I Molini Dora o Molassi

I molini di Dora, detti i Molassi, per secoli furono i molini torinesi più importanti, i molini della città per antonomasia. Principale opificio cittadino e fulcro di un sistema idraulico strutturato innanzitutto per fornire loro forza motrice, attorno ad essi si strutturò il maggiore e più antico nucleo protoindustriale di Torino.

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La prima rappresentazione cartografica dei molini di Dora risale probabilmente al celebre disegno di G. Carracha (1572). I mulini sono la semplice costruzione alla estrema destra della immagine, vicino al canale. Vi si accede dalla strada di destra che esce dalla porta Doranea (o Palatina). Quella sulla sinistra, superato il ponte detto di Spialetto, conduce verso il Piemonte orientale e Milano.

Fonte: G. Carracha, Agusta Taurinorum (particolare) - Bibliothèque nationale de France

La loro origine si perde nell'alto Medioevo e d’altra parte la produzione delle farine fu per secoli la principale funzione civica e produttiva, dalla quale dipendeva la sopravvivenza stessa della popolazione. Le prime tracce attendibili di molini da grano attestati nei pressi della porta San Michele (una porta urbana secondaria corrispondente all’odierna Porta Palazzo) risalgono alla metà del Trecento. La loro effettiva ubicazione nei secoli precedenti non è documentata, tuttavia la morfologia, coerente con la disponibilità di un dislivello sufficiente per sfruttare potenziale dinamico del canale, non lasciava molti gradi di libertà nella scelta del sito. E’ quindi probabile che essa non si discostasse da quella accertata, corrispondente al perimetro delimitato dalle odierne vie Priocca, Fiochetto, Pisano e da corso XI Febbraio, in posizione strategica tra la città e la Dora. (1)

Inizialmente la proprietà dei molini di Dora fu divisa in quote ripartite tra i maggiorenti della città ed in seguito una accorta politica di acquisizione li portò sotto il controllo ducale. Furono infine concessi in albergamento, ossia di enfiteusi perpetua, alla Città di Torino con lettere patenti della Duchessa Violante di Savoia, del 21 giugno 1475. Si trattò in realtà una vendita motivata dalla scarsa reddittività dovuta alle elevate spese di manutenzione. Il Comune fu abile nell’ottenere i diritti di banno e di moltura, nonchè la riconferma del monopolio sulle attività idrauliche all’interno del territorio cittadino. Tali diritti prescrivevano l’obbligo assoluto, senza eccezione per alcuno, di macinare i grani presso i mulini municipali pagando una quota in natura. La riconferma dei privilegi esercitati sulle acque della Dora, del Po e dei canali derivati, già sanciti dagli antichi statuti cittadini, conferiva alla Città la facoltà esclusiva di modificare a suo piacimento il corso delle bealere e costruirne di nuove, di erigere «molendina, ressya, baptitoria, et alia ingegna», nonché di dare in concessione quelli esistenti.

Estratto dalle patenti della duchessa Violante del 21 giugno 1475

 

"La Serenissima Duchessa Yolant concesse alla Città, che, ne S.A. né i suoi successori potessero, meno alcun altra persona di qualsivoglia stato, grado, e condizioni, eccettuati gli Torinesi, costruire né far costruire nella detta Città, meno nel suo distretto è fine della medesima, alcuni mulini, resighe, battitori ed altri ingegni, meno dar licenza ad alcuno di farne, sotto pena di 200 marchi d'argento per ciascuno, e per cadauna volta da applicarsi alla medesima Città, ed ove ne siano costrutti senza licenza, o per l'avvenire occorresse farsene, e se ne costrussero, che sia lecito ai Sindaci di Torino, e i loro agenti di propria autorità, senza alcuna licenza farle totalmente distruggere senza incorso di pena alcuna; e circa le già fatti, e costrutti che sia lecito alla medesima Città, ai signori Sindaci, e non da altri, multarli ovunque meglio le parrà o sovra il fiume Po, sopra la Dora, senza alcuna licenza, né in orso di pena...."

La duchessa Violante era Jolanda (o Yolant) di Francia, madre e tutrice del piccolo Filiberto I di Savoia. Il contratto di albergamento comportò il versamento una tantum di 400 fiorini, a cui si aggiunsero 55 fiorini di elemosina da convertirsi in dote per due ragazze povere. Il canone annuo di 1.100 fiorini fu stabilito sulla base dei precedenti affittamenti.

Fonte: ASCT, CS 2212 cart. 129, Volumetto in cui sono descritte le sovrane concessioni... pag. 25 e G. Bracco, I mulini torinesi e la finanza comunale, in Acque, ruote e mulini, a cura di G. Bracco et al., Torino, Archivio storico della Città di Torino, 1988, vol. 1, pp. 124 -  Per il testo latino integrale delle Patenti cfr: ASCT, CS 2589.

In questo modo fu assicurato un buon ritorno economico alla gestione dei molini di Dora, condotti ora in economia dalla Città (ossia gestiti direttamente), ora dati in appalto a privati. Inoltre essi svolsero tre importanti funzioni economico-amministrative: costituirono una fonte consistente e certa di entrata per le casse municipali; il reddito generato fu la base per garantire alla Città l’accesso al credito quale pegno per accendere mutui e contrarre prestiti; le farine accumulate per diritto di moltura, riscosso quindi in natura sui grani macinati, fu uno strumento essenziale di politica annonaria, utilizzato dalla municipalità per calmierare i prezzi e assicurare il pane alla popolazione torinese nei tempi di carestia. (2)

Molini Dora o Molassi nel 17esimo secolo

Il disegno mostra probabilmente la planimetria più antica dei molini Dora, che non si discosta dalla fisionomia storica nota. Sono riconoscibili il vasto scaricatore dell'opificio e il canale della Polveriera, ancora  indipendente da quello dei molini.

Fonte: Disegno et parere fatto dal cap. Vitozzo Vitozzi sopra l'accrescimento di Torino (particolare), s.d. [fine Cinquecento] (AST, Sezione Corte)

Le prime rappresentazioni cartografiche dei molini di Dora risalgono al tardo Cinquecento e si ha ragione di credere rispecchino un assetto risalente almeno all'inizio del secolo precedente, quando essi erano organizzati già in due nuclei produttivi collocati sulle sponde opposte del canale e dotati rispettivamente di quattro e tre ruote idrauliche. Ruote che, nel 1515, erano salite rispettivamente a sette e quattro. (3)

Lo sviluppo dei molini Dora seguì la rapida crescita della città e assunse in fretta dimensioni ragguardevoli. Alla fine del Settecento operavano al loro interno una trentina di ruote idrauliche collegate a palmenti e buratti (macine e setacci), destinati alla produzione di farine di svariati tipi di cereali, e a una pesta per la canapa e altri usi. (4) Una “ressiga” – ovvero una sega per il legname – era destinata ai servizi interni e anche la fucina da ferro municipale, situata poco distante, era funzionale innanzitutto alla loro manutenzione.

La Carta delle Regie Cacce del 1762 mostra la la formazione di un nucleo di edifizi protoindustriali nell'area dei molini allineato lungo il canale dei Molassi, separato da borgo Dora.

Fonte: AST, Sez. Corte, Carte topografiche e disegni,  Carte topografiche segrete, Torino 15 A VI Rosso, f. 3  (particolare)

La planimetria risale al 1818 e mostra l’insieme delle proprietà municipali attorno a cui si è sviluppato il nucleo protoindustriale di borgo Dora. Oltre ai fabbricati dei molini distribuiti su due grandi cortili e alle quattro partite di ruote, si distinguono sopra il canale il filatoio da seta già Galleani e sotto lo stesso l’ex filatoio Pinardi, la fucina da ferro e, in basso, i forni. Anche gli orti occupano ampi spazi.

Fonte: Molini ed altri edifizi propri della città nel sobborgo di Dora, 1818 (ASCT, Tipi e Disegni, 18.1.1)

I molini non raggiungevano quasi mai il massimo potenziale produttivo e di fatto le ruote idrauliche utilizzate erano quindi inferiori a quelle installate, sia perché il loro impiego era correlato alla domanda effettiva di farina, sia perché un certo numero di ruote e di macine era fisiologicamente fermo per guasto, manutenzione o riserva. In ogni caso di rado l'acqua del canale sarebbe stata in grado di portare i molini alla produttività teorica. Una rilevazione dell'ingegnere Brunati condotta nel 1832 rilevò una media di poco meno di 13 ruote giornalmente attive nei molini, sulle 26 destinate alla macina dei grani. Stimato il consumo medio di Torino in 600 sacchi giornalieri di farina e in 50 sacchi la produzione di ciascuna macina in ventiquattro ore di lavoro ininterrotto, ne discendeva che per soddisfare i bisogni annonari della città fosse necessario il lavoro continuato di almeno 12 ruote. A tale obiettivo furono improntate le misure straordinarie di regolazione e riduzione dei prelievi d’acqua operate sulle derivazioni a monte della Pellerina durante i periodi di siccità. In caso di emergenza il municipio poteva contare inoltre sul sussidio dei molini della Rocca ed a quelli della Madonna del Pilone. (5) All'apice dell'espansione i numerosi spazi interni al complesso dei Molassi ospitavano anche uffici, cortili porticati, tettoie, depositi, magazzini, laboratori, legnaie, stalle, scuderie, orti, abitazioni dei mugnai, nonché una cappella ed i locali dei forni.

 

PIANTA DEGLI EDIFICI, DELLE FABBRICHE E DEI SITI DEI MOLASSI NEL BORGO DI DORA

La planimetria, redatta dall’ing. Gioachino Butturini nel 1814 mostra sia l’organizzazione del complesso precedente la radicale ristrutturazione avviata nel 1771 e anni seguenti, sia le opere realizzate posteriormente.

Fonte: ASCT, CS 2661 (particolari)

Pianta de Molini Dora o Molassi

Sulla sinistra del disegno sono ben visibili le sette ruote della terza partita collocate lungo lo scaricatore, a cui si aggiunge una davanoira e, sulla sponda opposta, le tre ruote della quarta partita. A queste seguono la ruota della pesta da canapa e quella della sega da legname utilizzata per la manutenzione e le riparazioni nel complesso. Sulle due partite risultano attive undici macine da grano, o “palmenti”, una per ogni ruota idraulica attiva.

 

In alto, sempre lungo lo scaricatore, sono riportate le tre ruote dei setacci per le farine, o “buratti”, ospitati nei nuovi magazzini delle granaglie, costruiti tra il 1771 e il 1799 e disegnati in tinta marrone. Sono indicati invece in nero i forni costruiti durante il periodo del governo francese. Sono riprodotte con tratto marrone sfumato le costruzioni scomparse con la ristrutturazione del 1771 e il vecchio tracciato dello scaricatore.

Molini Dora o Molassi - Prima e seconda partita di ruote

Questa parte del disegno mostra la prima e la seconda partita di ruote. Ognuna conta sette unità più una davanoira ed anche in questo caso a ogni ruota è associata una singolo palmento. La tinta marrone segnala la ricostruzione dell’edificio della seconda partita avvenuta dopo il 1771. Sulla destra del canale è visibile lo scaricatore sotterraneo che bypassa e ferma l’impianto senza interrompere il flusso dell’acqua nel canale. Esso si è reso necessario dopo l’aggiunta delle ruote della terza e della quarta partita sullo scaricatore a cielo aperto originario.

Molini Dora o Molassi a Torino

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La terza parte della pianta mostra il cortile al di sotto del canale su cui insistono gli uffici e numerosi altri servizi ospitati nel molino. Con esso confina il grande fabbricato porticato dei nuovi forni aggiunto dal governo francese. I tratti in tinta marrone sfumato indicano che il cortile oltre il nuovo ingresso dei molini è stato ricavato eliminando alcuni locali del complesso nei quali, tra gli altri, era installata la pesta per la macina delle terre da maiolica e da colori trasferita al Martinetto dopo la ristrutturazione del 1771.

In origine i molini erano di proprietà ducale e furono ceduti in albergamento perpetuo alla Città, con contratto di enfiteusi, dalla duchessa Violante di Savoia, attraverso lettere patenti del 21 giugno 1475. Contestualmente la Città ottenne il diritto esclusivo di macina (bannalità), per il quale i torinesi erano obbligati a servirsi soltanto dei molini comunali. (6) Per quasi cinquecento anni i molini Dora costituirono la prima fonte di gettito e il principale strumento di politica annonaria della municipalità, la quale li condusse talora direttamente, talaltra affidandone la gestione a mugnai privati.

Fonte: Libro contenente copia delle lettere, ordinati, relazione dei deputati, del conto particolare e generale ed altri conti dei redditi dei molini della Città di Torino, ed edifici ad essa aggregati per il decennio dal 1770 al 1779 (ASCT, CS 2469)

La municipalità storicamente controllava una decina di mulini sparsi nel circondario torinese, ma quelli di Dora rimasero sempre di gran lunga i più importanti: essi rappresentavano ben oltre la metà del macinato annuo complessivo. Gli altri impianti avevano capacità molitorie decisamente minori e, dispesi sul territorio esterno all’abitato, servivano in primo luogo le comunità locali, per le quali i mulini di Porta Palazzo risultavano troppo distanti da raggiungere. (Vedi anche scheda: i molini di Torino)

GRANI MACINATI NEI MOLINI DI DORA
(media 1770-1779 in sacchi ed in percentuale)

Il Comune di Torino, nella seconda metà dell’Ottocento, perduti i "diritti di banno" che deteneva da secoli, avviò la dismissione dei mulini di sua proprietà, a cominciare dai Molassi. Il complesso fu diviso in due lotti, il primo dei quali comprendeva 6.704 mq di fabbricati e siti vari, nonché meccanismi e accessori diversi, tra cui 42 palmenti e 18 motori idraulici di diverso tipo; il secondo riguardava i 4.916 mq dei forni, (7) Solo nel 1882, dopo diverse aste pubbliche andate deserte, i molini furono ceduti tramite trattativa privata alla Società Anonima dei Molini di Dora ed ai sigg. Giuseppe e Luigi padre e figlio Rovei. La vendita fruttò alle casse municipali 580.000 lire. (8) Per la loro conduzione fu costituita la Società Anonima Molini Dora, che negli anni ristrutturò e in parte ampliò il complesso. Nel secondo dopoguerra tuttavia iniziò il declino dei vecchi molini, ormai anacronistici nella città del boom economico e sempre più assediati e soffocati da anonimi palazzoni. (9)

RUOTE E PALMENTI AI MOLINI DORA (1882)

Fonte: Capitolato per la vendita all'asta pubblica dello stabilimento dei molini detti di Dora o dei Molassi ed annessi locali

e fabbricati dei forni, 1882 (ASCT, Consorzio Bealere, Canali Diversi, Molassi, 79/008).

Fonte: Capitolato di vendita dei molini  del 1882 (5)

Molini Dora o Molassi a Torino
Ingresso dei molini Dora o Molassi Torino
IMMAGINI DEI MOLASSI NELL'OTTOCENTO

A sinistra: vista d'insieme dei molini

e magazzini del grano

Cappella di San Martino ai Molini dora o Molassi Torino

Sopra: cappella di San Martino ai Molassi, dove nel 1845 don Bosco riunì il suo primo oratorio. Dopo pochi mesi  fu costretto a trasferirlo a causa delle proteste dei mugnai, disturbati dagli schiamazzi dei ragazzi

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A sinistra: ingresso dei molini Dora in via Priocca 6

I Molassi sopravvissero alle numerose trasformazioni urbanistiche di Porta Palazzo e chiusero i battenti solo nei primi anni Sessanta del Novecento, quando erano ormai diventati obsoleti. L’ubicazione in area destinata dal Piano di Ricostruzione a funzione residenziale ne precluse l’ammodernamento o la riconversione produttiva. Al contempo il risanamento del borgo, reso improcrastinabile dal degrado e dai nuovi flussi migratori, segnò la fine del canale, di cui i molini rimanevano uno dei pochi utilizzatori. Con la convenzione stipulata nel 1960 tra il Comune la Società Immobiliare Molini Dora, quest’ultima rinunciava agli antichi diritti di derivazione d'acqua sul canale dei Molassi in cambio di un indennizzo di 90 milioni di lire; la municipalità cedeva anche gli alvei interni allo stabilimento, ma otteneva il sedime che avrebbe consentito la completa apertura di via Pisano, prevista già dal PRG del 1908. (10)

Torino Piano Regolatore 1868 borgo Dora Molassi

I Molassi mantengono ancora la loro fisionomia, ma il Piano prevede la profonda ristrutturazione dello spazio urbano circostante. Esso tuttavia ha trovato applicazione solo parziale; ad esempio in luogo dello sbocco di via Priocca su piazza Emanuele Filiberto (ora Porta Palazzo) è stata realizzata piazza Don Albera. 

Fonte: Estratto del Piano Regolatore […], 27 dicembre 1868 e successive modificazioni (RAPU)

IL RECUPERO FUNZIONALE DEI MOLASSI

Macinando per secoli, nello stesso luogo e senza soluzione di continuità, i grani e producendo le farine per i torinesi, i molini di Dora hanno potuto vantare continuità di esercizio e di localizzazione davvero rimarchevoli. Dopo la loro chiusura, anche in ottemperanza ai piani edilizi, gran parte degli edifici vennero demoliti e sostituiti da moderne ed anonime abitazioni. Tuttavia alcuni sono sopravvissuti e rappresentano un felice esempio  di restauro conservativo e funzionale.

Ex complesso dei Molassi molini Dora Torino

Gli ex magazzini del grano dei molini Dora (gli edifici a forma di L in basso nell'immagine) sono oggi sede della Direzione delle Attività Produttive della Regione Piemonte, mentre il fabbricato della prima partita di ruote (in alto nell'immagine) ospita gli Uffici Giudiziari della Procura della Repubblica di Torino. Entrambi hanno accesso da via Andrea Pisano.                ​ ​Fonte: Google Maps

I MOLASSI RISTRUTTURATI

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NOTE
  1. Per quanto concerne le tracce dei primi molini da grano torinesi, ed in generale le prime macchine idrauliche, cfr. M. T. Bonardi, Canali e macchine idrauliche nel paesaggio suburbano, in Acque, ruote e mulini, a cura di G. Bracco et al., Torino, Archivio storico della Città di Torino, 1988, vol. 1, pp. 105 ss.

  2. Cfr. G. Bracco, I mulini torinesi e la finanza comunale, in Acque, ruote e mulini, a cura di G. Bracco et al., Torino, Archivio storico della Città di Torino, 1988, vol. 1, pp, p. 124 ss. Cfr: anche la Mappa dei mulini di Torino.

  3. Cfr. il saggio di P. Chierici, Le strutture materiali dei mulini di Dora dal tardo medioevo alle soglie dell'Ottocento, ibidem, pp. 273 ss.

  4. ASCT, CS 2661. Il numero delle ruote idrauliche censite è solo indicativo perché varia tra le diverse rilevazione per motivi facilmente intuibili.

  5. AST, Camera dei Conti, Piemonte, Feudalità, articolo 766 Atti di visita e titoli riguardanti acque, bealere, mulini e canali, § 2 Titoli riguardanti le derivazioni d'acqua dalla Dora, mazzo 2, doc. del 4 marzo 1833, Relazione dell’ing. B. Brunati sulla distribuzione delle acque della Dora dal 12 agosto a tutto il dicembre 1832.

  6. ASCT, CS 2589. Tali diritti furono estesi alle altre macchine mosse dall'acqua, stabilendo di fatto il monopolio della Città su tutti gli edifici idraulici torinesi. Solo essa infatti avrebbe potuto modificare gli impianti esistenti, costruirne di nuovi e concederli in affitto a privati cittadini. Questo monopolio completava di fatto il controllo assoluto che essa esercitava sulle acque derivate dal Po e dalla Dora discorrenti al proprio interno.

  7. ASCT, Consorzio Bealere, Canali Diversi, Molassi, 79/008, Capitolato per la vendita all'asta pubblica dello stabilimento dei molini detti di Dora o dei Molassi ed annessi locali e fabbricati dei forni, 1882.

  8. ASCT, Atti Speciali, vol. 1bis, p. 384 e Atti Pubblici vol. 4, p. 23 e segg.

  9. C. Bianchi, Porta Palazzo e il Balon. Storia e mito, il Punto, Torino 1991, p. 130.

  10. ASCT, Atti C.C., 14 marzo 1960, § 23, Canale dei Molassi. Soc. Imm. Molini Dora. Rinunzia ad antichi diritti di derivazione d'acqua.

Progetto Bonsignore del 1802 per la facciata dei nuovi forni pubblici

Fonte: Acque, ruote e molini.

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