Il "Gran canale" della Città

Un canale formato da canali

Recita un vecchio adagio che un fiume ha molte sorgenti ma una sola foce, mentre un canale ha una sola sorgente e molte foci. In effetti parecchie derivazioni che attraversavano il territorio torinese erano tra loro collegate – in certi casi non erano che sezioni diverse di un'unica canalizzazione – e formavano un insieme idraulico diffluente integrato.

La rete di bealere e canali torinesi derivati dalla Dora ha origini assai remote. Sicuramente in epoca tardo medievale due canali toccavano l’abitato. Uno alimentava i molini municipali, l’altro attraversava la città e ne soddisfaceva i bisogni idrici.

IL NOME DELLA BEALERA.

Per quanto possa apparire singolare, il più importante canale torinese non ha trovato nel corso del tempo una denominazione univoca. Nei documenti gli vengono attribuiti spesso nomi differenti, quali “canale o gran canale della Città”, “canale o bealera dei molini”, “canale del Martinetto”, “canale Meana”, “canale della Pellerina” e altri ancora, estendendo talvolta all'intero corso l’appellativo di un suo tratto soltanto, generando così in apparenza non poca confusione. A ben vedere però non è così. Oggi i diversi nomi del canale non aiutano la ricerca, tuttavia questa derivazione era “il” canale cittadino per antonomasia e, qualunque fosse l’appellativo, non vi era certo rischio di confusione o errore.

cliccare sull'immagine per ingrandire

cliccare sull'immagine per andare alla mappa

In origine indipendenti, nel corso del Settecento le due derivazioni furono collegate, formando di fatto un unico corso d'acqua. Esso ebbe molti nomi, il più usato fu "canale dei Mulini". Per non generare confusione, attribuendo all'insieme il nome di una sua parte, nel sito esso sarà indicato  convenzionalmente come “Gran canale” della Città. Il "Gran canale" derivava in sponda destra dalla Dora Riparia alla Pellerina e al Martinetto si divideva in due rami: quello di sinistra scendeva verso Valdocco e borgo Dora, raggiungendo poi le Manifatture del Regio Parco. Il ramo di destra proseguiva verso la città, ne attraversava le strade ed irrigava infine le campagne circostanti.

Canale dei mulini della Città Torino

Asse principale del "Gran canale" della Città.

Nel corso del tempo il sistema si articolò ulteriormente, sia con il contributo di altre canalizzazioni, sia con l'aggiunta di derivazioni secondarie che si staccavano da entrambi i rami. Nella seconda metà dell'Ottocento, quando l’epopea dell’energia idraulica giunse al culmine, il “Gran canale” si articolava come indicato in tabella.

IL "GRAN CANALE" E LE SUE DERIVAZIONI

Avvertenza: la portata ordinaria e la portata minima sono espresse in l/sec

Fonte: ASCT, Tipi e Disegni 12.1.90

Lo scopo principale del “Gran canale” fu, in tutti i tempi, fornire l’acqua necessaria ai grandi molini della Città siti in borgo Dora. In epoca protoindustriale la produzione di forza motrice divenne via via la funzione dominante e nel corso della prima industrializzazione il “Gran canale” rappresentò la principale fonte di energia per le grandi manifatture governative e per numerosi opifici dell’imprenditoria privata. Anche in questa fase non vennero comunque meno le altre funzioni, agricole e urbane, quali l’irrigazione di prati, campi e orti, la pulizia di strade e mercati, lo sgombero della neve e lo spegnimento degli incendi.

Rete torinese dei canale  dell bealere

Planimetria semplificata del “Gran canale” della Città e canalizzazioni derivate. Situazione al 1910-1911.

Fonte: Città di Torino, Corpi delle guardie e dei pompieri, Dimostrazione grafica e descrizione delle bealere esistenti ne territorio di Torino. Zona urbana. Compilato dal Comandante i Corpi delle guardie e dei pompieri municipali, coadiuvato da graduati, Vassallo, Torino 1911

I numeri del “Gran canale” erano ragguardevoli. La sola asta principale misurava oltre 9.500 m, con una caduta utile di 39,5 m tra il Martinetto e il Po. La portata raggiungeva i 6.350 l/s in regime di acque abbondanti e, per quanto fosse almeno quattro volte superiore a quella di qualunque altra derivazione del torinese, era soggetta a forti variazioni imputabili alla natura torrentizia della Dora Riparia. L’energia dinamica teoricamente ricavabile era di circa 2.600 CV.  (1)

Etat des Edificies tournans par les eaux derivées du batardeau dit Pellerina (1812)

Durante  il periodo francese l'Amministrazione municipale è molto attenta a monitorare il patrimonio produttivo e, sull'onda della cultura d'oltralpe, si susseguono le rilevazioni di ruote idrauliche e opifici. I dati riportati paiono di particolare interesse perchè, caso assai raro in precedenza, riportano anche il numero degli occupati.

Fonte: ASCT, Carte del Periodo Francese Vol. 16,  59/230 e nostra elaborazione

Il canale accompagnò e sostenne dunque la prima industrializzazione torinese. Lungo le sue sponde, quasi senza soluzione di continuità tra il Martinetto e il Regio Parco, si formò una vasta area manifatturiera lineare che concentrava le maggiori imprese cittadine. Nel 1844 la Commissione Pernigotti censiva 126 ruote idrauliche distribuite in una ventina di opifici lungo il canale, a cui se ne aggiungevano altre 10 interne all’abitato, erette lungo le canalizzazioni cittadine a valle del partitore di piazza Statuto, alimentato dal canale di Torino. Parimenti, il canale irrigava anche una superficie agricola di 1.130 giornate piemontesi, pari a 434 ettari. Una relazione degli industriali torinesi del 1870 informa che attorno al canale gravitano più di 60 opifici con oltre 4.000 operai, che a loro volta rappresentano gli interessi di oltre 12.000 persone. (2) Da altra fonte si apprende che nello stesso periodo sul canale operavano 98 motori idraulici, di cui 23 “turbini”. (3) Nel 1894, quando già si stava affermando l’energia elettrica, ancora una quarantina di opifici sfruttava la forza motrice da esso generata. (4) Tuttavia la nuova forma di energia portò enormi vantaggi e innanzitutto liberò le industrie dal vincolo dell’acqua, segnando il rapido declino della rete idraulica. Benché alcune grandi utenze abbiano continuato a sfruttarne la forza dina-

IL “Gran canale” al tempo

della Restaurazione

Da una memoria dell’ingegnere idraulico Ignazio Michelotti del 1818 si apprende che….

​​“Egl’è noto che il solo canale derivato dalla Dora presso la cascina Pellerina da colle acque sue il moto a circa 150 ruote; delle quali tre quarti gira ad uso di fabbriche diverse, le quali, oltre alimentare sul sito medesimo assai numero d’operaj, ne occupano indirettamente un numero assai maggiore in Città. Egl’è noto altresì comunemente per quanto mi sappia che nell’anno 1811 quando per la rottura della chiusa rimase a secco si valutò il danno della popolazione a due milioni almeno, malgrado la decadenza in cui quella trovavasi. Né altro esempio di simile vantaggioso frutto di questo genere d’industria facilmente si trova altrove in Europa”.

Fonte: Memoria dell'Ing. Ignazio Michelotti sullo sviluppo industriale della Città […]

(ASCT, Ragionerie 1818/7, pag. 994)

mica fino agli anni Sessanta dello scorso secolo, già negli anni Venti il “Gran canale” era essenzialmente usato quale collettore per lo smaltimento delle acque di scarico.

LA RELAZIONE PERNIGOTTI

 

Di norma la Dora Riparia era in grado di soddisfare completamente la vasta e composita domanda d'acqua dell’utenza pubblica e privata delle derivazioni torinesi che essa alimentava. Durante i frequenti periodi di siccità era però il sistema idraulico torinese a farne maggiormente le spese, in quanto le sue prese erano le ultime prima della confluenza del fiume nel Po. La portata del “Gran canale” poteva ridursi allora fino a tre o quattro volte, mettendo in crisi la città e generando infiniti conflitti con coloro che prelevavano a monte della diga della Pellerina.

Garantire le necessità annonarie della popolazione di Torino era compito primario ed irrinunciabile dei suoi amministratori, per assolvere il quale i molini cittadini dovevano godere di volumi d’acqua sufficienti a soddisfare la domanda delle farine. La Città era titolare di precedenze e diritti d’acqua consolidati e di remotissima origine, ma incontrò spesso gravi difficoltà a tutelare i propri interessi, svantaggiata dalla collocazione delle proprie prese. (5) Si trattava di un classico conflitto “monte-valle”, in cui la posizione geografica degli utilizzatori a monte, di fatto, prevaleva sui diritti degli utenti a valle, fossero pure quelli della Capitale e degli opifici strategici dello Stato. Controversie e conflitti segnarono dunque la lunga storia idraulica torinese ed è proprio grazie ad essi che dobbiamo larga parte della documentazione giunta fino a noi. In caso di mancanza d’acqua la Città e le Autorità statali dovettero ricorrere a misure straordinarie di governo e regolazione delle acque utilizzando talora anche la forza armata. Si tentò a più riprese di regolare i prelievi attraverso piani di riduzione consensuali e condivisi da tutti i partecipanti che conciliassero i legittimi diritti di concessione con le necessità della Capitale, ma abusi ed illeciti, liti e contenziosi rimasero all’ordine del giorno. (6)

Il progetto più importante di ripartizione delle acque della Dora Riparia fu redatto alla metà dell’Ottocento. Con Regie Patenti del 6 agosto 1839 fu istituita una regia commissione con il compito di redigere un piano in tal senso. Nell’agosto 1841 tale commissione incaricò il cavaliere Pernigotti, ispettore del Genio Civile, coadiuvato dagli ingegneri Giovanni Barone e Tommaso Bonvicini, di procedere con le ispezioni, le rilevazioni e le altre operazioni necessarie per elaborare la proposta di riparto. Il 30 maggio 1844 Pernigotti presentò la relazione contenente la proposta elaborata dalla commissione. Una seconda relazione, che affrontava nel dettaglio le questioni spiccatamente giuridiche, fu consegnata dell’avvocato Eugenio Gioberti il 30 giugno 1845. (7) Il nuovo quadro giuridico creato dall’emanazione dello Statuto Albertino consigliò di procrastinare la ratifica del piano, il quale infatti entrò in vigore solo nel 1886. (8) La ripartizione di Pernigotti rimane tuttora in vigore, almeno formalmente, poiché di fatto il problema non si pone più da tempo.

Il lavoro della Commissione Pernigotti fu pubblicato con il titolo "Progetto per la ripartizione delle acque del fiume Dora Riparia", Tipografia Chirio e Mina, Torino 1851. Tale lavoro rappresenta l’unica ricerca organica di ordine tecnico, storico e giuridico condotta sulle bealere e sui canali torinesi derivati dalla Dora Riparia in oltre sette secoli, e a esso sono largamente debitrici le pagine di questo sito.

OPIFICI PUBBLICI E PRIVATI SUL GRAN CANALE (1840)

Verso la metà dell’Ottocento ben l'80% delle ruote idrauliche era concentrata all'interno dei tre maggiori opifici governativi e dei due più grandi molini municipali. Le 25 ruote private si distribuivano in 15 stabilimenti, denunciando dimensioni assai minori degli impianti. La base industriale della Torino preunitaria era costituita d’altra parte da una molteplicità di manifatture piccole e medie, che in maggioranza non utilizzavano alcuna forza motrice. Ciò conferma la struttura economica tipica di una città capitale, basata su produzioni terziarie, destinate innanzitutto a soddisfare i bisogni della burocrazia statale e i consumi della corte. Il tempo della moderna industria e della grande impresa privata è ancora di là da venire.

Fonte: Relazione Pernigotti.

Il “Gran canale” fino a borgo Dora nel 1831.

Tipo regolare della regione di Valdocco con l'andamento della bealera dei Molini della città di Torino, sue diramazioni ed indicazione di tutti i bocchetti sulla medesima esistenti e dei fossi d'irrigazione dipendenti

Fonte: AST, Sezioni Riunite, Carte topografiche e disegni, Camerale Piemonte, Tipi articolo 663, Torino, mazzo 350

© copyright 2018 - www.icanaliditorino.it - by Mauro Lavazza - Tutti i diritti riservati - Ultimo aggirnamento del sito: 12/11/2019

Attenzione: Le immagini e le carte pubblicate sono riproducibili solo con l'autorizzazione degli enti che ne detengono i diritti.