I MOLINI DI TORINO

I molini di Dora della Città di Torino, i Molassi, furono di gran lunga i più importanti. Con il tempo la municipalità acquisì altri impianti per evitare agli abitanti dei territori più periferici lunghi e faticosi viaggi verso porta Palazzo. Il ruolo dei Molassi, tuttavia, non venne mai messo in discussione e rimasero i mulini torinesi per antonomasia.

 

La Città godeva del diritto di banno che obbligava i cittadini a servirsi dei suoi molini. La bannalità escludeva quindi ogni forma di concorrenza privata. Solo quando quelli municipali non potevano soddisfare la domanda di farine veniva concesso di rivolgersi temporaneamente ai molini di altri comuni. Chi invece lo avesse fatto in modo clandestino ed illegale rischiava, se scoperto, pesanti sanzioni. Solo il ricorso a mortai e peste manuali era consentito. Il diritto di banno decadde nel corso dell'Ottocento, con le liberalizzazioni volute da Carlo Alberto e l'affermarsi, anche nei territori sabaudi, del mercato capitalistico e delle libertà economiche.

I diritti esercitati dalla Municipalità sulle acque e sugli opifici torinesi risalgono alle Lettere Patenti della duchessa Violante di Savoia del 21 giugno 1475 e saranno ribaditi in seguito più e più volte. Chiarissima e paradigmatica la loro formulazione, tra cui quella del diritto di banno, nell'istrumento con cui la Città rinnova il Giuramento di fedeltà al duca Carlo Emanuele II, e l'atto di consegnamento dei suoi beni ad esso allegato, del 22 ottobre 1674, in cui si ribadisce:

"... qualunque ragione d’acqua, discorsi d’acqua, Rippe, Rippaggi con sue fiche, che traversano tutta la Dora chiamata la fica del Boschetto, con le Case attigue alla Pista, e sito ove si giuoca all’archibuggio, ed altre ragioni appartenenti e dipendenti da esse, e Molini sudetti, con facoltà amplissima di proibire a qualsivoglia persona, tanto Ecclesiastica, che secolare, niuno eccettuato, l’edifficare, meno costruere Molini, ed ingegni sovra il finaggio, e territorio di Torino, meno andar molere, ne servirsi d’altri Molini, ed ingegni, che delli sovranominati, con facoltà alla medesima Città di costruere, ed edificare altri Molini, ed ingegni, tanto sovra la terra ferma, che altrove, e di servirsi della medesima Bealera, ed acqua, quanto sovra il fiume sudetto di Dora, e fiume Pò, durante il finaggio, e territorio di Torino, e come meglio sarà di volere della medesima Città, e questi in albergamento, e sotto il Cannone annuo perpetuo di mille cento da pagarli in data delli venti nove di Novembre mille cinquecento settantasei"

Fonte: ASCT, CS 1172

MAPPA INTERATTIVA DEI MULINI DI TORINO

La mappa, riferita al 1839, riporta la posizione degli undici mulini municipali. I numeri riportati sono gli stessi utilizzati nella tabella qui sotto, secondo la seguente legenda: 1. molini Dora, 2. molino superiore del Martinetto, 3. molino inferiore del Martinetto, 4. molini delle catene alla Madonna del Pilone, 5. molini  della Molinetta, 6. molini di Cavoretto (natanti), 7. molini della Rocca (natanti) , 8. molino di Bramafame, 9. molini di Lucento, 10. molini del Villaretto, molini di Grugliasco.

​(mappa zoomabile)

Fonte:  elaborazione www.icanaliditorino.it su base Google Maps

Per secoli la gestione dei mulini fu di capitale importanza per la Città: essi rappresentarono la maggiore fonte di gettito erariale, la principale garanzia fornita su prestiti ed ipoteche e strumento fondamentale di politica annonaria, attraverso cui controllare i prezzi e garantire alla popolazione le forniture alimentari nei momenti di crisi. (1)

TITOLI DI POSSESSO DEI MULINI MUNICIPALI

In seguito una decina di altri impianti affiancarono i Molassi, e le ruote da macina municipali nella prima metà dell'Ottocento sfiorarono le settanta unità. I molini di Dora rimasero però di gran lunga i principali, avendo gli altri dimensioni assai minori e un numero limitato di macine. Sparsi nel circondario torinese, essi servivano soprattutto la popolazione dei territori periferici. Quando necessario, tuttavia, sussidiavano i mulini di Porta Palazzo, ad esempio nel caso, tutt’altro che infrequente, di rottura della «ficca» Pellerina e/o del canale dei Molassi. Quelli di Cavoretto, della Rocca e delle Catene erano molini natanti, ossia galleggianti, montati su pontoni ormeggiati lungo le rive del Po. Quelli detti 'delle catene', siti alla Madonna del Pilone, vennero trasformati in mulini terragni alla fine del XVIII secolo. (2) In caso di bisogno i torinesi erano autorizzati a servirsi dei molini "forastieri" dei comuni circostanti, tra cui Moncalieri, il Drosso,  S. Mauro, Gassino, Castiglione Torinese, Sambuy e altri

RUOTE INSTALLATE NEI MULINI MUNICIPALI (1839)

Alla metà dell'Ottocento la Città di Torino gestiva undici mulini da grano collocati nell'abitato e nel circondario rurale. Gli impianti avevano diverse dimensioni, ma il peso dei molini di porta Palazzo è evidente. La colonna "ruote" ne indica il numero destinato alla macina mentre la colonna a fianco il numero totale. Tutte le ruote sono del tipo "a palette", salvo diversa indicazione in nota.

Fonte: ASCT, Scritture Private 1839/29, pag. 155

Nel tempo la Città gestì i propri mulini secondo convenienza: sia in economia (ossia direttamente), sia affidandoli in appalto a mugnai privati. Solo con l’avvento di politiche economiche più liberiste, avviate  da Carlo Alberto nel 1847, iniziò la dismissione degli impianti municipali. (3)

 

La produzione delle farine nei molini della Città nel 1758

La relazione alla Congregazione riportata negli Ordinati del 31 dicembre 1758 offre un resoconto circa le farine macinate negli otto molini municipali. Nonostante la natura spot della rilevazione - poichè relativa ad un solo anno solare – conferisca al dato un valore in parte indicativo, essa fornisce comunque interessanti notizie circa il sistema molitorio della Città.

Produzione di farine nei molini della Città nel 1758.  ll dato è espresso in sacchi di cereale al netto di quanto trattenuto per diritto dai mugnai.

Fonte: ASCT, Ordinati 1758, Congregazione  del 31-12-1758

PERCENTUALI DI MACINATO PER MOLINO E TIPO DI GRANO

Fonte: elaborazione www.icanaliditorino.it su base ASCT, Ordinati 1758, Congregazione  del 31-12-1758

Il documento conferma il ruolo indiscusso dei mulini Dora, che hanno lavorato ben il 78% dei grani totali del periodo pur contando su una percentuale ben minore di ruote idrauliche installate. Va da sé che l’insieme gli altri sette opifici ha macinato solo il 22% del prodotto. Considerando che un altro 10% circa è stato trattato dai molini della Rocca, emerge la marginalità degli impianti restanti. E’ vero che essa potrebbe dipendere da fattori contingenti, ma la loro natura periferica e sussidiaria in ogni caso è confermata.

Per una migliore interpretazione del dato, è riportato qui sopra anche quello relativo ai mulini censiti da G. A. Grossi nella 'Guida alle cascine e vigne del territorio di Torino' del 1790. Si noti che i mulini di Dora ereano inoltre dotati  di due ruote a davanoira e che il molino del Martinetto inferiore al tempo non esisteva ancora.

La relazione testimonia anche la buona condizione alimentare dei torinesi e più in generale il favorevole andamento dell'agricoltura piemontese. Quasi tutte le farine prodotte, ben il 94%, derivano dal frumento, la qualità di grano più pregiata, mentre i cereali succedanei di qualità assai minore hanno un’incidenza trascurabile. Questi ultimi sono costituiti da barbariato e meliga: il primo era una coltura mista di grano e segale (talora, di grano ed orzo) seminati sullo stesso terreno, mentre la meliga, come è noto, è la farina di mais. Entrambi questi grani sono lavorati esclusivamente negli impianti rurali, anche per le possibili valenze per l'allevamento del bestiame, mentre i molini torinesi hanno prodotto quasi solamente farine di frumento, ed i Molassi quelle soltanto.

I MOLINI MUNICIPALI NEL 1790

Per quanto concerne le vendite mensili (prezzo unitario quantità venduta) dei principali prodotti ricavati dallo sfruttamento dei Molini nel periodo 1462-1473, nonché gli incassi annuali generati, si veda l'Appendice del volume "Acque, ruote e mulini a Torino", a cura di G. Bracco et al., Torino, Archivio storico della Città di Torino, 1988, vol. 2° e le pagine 274-286 in particolare.

Molini dell'Illustrissima  Città di Torino secondo la "Guida alle cascine e vigne del territorio di Torino" di G.A. Grossi (1790).
Molini-Grossi-1790.jpg
 
NOTE
  1. A questo proposito si veda saggio di G. Bracco et al., Torino, Archivio storico della Città di Torino, 1988, vol. 1,

  2. A questi andrebbero aggiunti i mulini dell'Abbadia di Stura, storicamente proprietà della Mensa Arcivescovile torinese.

  3. Cfr. G. Bracco, I mulini torinesi , cit.

Ultimo aggiornamento 04-07-2022

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