L'ARSENALE DELLE COSTRUZIONI DI ARTIGLERIA

Dopo lo scoppio del 1852 alla Regia Fabbrica delle Polveri e dei Nitri subentrarono l’Arsenale delle Costruzioni di Artiglieria e la Manifattura privilegiata di nastri in seta, insediati entrambi sul sedime dell'opificio dismesso, rispettivamente alla sinistra e alla destra del canale dei Molassi. La portata di quest'ultimo, valutata 4.780 l/s, sui 2,75 m di caduta del salto della ex Polveriera, generava 175 CV di forza dinamica nominale, che vennero ripartiti in egual misura tra i due stabilimenti attraverso un partitore realizzato ad hoc. (1)

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Planimetria Arsenale da costruzioni di Artiglieria bordo Dora Torino

L'Arsenale cambiò radicalmente la planimetria dello stabilimento, anche se diversi edifici furono riutilizzati. Il nuovo complesso si articolava attorno a quattro grandi cortili, tre dei quali si affacciavano sul canale dei Molassi e ospitavano i motori idraulici. Nei terreni espropriati furono edificati una caserma e un vasto magazzino.

In fronte all'Arsenale si trovava la Manifattura privilegiata di nastri in seta con la quale esso divideva l'acqua del canale.

Fonte: Piano regolatore e di ampliamento […], 15 gennaio 1894 (RAPU)

Nella parte occidentale del vecchio polverificio si insediò dunque un nuovo opificio militare, che produceva e riparava affusti di cannone, parti staccate, carriaggi, finimenti e materiali di vario tipo destinati all'artiglieria; produzioni che fino ad allora erano appannaggio dell’Arsenale di Torino. (2) La scelta dell'autorità militare fu motivata soprattutto dalla concessione di forza motrice idraulica e dei terreni ancora a disposizione del Demanio. La realizzazione dello stabilimento, ideato da Giovanni Castellazzi, fu decisa nel 1862, ma richiese parecchi anni e lunghe trattative tra il Ministero della Guerra, il Demanio e la Città, anche a causa degli espropri previsti dal progetto.

La trasmissione telodinamica

Lo stabilimento utilizzava la forza motrice prodotta da quattro turbine idrauliche della potenza nominale di 12 CV ciascuna, integrate da due macchine a vapore da 24 CV ognuna e in seguito anche dal gas. (3) Dal 1876 l’impianto poté contare su 30 CV di potenza aggiuntivi prodotti da una turbina posta sul ramo sinistro del canale Ceronda e trasmessi in loco per via telodinamica. (4)

La tecnologia telodinamica, introdotta dai fratelli Hirn nella seconda metà del XIX secolo e studiata anche da Galileo Ferraris, permetteva di trasmettere l’energia idraulica su distanze relativamente lunghe con perdite modeste. Essa si fondava su sistemi di funi metalliche sostenute da alte torri munite di pulegge. Fu utilizzata per una trentina d’anni e abbandonata con la diffusione dell’energia elettrica, ben più efficiente anche a questo scopo.

Trasmissone telodinamica Arsenale borgo Dora Torno canale Ceronda

Nel caso in questione l’energia era prodotta sul salto idraulico della conceria Bocca, ubicata di là dal fiume nel tratto di via Cecchi compreso tra via Cigna e corso Emilia, dove il canale Ceronda sottopassava i binari della ferrovia Cirié-Lanzo. Erano destinati all’Arsenale i ventinove quarantasettesimi della potenza generata sui 177 cm del salto n. 5 del canale, che li utilizzava per i macchinari della segheria.

Trasmissone telodinamica Arsenale borgo Dora Torno canale Ceronda

Un cavo un cavo metallico di circa 350 m, sostenuto da due tralicci, scavalcava in tre campate la Dora e trasportava all’Arsenale di borgo Dora 30 CV di energia prodotti da una turbina una turbina posta sul ramo sinistro del canale Ceronda nei pressi della conceria Bocca.

Fonte: ASCT, Album con i disegni per la trasmissione telodinamica (trasmissione funicolare) all'Arsenale di Borgo Dora

Tipi e Disegni 21.3.64 - TD 21.3.65

L’Arsenale rapidamente ampliò la produzione e a più riprese ingrandì le superfici, fino a occupare un’area di 6 ettari. Nel 1869 acquisì l’antistante macello municipale; nel 1879 venne annesso e trasformato in caserma l'adiacente ex foro boario; nel 1880 fu collegato alla ferrovia attraverso la stazione della Ciriè-Lanzo. (5) Nel 1902 passò sotto il suo controllo la Fabbrica d’armi di Valdocco. In breve divenne il principale stabilimento meccanico del borgo e uno dei maggiori della città. Esso impiegava  da 500 a 800 operai, parte civili e parte militari e fu ovviamente nel  corso delle due guerre mondiali che furono toccati i massimi livelli di produzione e occupazione. Nel dopoguerra riprese l’attività, seppure con un minor numero di maestranze altamente qualificate, specializzandosi in lavorazioni di tecnologia avanzata.

L'impianto di borgo Dora rimase fino all’ultimo una delle grandi utenze del canale dei Molassi. Quando alla fine degli anni Cinquanta la Citta di Torino ne decise la soppressione, stipulò una convenzione con il Ministero della Difesa, titolare di una concessione di forza motrice fino a tutto il 1977, che l'impegnava a erogare a proprio carico, tramite l'AEM, una fornitura elettrica di 65 kW annui alla tensione di 6.300 V, corrispondente all’energia ricavabile dal salto interno allo stabilimento. (6) L’Arsenale cessò la produzione nel 1982. Oggi negli spazi di borgo Dora sono ospitati l’Arsenale della Pace del Sermig, la scuola di scrittura Holden e numerose attività commerciali.

In primo piano l'ex “ammazzatoio” municipale, successivamente passato all'Arsenale, che oggi ospita il Sermig.

Foto: MuseoTorino.

la Manifattura privilegiata di nastri in seta

Il 15 febbraio 1854 un consorzio che riunisce sei fabbricanti torinesi fonda la Manifattura privilegiata di nastri in seta delle fabbriche riunite. Principale azionista e direttore è Giovanni Battista Tasca, presidente della Camera di Commercio di Torino. La Società ha capitale sociale di un milione di lire e sede in via Porta Palatina 2. Essa produce articoli di passamaneria, la cui domanda al tempo è assai sostenuta: nastri, trecce e altri tipi di bordure sono utilizzati in abbondanza per rifinire ed abbellire i capi di vestiario, soprattutto quelli femminili e le divise militari, e nell’arredamento.

L’intento dei fondatori è fronteggiare la concorrenza straniera con un impianto d’avanguardia, dotato di tecnologie ad alta produttività. Con atto del 30 novembre 1854, e l’esborso di 100.000, lire vengono acquistati dal Ministero delle Finanze i terreni, i fabbricati e parte dei diritti d’acqua della dismessa polveriera di porta Palazzo ubicati alla destra del canale dei Molassi. L’edificio principale dell’impianto, progettato dall’ing. Pietro Borella, ha dimensioni ragguardevoli. Si sviluppa su sei piani suddivisi in altrettante sale lunghe 60 metri, larghe 21 ed illuminate da ampi finestroni; gli alti soffitti sono sostenuti da due ordini di colonne in ferro fuso. In esse trovano posto il laboratorio per la preparazione delle pezze, la tintoria, l'officina di costruzione e riparazione delle macchine, il laboratorio delle scatole ed ulteriori funzioni accessorie.

A poco più di un anno dall’inizio della produzione, nonostante l’impianto debba ancora essere ultimato, G. Casalis rileva che esso produce in media mille pezze di nastro al giorno lunghe 12 metri ciascuna. All'interno vi operano 300 operai e 190 telai moderni dedicati ai nastri e altre 14 macchine di vario tipo. Il Casalis osserva che “tutti i telai, una volta mossi dalle braccia dell'uomo, sono posti ora in moto da due magnifiche turbine, e così l'operaio lavora adesso più con l’occhio che con la mano”. Il vapore è utilizzato invece per la tintoria e il riscaldamento dell'edifizio.

Partitore della fabbrica dei nastri porta palazzo torino

Per convogliare l’acqua nello stabilimento è stato costruito un nuovo partitore sul canale dei Molassi. In tale occasione si è effettuata una accurata perizia del potenziale dinamico del canale che, considerato il salto di m. 2.75 e la portata di metri cubi 4,78 al secondo, è stato stimato di 175,26 HP. Secondo i già citati accordi del 1854, la metà di tale potenziale, pari a 87.63 HP, è stato attribuito alla Fabbrica dei Nastri; il canone annuo, che la società paga a partire dal 1 gennaio 1857 è di L. 4381.50, in ragione di L. 50 per HP.

Manifattura nastri Torino
Scuola-restauro-ML-Rossi-Torino

Sull'area della vecchia Manifattura dei nastri sorge oggi la Scuola per artigiani restauratori del SERMIG dedicata a Maria Luisa Rossi.

Bibliografia essenziale:

  • ASCT, Consorzio Canali e bealere, Bealere e Canali Diversi Cart.79/ f. 006

  • G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, Torino, vol. XXVIII, GG. Maspero e G. Marzorati, 1856, p. 646

  • A. Covino, Torino descrizione illustrata, Luigi Beuf, 1873, p. 127

  • C. Anfosso, Torino industriale, Roux e Favale, 1880, p. 808

  • C. Bermond, Torino da capitale politica a centro manifatturiero: ricerche di storia economica sociale e urbanistica nel trentennio 1840-1870,  Tirrenia-Stampatori, 1983,  p. 86

Una ventina di anni dopo A. Covino annota che metà dei 190 telai è dedicata alla fabbricazione dei nastri lisci, mentre gli altri sono del tipo Jacquart e destinati alla produzione dei nastri operati. In funzione delle esigenze produttive, da due terzi a tre quarti dei telai lavorano senza interrruzione. Tutti sono automatici, cosicché “non richie-dendo una grande robustezza, si possono impiegare anche persone gracili, donne, fanciulli e vecchi”. La dotazione della fabbrica comprende anche 180 macchine per le trecce in seta ed in lana, destinate a salire presto a 300. In essa lavorano 350 uomini e 50 donne. La manifattura si vale di motori idraulici dalla potenza complessiva di 60 CV, ma a causa della incostanza delle acque del canale per due o tre mesi l’anno i motori a vapore integrano, o sostituiscono del tutto, quelli idraulici nella produzione di energia meccanica.

L’impresa ha un buon successo e diviene subito la prima del settore in Italia. Il fatturato torinese è di sole centottantamila lire, su quasi due milio-ni complessivi, mentre prodotti per un milione e mezzo di valore sono venduti nel resto del Paese, in varie parti d'Europa (tra cui Francia ed Inghilterra) e negli Stati Uniti.

Il disegno risale circa al 1868 e mostra nel dettaglio la partizione dell'acqua del canale dei Molassi tra la manifattura dei nastri (in sponda destra, in alto) ed il progettato Arsenale da costruzioni di artiglieria (in sponda sinistra, in basso e colorato in rosa).

Fonte: ASCT, Tipi e disegni 21 3 55 (particolare)

 
NOTE
  1. ASCT, Consorzio Bealere, Canali Diversi, 79/006.

  2. L'Arsenale di Torino, dal 1742, era ospitato nel complesso dell’attuale via Arsenale 22, ora Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell'Esercito Italiano​.

  3. A. Covino, Torino. Descrizione illustrata, Libreria Luigi Beuf, Torino 1873, p. 119.

  4. ASCT, Atti Speciali, vol. 1bis, p. 84) Altri impianti telodinamici furono installati anche presso la Fucina delle canne da fucile e lungo il canale del Regio Parco. Un rarissimo esemplare di trasmissione telodinamica esiste tuttora presso la cosidetta Fabbrica della Ruota, ossia l'ex lanificio Zignone, sito a Pray, località Valle Fredda (BI), ora adibito ad ecomuseo.

  5. P. Arlandi, Binari per gli stabilimenti, 2016, Alzani Editore, pag. 276

  6. La convenzione prevedeva inoltre la rinuncia da parte del Comune di Torino, senza alcuna forma di indennizzo, ai diritti che vantava sull’alveo e sulle sponde del canale all'interno dell’Arsenale (ASCT, Atti C.C., 25 maggio 1959, § 30).

Cartolina commemorativa. Sulla sinistra la Manifattura privilegiata di nastri in seta e sulla destra l'Arsenale.

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