo francese. I tratti in tinta marrone sfumato indicano che il cortile oltre il nuovo ingresso dei molini è stato ricavato eliminando alcuni locali del complesso nei quali, tra gli altri, era installata la pesta per la macina delle terre da maiolica e da colori trasferita al Martinetto dopo la ristrutturazione del 1771. 

Fonte: Libro contenente copia delle lettere, ordinati, relazione dei deputati, del conto particolare e generale ed altri conti dei redditi dei molini della Città di Torino, ed edifici ad essa aggregati per il decennio dal 1770 al 1779 (ASCT, CS 2469)

La municipalità storicamente controllava una decina di mulini sparsi nel circondario torinese, ma quelli di Dora rimasero sempre di gran lunga i più importanti: essi rappresentavano ben oltre la metà del macinato annuo complessivo. Gli altri impianti avevano capacità molitorie decisamente minori e, dispesi sul territorio esterno all’abitato, servivano in primo luogo le comunità locali, per le quali i mulini di Porta Palazzo risultavano troppo distanti da raggiungere. (Vedi anche scheda: i molini di Torino)

L'attività dei molini di Dora
(media 1770-1779 in sacchi ed in percentuale)

Il Comune di Torino, nella seconda metà dell’Ottocento, perduti i secolari diritti di macinazione, avviò la dismissione dei suoi mulini, inclusi gli storici Molassi di Dora. Il complesso fu diviso in due lotti: il primo comprendeva 6.704 mq di fabbricati e siti, nonché meccanismi e accessori, tra cui 42 palmenti e 18 motori idraulici di diverso tipo; il secondo riguardava i 4.916 mq dei forni. La vendita non fu facile: non solo la fine del regime di monopolio ne diminuì il valore, ma soprattutto l'avvento dei moderni mulini anglo-americani a rulli li rese obsoleti. Solo nel 1883, andate deserte le aste pubbliche del 1850, 1858, 1872 e 1882, i molini furono ceduti, con trattativa privata, al sig. Alessandro Ghignone, che li acquisì sia in nome proprio, sia di una  società anonima da costituirsi per il loro futuro esercizio. La vendita fruttò alle casse municipali 580.000 lire. (8)

G.U. 4 maggio 1882 n° 106, pag. 1907 - Avviso di secondo incanto per la vendita dello Stabilimento dei molini detti di Dora o dei Molassi ed annessi locali e fabbricati dei Forni.
PROVA_VIA.jpg
Molini Dora o Molassi a Torino

Immagine ottocentesca dei molini

e dei magazzini del grano.

Ruote e palmenti dei Molini di Dora

Fonte: Capitolato per la vendita all'asta pubblica dello stabilimento dei molini detti di Dora o dei Molassi ed annessi locali

e fabbricati dei forni, 1882 (ASCT, Consorzio Bealere, Canali Diversi, Molassi, 79/008).

Ingresso dei molini Dora o Molassi Torino
Cappella di San Martino ai Molini dora o Molassi Torino

Fonte: Capitolato di vendita dei molini  del 1882 (5)

A sinistra l'ingresso dei Molini Dora, in via Priocca n° 6.  A destra la cappella di San Martino ai Molassi, dove nel 1845 don Bosco creò il suo primo oratorio. Dopo pochi mesi  fu costretto a trasferirlo altrove a causa delle proteste dei mugnai, disturbati dagli schiamazzi dei ragazzi.

la Società Anonima Molini Dora ammodernò ed ampliò gli impianti assicurandone l'esercizio per un'ottantina di anni. Essi sopravvissero alle trasformazioni urbanistiche di Porta Palazzo, ma con il secondo dopoguerra iniziò l'irreversibile declino; i vecchi ed ormai anacronistici molini, sempre più assediati e soffocati da una selva di anonime palazzine, chiusero i battenti nei primi anni Sessanta del Novecento. L’ubicazione in un'area destinata dal "Piano di Ricostruzione" a funzione residenziale precluse ogni ipotesi di ammodernamento o riconversione. Al contempo il risanamento del borgo, reso improcrastinabile dal degrado e dalla pressione dei nuovi flussi migratori, segnò la fine del canale, di cui i molini rimanevano uno degli ultimi utilizzatori. Con la convenzione stipulata nel 1960 con il Comune la Società Immobiliare Molini Dora, ultima ragione sociale della società di gestione, rinunciava agli antichi diritti di derivazione d'acqua sul canale dei Molassi in cambio di un indennizzo di 90 milioni di lire; la municipalità cedeva inoltre gli alvei delle canalizzazioni interni allo stabilimento, ottenendo per contro il sedime necessario alla completa apertura di via Pisano, prevista già dal PRG del 1908. (9)

Torino Piano Regolatore 1868 borgo Dora Molassi

I Molassi mantengono ancora la loro fisionomia, ma il Piano prevede la profonda ristrutturazione dello spazio urbano circostante. Esso tuttavia ha trovato applicazione solo parziale; ad esempio in luogo dello sbocco di via Priocca su piazza Emanuele Filiberto (ora Porta Palazzo) è stata realizzata piazza Don Albera. 

Fonte: Estratto del Piano Regolatore […], 27 dicembre 1868 e successive modificazioni (RAPU)

IL RECUPERO FUNZIONALE DEI MOLASSI

Macinando per secoli, nello stesso luogo e senza soluzione di continuità, i grani e producendo le farine per i torinesi, i molini di Dora hanno -vantato continuità di esercizio e di localizzazio-ne davvero rimarchevoli. Dopo la loro chiusura, in ottemperanza ai piani edilizi, gran parte degli edifici vennero demoliti e sostituiti da moderne ed anonime abitazioni. Tutta-via alcune parti del complesso sono soprav-vissute e rappresentano un felice esempio  di restauro conservativo e funzionale.

Ex complesso dei Molassi molini Dora Torino

Gli ex magazzini del grano dei molini Dora (gli edifici a forma di L in basso nell'immagine) sono oggi sede della Direzione delle Attività Produttive della Regione Piemonte, mentre il fabbricato della prima partita di ruote (in alto nell'immagine) ospita gli Uffici Giudiziari della Procura della Repubblica di Torino. Entrambi hanno accesso da via Andrea Pisano.                ​ ​Fonte: Google Maps

I MOLASSI RISTRUTTURATI

cliccare sulle frecce per scorrere le immagini e sulle immagini per ingrandirle

 
NOTE
  1. Cfr. Cesare Bianchi, Porta Palazzo ed il Balon. storia e mito, Editrice Il Punto, Toerino, 1986, p. 125. Per quanto interessante l'opera non è sempre pienamente attendibile e, non citando le fonti, tali notizie andrebbero forse prese con benefico di inventario.

  2. Per quanto concerne le tracce dei primi molini da grano torinesi, ed in generale le prime macchine idrauliche, cfr. M. T. Bonardi, Canali e macchine idrauliche nel paesaggio suburbano, in Acque, ruote e mulini, a cura di G. Bracco et al., Torino, Archivio storico della Città di Torino, 1988, vol. 1, pp. 105 ss.

  3. Cfr. G. Bracco, I mulini torinesi e la finanza comunale, in Acque, ruote e mulini, a cura di G. Bracco et al., Torino, Archivio storico della Città di Torino, 1988, vol. 1, pp, p. 124 ss. Cfr: anche la Mappa dei mulini di Torino.

  4. Cfr. il saggio di P. Chierici, Le strutture materiali dei mulini di Dora dal tardo medioevo alle soglie dell'Ottocento, ibidem, pp. 273 ss.

  5. ASCT, CS 2661. Il numero delle ruote idrauliche censite è solo indicativo perché varia tra le diverse rilevazione per motivi facilmente intuibili.

  6. AST, Camera dei Conti, Piemonte, Feudalità, articolo 766 Atti di visita e titoli riguardanti acque, bealere, mulini e canali, § 2 Titoli riguardanti le derivazioni d'acqua dalla Dora, mazzo 2, doc. del 4 marzo 1833, Relazione dell’ing. B. Brunati sulla distribuzione delle acque della Dora dal 12 agosto a tutto il dicembre 1832.

  7. ASCT, CS 2589. Tali diritti furono estesi alle altre macchine mosse dall'acqua, stabilendo di fatto il monopolio della Città su tutti gli edifici idraulici torinesi. Solo essa infatti avrebbe potuto modificare gli impianti esistenti, costruirne di nuovi e concederli in affitto a privati cittadini. Questo monopolio completava di fatto il controllo assoluto che essa esercitava sulle acque derivate dal Po e dalla Dora discorrenti al proprio interno.

  8. ASCT, Atti Speciali, vol. 1bis, p. 384 e Atti Pubblici vol. 4, p. 23 e segg. La vendita dei molini municipali fu assai problematica. Si consideri che nella precedente asta del 1872, andata deserta, la base di partenza dei molini era stata di lire 618.000.

  9. ASCT, Atti C.C., 14 marzo 1960, § 23, Canale dei Molassi. Soc. Imm. Molini Dora. Rinunzia ad antichi diritti di derivazione d'acqua.

Progetto Bonsignore del 1802 per la facciata dei nuovi forni pubblici

Fonte: Acque, ruote e molini a Torino.

Ultimo aggiornamento della pagina 30/05/2021