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La bealera
della Comunità di Collegno

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Ultimo aggiornamento: 26-01-2026

Fin dal Medieovo la bealera di Collegno trae origine dalla Dora Riparia a Pianezza e, mantenendosi a ridosso della sponda orografica destra del fiume, raggiunge il territorio collegnese intrecciando il proprio corso con quello della bealera Barola. Alla metà del XIX secolo, la bealera contava quattordici rami, due dei quali destinati a uso industriale e produzione di forza motrice. (1.1) La bealera è tuttora attiva e costituisce un sistema

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diffluente complesso — probabilmente il più articolato dell’area torinese — benché non tutti i suoi rami paiano oggi alimentati. Dal 2023 il salto generato della traversa della bealera è utilizzato dalla centrale idroelettrica “Dora Repower”.

La bealera di Collegno oggi
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Fig. 1.1 Da secoli la bealera della Comunità di Collegno nasce dalla Dora Riparia ai piedi del cimitero di Pianezza e costituisce tuttora una delle principali canalizzazioni del territorio metropolitano torinese, benché probabilmente non tutti i suoi cinque bracci siano oggi attivi. Le sue undici articolazioni, in larga parte coincidenti con quelle storiche, prendono i nomi di: Cassagna (rami destro, sinistro, destro c.na Marocchina e bypass), Viassa (rami destro e sinistro), Sorti, Cravetta (rami destro e sinistro) e Piombia (rami destro e sinistro) Nell’immagine i confini comunali sono segnati in rosso, mentre le linee bianche corrispondono al tracciato di altre canalizzazioni.

Elaborazione su base S.I.B.I - Regione Piemonte

Origini

1. Le origini medievali

Nel 1822 la Comunità di Collegno dichiarava «l'antichissimo, pacifico e continuo possesso del diritto di derivare dal fiume Dora la [propria] bealera sulle fini di Pianezza, nella regione del Castellazzo». Tale stato di cose è senza dubbio plausibile, data la rilevanza del corso d'acqua ai fini agricoli e non solo, ed è confermato, almeno in parte dai titoli consegnati qualche anno più tardi alla commissione governativa incaricata di elaborare un progetto di riparto definitivo delle acque della Dora, ossia l'atto notarile dell'8 novembre 1336 e le Patenti di Ludovico di Savoia del 29 maggio 1459.  La bealera è dunque di origine medievale, e la sua costruzione va collocata in un arco di tempo compreso tra la fine del XIII e la metà del XV secolo. (1.2)

LE PATENTI DEL 29 MAGGIO 1459 

Si ritiene talvolta che la bealera di Collegno sia stata concessa da Ludovico I di Savoia agli uomini e alla Comunità di Collegno con le Patenti del 29 maggio 1459, le quali avrebbero attribuito loro la facoltà di far scorrere una canalizzazione destinata all’irrigazione di prati e poderi tra Collegno e Torino. 

In realtà, l’atto poneva termine a una controversia di confine tra Torino e Collegno, l'ultima di una lunga serie, dovuta questa volta a una bealera derivata nel territorio comunale e condotta a irrigare terreni ricadenti entro i termini torinesi senza la prescritta consegna prevista dagli statuti cittadini. A seguito della sentenza del consigliere ducale Guglielmo di Confienza, quei beni erano stati confiscati e sparititi tra il Duca e la città di Torino.  Su ricorso e supplica degli interessati, il Duca annullava la sentenza, restituendo le proprietà sottratte e riconoscendo ai collegnesi la «piena e libera facoltà di far scorrere la predetta acqua che esce dai loro confini» per l'irrigazione dei beni situati nel territorio torinese, senza vincoli né obbligo di licenze o autorizzazioni, ricevendo in cambio dalla Comunità la somma di mille fiorini di piccolo peso Alle autorità torinesi veniva esplicitamente proibito di imporre oneri, servizi o tributi su quell'acqua, consentendo però ai cittadini di utilizzarla — al pari dei collegnesi — per irrigare le proprietà situate nel territorio comunale.

Le Patenti del 1459 non configuravano dunque una concessione originaria, ma la definizione conclusiva di una controversia, al termine della quale il Sovrano otteneva una considerevole somma e ribadiva la propria autorità sulla gestione delle acque. (1.3) L’atto non offre indicazioni topografiche o cronologiche utili a chiarire l’origine o il tracciato della bealera. La dichiarata estrazione «nel territorio di Collegno» introduce qualche incertezza circa la sua effettiva identità, poiché la bealera della Comunità aveva invece — e ha tuttora — la propria presa nel territorio di Pianezza. D’altra parte, tra i corsi d'acqua artificiali derivati entro i confini comunali, la Cossola nasceva in sponda sinistra della Dora, mentre le bealere di Lucento sono di scavo successivo e non pertinenti. Ne consegue che la canalizzazione fosse con ogni probabilità un nuovo ramo della bealera di Collegno, derivato effettivamente all’interno del territorio comunale, oppure il prolungamento di un tratto già esistente, realizzato per servire le irrigazioni oggetto della controversia. 

 

L'atto di concessione della bealera Putea (13 gennaio 1456) stabiliva che la traversa di quest'ultima dovesse essere collocata «in luogo inferiore alla ficca della bealera già fatta dei Signori e della Comunità di Collegno»; (1.4) la formulazione latina nunc facta — che sottolinea l’esistenza della bealera di Collegno al momento dell’atto — risulta coerente con l’ipotesi di un’origine più antica, come suggerito dall’Istrumento del 1336.

L'ISTRUMENTO 8 NOVEMBRE 1336 (1.5)

il documento puntualizza i diritti d'acquaggio tra la Comunità di Collegno e il nobile Lantelmo, signore del luogo. (1.6) A Lantelmo — «che giornalmente aveva diritto alla decima parte dell’acqua della bealera di Collegno (Bealerie Colleggij), derivata dalla Dora e condotta entro i confini di Collegno» — veniva riconosciuta, ogni dieci giorni, l'ulteriore facoltà di utilizzarne l'intera acqua per le ventiquattro ore e per la notte seguente per l'irrigazione di un fondo di centoundici giornate di prato e gerbido. Alla Comunità e agli uomini di Collegno erano, per contro, confermate sia la proprietà della canalizzazione — comprensiva dell’obbligo perpetuo di curarne la manutenzione, incluso il tratto destinato al fondo signorile — sia i diritti sui beni situati nel borgo e nel contado. ​

Il documento fornisce un buon indizio sulla collocazione dell'appezzamento di Lantelmo, situato in plano Cerreto (plano Ceretto), confinante con le Vallette (Vallete), il Prato di San Massimo (Pratum Sancti Maximi), i beni di Henricus Cortona il Gerbus Communis.​ Sotto il profilo etimologico, il toponimo sembra rimandare a un antico bosco di querce (cerri), verosimilmente già trasformato in prato. A stretto rigore documentario, la fonte non specifica su quale sponda della Dora si trovasse il terreno — e di conseguenza la bealera che lo irrigava — e la genericità dell’idronimo Bealeria Collegii potrebbe, almeno in astratto, riferirsi a un altro corso d’acqua. ​(1.7) Tuttavia, il coinvolgimento esplicito della Comunità e il richiamo alla località delle Vallette inducono a collocare il sito sulla sponda sinistra del fiume, non lontano dai confini torinesi.

La derivazione del corso d’acqua trecentesco al di fuori del territorio comunale si accorda con la mor-fologia storica della bealera di Collegno, rendendo verosimile la coincidenza tra le due.

 

Nella configurazione attuale, sono diversi i rami che raggiungono i confini torinesi compatibili con quel tracciato. G. Gramaglia, cultore di storia locale, ha ipotizzato che il fondo del nobile  Lantelmo si trovasse nelle adia-cenze delle cascine Tabacchiera o Cravetta, osservando che il bracio

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Fig. 1.2 Secondo l’ipotesi di G. Gramaglia, la proprietà del nobile Lantelmo raggiunta dal ramo più antico della bealera di Collegno si sarebbe trovata nell’area delle cascine Tabacchiera e Cravetta, entrambe ancora esistenti seppure in stato di degrado. La collocazione più plausibile è quella presso la cascina Cravetta, lungo la SS 24, di fronte alla quale scorre un ramo dell’omonimo braccio della bealera, tra la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” e il cavalcavia di via Pianezza.

Cravetta della bealera — che ancora in epoca relativamente recente, ogni dieci giorni con-vogliava l’intero corpo d’acqua della bealera comunale verso i prati della cascina — era noto anche come bealera Planzereti, probabile corruzione di Pian Cerreto. (1.8) 

Nel quadro delle testimonianze disponibili, la seconda metà del Quattrocento vede la bealeria Collegij stabilmente attestata anche entro i confini torinesi, come testimonia l’elevato numero di giornate di prato irriguo rilevate dalle dichiarazioni catastali nella zona compresa tra Lucento, la Dora Riparia e i limiti di Collegno. (1.9) Sulla base dell’ipotesi avanzata da G. Gramaglia, appare inoltre ragionevole ritenere che uno dei rami del braccio Cravetta corrisponda al tracciato originario della bealera

Note par. 1

(1.1) Cfr.ASTO, Riunite, Camera dei conti di Piemonte, Articolo 766-Atti di visita e titoli riguardanti acque, bealere, mulini e canali, mazzo 3, vol. 1.

(1.2) Per le trascrizioni latine dei documenti cfr. ASTO, Riunite, Camera dei conti di Piemonte, Articolo 766-Atti di visita e titoli riguardanti acque, bealere, mulini e canali, mazzo 3, vol. 2 e vol. 3.

(1.3) Rapportata ai valori del tempo la somma di 1000 fiorini di piccolo peso equivaleva a circa 400–500 lire viennesi, ossia tra i tre e i cinque anni di salario di un artigiano qualificato o a diverse decine di giornate di lavoro agricolo di un intero nucleo familiare.

(1.4) P. Pernigotti, Progetto per la ripartizione delle acque del fiume Dora Riparia, Torino, Tipografia Chirio & Mina, 1851, p. 306.

(1.5) La Relazione Pernigotti attribuisce il documento al 1306, ma il testo originale conferma essere un evidente refuso.

(1.6) Lantelmo (o Antlemo), signore di Collegno, ricordato anche come bastardo di Savoia, era figlio naturale di Filippo I di Savoia-Acaia.

​(1.7) In sponda sinistra vi sono infatti labili tracce documentarie, datate 1333 e 1342, di una bealera de Chusellis, così denominata dal territorio confinante con le Vallette. Non si può escludere a priori che l’atto si riferisse a questa canalizzazione, della quale tuttavia non si conservano ulteriori notizie, se non che fu costruita da cittadini di Collegno in data imprecisata. Cfr. Quaderni del CDS, n° 3, Anno II, Fascicolo 2, 2003, p. 12. 

(1.8) Cfr. G. Gramaglia, Frammenti di storia di Collegno, Opera postuma a cura di Marisa e Manuel Torello, Borgone di Susa, Il Graffio, 2006, p. 71 e 91 e segg.

​(1.9) Cfr. Quaderni del CDS, n° 3, Anno II, Fascicolo 2, 2003, p. 24.

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Fig. 1.2 La bealera vista dallo imbocco.

funzioni

2. Le funzioni

La bealera della Comunità di Collegno  comunemente detta bealera di Collegno e talora in passato La Comune  si sviluppa per circa 5.200 m lungo la sola asta principale, con una larghezza di 5 m, ridotta a meno di 2 m nelle deirivazioni; la pendenza massima è del 5‰. (2.1)

LE IRRIGAZIONI

Nel territorio comunale, ieri come oggi, la bealera si articola in più rami. Alla metà dell'Ottocento, la Relazione Pernigotti ne rile-vava quattordici: due con funzioni industriali e dodici a uso rurale, che irrigavano 1.244 giornate di terra piemontesi (circa 474 etta-ri), per lo più destinate a prato e situate nella parte più elevata del territorio, alla sinistra della Dora. Nel 1890, la superficie irrigua risultava pari a 1.337 giornate, distribuite come indicato in fig. 2.1; gli utenti erano 258, più che raddoppiati rispetto ai 111 del 1834(2.2) 

Fig. 2.1 Superficie irrigua e utenti della bealera di Collegno distinti per rami (1890).

Fonte: G. Zeppa, Idrografia storica, cit. 

Nel 1979, le assegnazioni previste dal riparto Pernigotti (fig. 2.3) risultavano sostanzialmente confermate, con 178 utenti distribuiti su nove bracci (2.3).  Vent'anni dopo, secondo gli ultimi dati della Regione Piemonte, sussistono sei bracci principali, a loro volta ulteriormente suddivisi, che terminano in parte nell'alveo della bealera Putea e in parte nei confini comunali; il ramo Cassagna si scarica invece nella bealera di Venaria. (fig. 1.1) Non è tuttavia certo che tutte queste articolazioni siano attualmente attive. (2.4)

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Fig. 2.2 L'area proto indu-striale ai piedi della rocca del castello di Collegno, era forma-ta dai filatoi Soldati, serviti dal-la bealera di Collegno, e dagli opifici del Conte Provana, ali-mentati da una canalizzazione autonoma derivata poco prima (1844).

Fonte: R. Pernigotti, cit. 1844 (particolare) 

LE FUNZIONI INDUSTRIALI

Per quanto la bealera abbia storicamente svolto per lo più funzioni irrigue e rurali, nel corso del XVIII e del XIX secolo fornì anche forza motrice a parte di un nucleo manifatturiero protoindustriale situato nell’ansa formata dalla Dora sotto il castello di Collegno. La Relazione Pernigotti registrava qui undici ruote idrauliche alimentate dalla bealera: dieci nei tre filatoi da seta Soldati — di origine settecentesca e già di proprietà della famiglia Caccia — e una nella conceria Vassallo (già filatoio Rignon); le acque reflue di tali impianti ritornavano alla Dora immediatamente dopo l’uso. (2.5) L'area produttiva adiacente, formata dai molini e da vari impianti medievali di comunità, nonché da un setificio, tutti di proprietà del conte Provana di Collegno, era invece raggiunta da un condotto autonomo derivato poco più a monte.

Portate assegnate alla bealera della Comunità di Collegno ( in l/sec.)

Fig. 2.3 Sebbene l'imbocco fosse in grado di captare volumi d’acqua superiori, le caratteristiche e la portata del canale, insieme alle esigenze effettive d'uso, indussero l’ing. Pernigotti ad assegnare alla bealera quantitativi d’acqua più limitati. Tali assegnazioni sono formalmente valide ancora oggi. La competenza teorica di 1.285 l/s, erogata dalla primavera all’autunno, resta valida; in inverno, invece, i 320 l/s destinati a usi rurali non irrigui non vengono assegnati, e la bealera rimane pertanto asciutta.

Fonte: Relazione Pernigotti

Note par. 2

(2.1) G. Zeppa, Idrografia storica del territorio planiziale a sud della Dora Riparia, in SMA, n. 49, s.l., s.d.

(2.2) Idem.

(2.3) Unione delle bealere derivate dalla Dora Riparia, Indagine sullo stato delle bealere (1979), s.l., s.n.

(2.4) Regione Piemonte, Sistema Informativo Bonifica e Irrigazione (SIBI), Geoportale Piemonte (dataset infrastrutture irrigue/canali irrigui), consultato [2025], ma aggiornato ai primi anni Duemila.

(2.5) P. Pernigotti, Progetto per la ripartizione delle acque, cit. p. 304.

storico

3. L'assetto storico 

La bealera di Collegno e la bealera Barola, fino alla chiusura di quest'ultima, sono state strettamente correlate, sia per la prossimità delle rispettive traverse e delle opere di presa, sia per l'andamento dei tracciati, che per il lungo tratto iniziale correvano paralleli, sovrapponendosi e intersecandosi, per separarsi  poi definitivamente nel territorio di Collegno.

LE OPERE DI PRESA

Fin dalle origini, la bealera della Comunità di Collegno nasceva dalla sponda sinistra della Dora Riparia, nel territorio di Pianezza, ai piedi del cimitero, nella regione detta del Castellazzo

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Fig. 3.1  Prese delle bealere di Collegno e Barola. Secondo la descrizione ottocentesca di P. Pernigotti, le strutture di adduzione e lo scaricatore delle due canalizzazioni risultano comuni, così come i tracciati per il lungo tratto iniziale.

Fonte: Relazione Pernigotti

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Fig. 3.2 Tavola raffigurante il profilo longitudinale e la sezione trasversale delle traverse (o pescaje) della bealera di Collegno e della Barola, che sbarrano obliquamente la Dora. Un rialzo di circa 45 cm è sufficiente ad immettere l’acqua nella prima bealera, lasciando tracimare l’eccedenza. La sezione trasversale mostra come le due opere, pur molto ravvicinate, non siano parallele: la distanza tra esse varia infatti da 6,4 a 7,7 m, riflettendo orientamenti differenti rispetto alla corrente, funzionali alle rispettive derivazioni. La traversa della bealera di Collegno appare strutturalmente più leggera, essendo formata da un numero minore di ordini di pali rispetto a quella della Barola, più massiccia; le cause di tale differenza non risultano tuttavia direttamente documentate. Il salto idraulico prodotto dal solo sbarramento della bealera di Collegno è stimabile in circa 1,1 m, mentre quello complessivo generato dall’insieme delle due opere raggiunge approssimativamente i 2 m. Eventuali discrepanze tra la descrizione testuale e la resa grafica sono riconducibili a differenti modalità di sintesi o a fasi costruttive non perfettamente coincidenti e non inficiano la lettura funzionale complessiva delle opere.

Fonte: Relazione Pernigotti

Secondo quanto riferisce, P. Pernigotti, l’acqua veniva captata mediante una traversa disposta obliquamente, lunga 127 m e costituita da quattro ordini di pali, «sostenuta, appoggiata e collegata» a quella della bealera Barola; le due strutture configuravano così un sistema unitario e condividevano un salto comune di 2,18 m, misurato dal ciglio della prima al piede della seconda. (3.1) (vedi fig. 3.1 e 3.2)

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Fig. 3.4 Primo scaricatore della bealera, in un momento di acque molto abbondanti. L'acqua in eccesso ritornava nella Dora attraverso un grande condotto, comune alla bealera Barola. (fig 3.1 e fig. 3.14)

Fig. 3.3 Edificio regolatore all'inizio della bealera di Collegno. La data 1828, incisa su uno dei manufatti, ne documenta una fase ottocentesca.

Il flusso entrava liberamente nel canale mode-ratore attraverso un imbocco dotato di spalle in muratura e travi sovrapposte, con una luce di 0,63 m in altezza e 2,88 m in larghezza. 53 m più a valle, sulla destra del canale, uno scaricatore, munito di tre paratoie larghe 0,93 m ciascuna, riversava le acque nel bacino di carico della contigua bealera Barola. A 8,45 m dallo scaricatore si trovava l’edificio regolatore della

bealera di Collegno anch'esso dotato di tre porte, ciascuna larga 0,91 m. Stipiti e cappelli dei manufatti erano realizzati in pietra da taglio; le saracinesche, manovrate mediante catene e torno, erano assicurate «con ferragli e chiavi a lucchetto». (fig. 3.5)

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Fig. 3.5 Opere di presa della bealera di Collegno. A sinistra: l’imbocco, dotato di spalle in muratura e travi in legno sovrapposte. (N) A destra, in alto: l’edificio regolatore di ingresso (O); in basso: quello dello scaricatore, le cui acque si riversano nell'area di carico della Barola. Entrambe le strutture erano dotate di tre porte, ciascuna con paratoie regolabili in altezza.

Fonte: Relazione Pernigotti

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Fig. 3.6 A sinistra: paratoie in ferro dello scaricatore generale comune alle due bealere, manovrabili mediante catene, come descritto a metà del XIX secolo. A destra: le porte dell'edificio di regolazione della bealera viste da dietro.

La realizzazione di opere di presa distinte per le bealere di Collegno e della Barola, molto ravvicinate ma non integrate in un’unica struttura, ben rifletteva il contesto storico e politico medievale. Diritti e usi dell’acqua governati da logiche locali gelosamente custoditi dalle Comunità spiegano perché la derivazione non venne risolta mediante una presa comune o un riassetto complessivo, ma attraverso l’accostamento di una nuova ficca a quella esistente. Questa soluzione

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Fig. 3.7 Una buona portata d'acqua all'inizio della bealera di Collegno .

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Fig. 3.8 Il grande condotto scaricatore di presa comune era dotato di una passerella laterale con mancorrente per consentire le ispezioni.

IL TRACCIATO

Le due bealere seguivano il corso della Dora per il tratto necessario ad allontanarsi dal piano di presa e portarsi su quello della campagna circostante. Dopo un percorso di 301 m, l'alveo 

non produceva subordinazione o integrazione, ma configurava un equilibrio nel quale ciascun soggetto manteneva la propria presa e il proprio rapporto diretto con il fiume. La bealera di Collegno, anteriore alla Barola, si avvaleva di uno sbarramento più leggero, con un salto contenuto ma sufficiente a garantire una derivazione affidabile, in una fase in cui l’uso dell’acqua non era ancora oggetto di competizione diretta. L’inserimento della seconda canalizzazione modificava tale equilibrio: la nuova opera non costituiva una semplice replica di quella esistente, ma un intervento concepito per convivere — e in parte competere — con una precedenza giuridica e storica, alla quale era stata costretta ad adattarsi.

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Fig. 3.9 Il secondo scaricatore, a tre luci, della bealera di Collegno simile a quello ottocentesco.( vedi anche fig. 3.5)

della bealera di Collegno scavalcava quello della Barola e, a ulteriori 12 m di distanza, si incontrava un secondo scaricatore, posto sulla sponda destra, interamente in legno, a tre luci, con una larghezza complessiva di 3,25 m. Mentre i primi due dispositivi di scarico si riversavano nella Dora, colaticci e infiltrazioni della bealera di Collegno accrescevano la portata della Barola, che correva contigua più in basso. 

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Fig. 3.10 Punto di atraversamento della bealera di Collegno sull'alveo, asciutto e ormai dismesso, della Barola nella boscaglia  lungo la Dora.

La descrizione della restante parte del tracciato è demandata dal Pernigotti alla cartografia, peraltro di non facile riproduzione in questa sede. In linea di massima, le due canalizzazioni volgevano bruscamente a sinistra e, sempre ravvicinate, proseguivano verso est nel territorio comunale, entrando in galleria per alcuni tratti. Dopo via Venaria iniziavano le prime irrigazioni della bealera di Collegno dovute al braccio Cassagna, mentre l'alveo della Barola si allontanava definitivamente in prossimità dell'attuale rotatoria IKEA sulla SS 24. 

attuale

4. Il quadro attuale

L'OPERA DI PRESA NOVECENTESCA

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Fig. 4.1 Organizzazione delle opere di presa e di regolazione delle bealere di Collegno e della Barola prima della rece-nte ristrutturazione. (A) Edifi-cio regolatore del flusso en-trante nella bealera di Colle-gno; balconata dello scaricato-re (B) che smaltiva l’ecceden-za, convogliandola, secondo necessità, sia verso la balco-nata di ingresso della Barola (C), sia verso il fiume, attra-verso lo scaricatore generale (D), non é visibile a causa della  vegetazione.

La coesistenza di tradizionali ficche in pali di rovere e opere di presa distinte, venne superata nel corso di una radicale ristrutturazione ispirata alla logica dell'efficienza idraulica: la prima traversa fu riedificata in cemento armato, mentre la seconda venne abbandonata, indirizzando il flusso in un unico imbocco privo di scaricatore, dotato di canale moderatore a bocca libera. La ripartizione delle acque tra le due canalizzazioni e la restituzione al fiume dell’eccedenza fu demandata a un sistema di regolazione comune, collocato circa sessanta metri più a valle.

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Fig. 4.2 A fianco: la traversa delle bealere di Collegno e Barola, priva di scaricatore. Sotto: L'imbocco del canale moderatore a bocca libera.

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I RAMI ODIERNI

Il lungo tratto iniziale della bealera di Collegno, parallelo a quello della Barola è rimasto immutato, benché l'alveo di quest'ultima si stia lentamente perdendo.

 

La descrizione più recente del tracciato complessivo risale al 2022 ed è contenuta negli allegati al PRG del Comune di Collegno. All’altezza di via Venaria, il braccio Cassagna si diparte dall'asta principale, dirigendosi verso N e N-E e irrigando i terreni sopra la Strada provinciale Collegno-Venaria (cascine Margaria, Provvidenza e Marocchina).  Attraversata la statale, l'opera si ramifica in vari bracci che raggiungono la vasta area compresa fra la strada provinciale per Venaria a nord e la Dora Riparia a sud: il braccio Viassa lambisce il laro meridionale dell’impianto di smaltimento di rifiuti solidi urbani del C.I.D.I.U.; il braccio Sorti si dirige verso Cascina Tabacchiera; il braccio Cravetta corre parallelo alla SS n. 24 fino al confine con il Comune di Torino (Cascina Pansa); il braccio Piombia bagna i terreni compresi tra la S.S. 24 e la bealera Putea; infine, un ultimo braccio raggiunge il lato nord dell’abitato delle cascine Costa e Majat. (Cfr. Relazione geologica allegata al PRG del Comune di Collegno, 2022, p. 22).

UNA NUOVA RISTRUTTURAZIONE DELL'OPERA DI PRESA

Negli anni più recenti, infine, la presa della bealera di Collegno è stata nuovamente trasformata e integrata nelle strutture di adduzione e di controllo delle acque della centrale idroelettrica che oggi sfrutta il salto già utilizzato dalle due canalizzazioni storiche. L’intervento ha comportato un radicale riassetto dell’intera area di presa e la dismissione delle strutture storiche, ormai in avanzato stato di degrado. Tuttavia, in una delle balconate in pietra da taglio era leggibile la data 1828, ed è quindi plausibile che si tratti delle stesse strutture osservate quasi due secoli fa da Pietro Pernigotti, che per il valore storico meriterebbero forse una specifica attenzione in termini di conservazione e valorizzazione.

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Fig. 4.3 Sopra: il cantiere della centrale idroelettrica ha reso ben visibile il condotto generale di scarico e la relativa balconata.

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Fig. 4.5 Le quattro immagini mostrano l’imbocco della bealera di Collegno ricollocato alla sinistra della vasca di carico della centrale, mentre l’immissione nel canale è affidata a una paratoia piana verticale, collocata alla sinistra delle grandi paratoie che controllano le turbine.

Fig. 4.4 Sopra: le vecchie balconate versavano in pessime condizioni e, talora, le porte mobili in ferro risultavano sostituite da semplici assi di legno. Tuttavia, su una di esse era leggibile la data 1828, ed è quindi plausibile che si trattasse delle stesse strutture censite da Pernigotti quasi due secoli fa; per il loro rilevante valore storico e tecnico, avrebbero forse meritato una qualche forma di valorizzazione

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Fig. 4.6. Sotto: il sito delle opere di presa della bealera di Collegno prima e dopo la ristrutturazione. Il riassetto ha comportato il rifacimento integrale della diga, la sistemazione delle sponde e dell’alveo e la ridefinizione delle sezioni di deflusso del fiume, delineando un’organizzazione interamente orientata allo sfruttamento idroelettrico del salto. Nel nuovo assetto sono riconoscibili, in particolare, la traversa in cemento armato, rinforzata da un’ampia platea di massi ciclopici, le scale per la risalita dell’ittiofauna, le opere di regimazione delle sponde e dell’alveo, le strutture di adduzione alla centrale e i dispositivi di regolazione dei flussi, che hanno sostituito l’articolazione storica delle prese. La trasformazione ha investito inevitabilmente anche il paesaggio, e l’area delle opere di presa, che nel tempo si era progressivamente rinaturalizzata e integrata, configurandosi come un tranquillo ambito di ambiente fluviale, è stata rimodellata mediante scavi, riporti e nuove arginature, assumendo l’aspetto di un’infrastruttura idraulica estesa e chiaramente leggibile.

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( ... Continua...)
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