Il Canale dei Molassi

Dalla Fucina delle canne ai molini Dora

Oltre la Fabbrica d'armi di Valdocco, il canale del Martinetto, con l'apporto delle acque del canale Meana, prendeva il nome di “canale dei Molassi”. (1) Fin dal Medioevo borgo Dora è stato il cuore manifatturiero torinese per antonomasia e i molini della Città – familiarmente detti Molass – ne hanno costituito a loro volta il fulcro. Il “Gran canale” stesso era stato innanzitutto pensato per fornire loro forza motrice.

Canale dei Molassi

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STORIA

Il canale che alimentava i molini della Città era tra i più antichi di Torino. La presenza di una magna ficha e di una bealeria Molendinorum è attestata almeno dalla fine del Duecento. (2) Tali strutture in origine erano autonome e indipendenti dal resto della rete idraulica e forse erano state ottenute adattando e dragando una diversione secondaria della Dora. (3) Nel Cinquecento e Seicento la presa della bealera era conosciuta come "ficca del Boschetto" ed era ubicata nell’ansa che la Dora disegnava allora nei pressi dell'attuale piazza Baldissera.

Luigi Vacca - veduta di Torino da nord

I Molassi fra il 1818 e il 1822 visibili in primo piano a sinistra. Ancora evidente anche il dislivello tra la Dora e la città.

Fonte: L. Vacca, Veduta di Torino da nord, tempera su cartoncino, 1818-1822

(L. Manzo, Panorami di città. Torino vista dai quattro punti cardinali, ASCT, Torino 2008).

Nel 1728-1730 importanti lavori di rettifica portarono al taglio di quest'ansa e la traversa del Boschetto fu abbandonata. Con il congiungimento del canale della Polveriera con il canale del Martinetto i molini potevano ora contare sul considerevole flusso proveniente dalla Pellerina e, d’altra parte, la poca acqua rimasta nel fiume a valle di questa era spartita tra la traversa del canale Meana e quella del canale del Regio Parco e non consentiva ulteriori prelievi.

 

Borgo Dora nel 1819. In uno spazio ancora relativamente poco edificato si distinguono sulla sinistra il vasto complesso della Polveriera e sulla destra i molini Dora. Al centro lo scaricatore della Sabionera e dopo i molini quello del Frisetto. In basso sulla sinistra si intravede il canale della Fucina.

Fonte: AST, Iconografia dell’Augusta Città di Torino (particolare)

Sezione Corte, Carte topografiche e disegni, Carte segrete, Torino 2 A VI Rosso, mazzo 1

TRACCIATO

Il canale dei Molassi percorreva i circa 2 km che separavano la Fucina delle canne dai molini della Città. Esso, con l'apporto delle acque del canale Meana che gli conferivano maggiore e più regolare portata, proseguiva in linea retta oltre la Fabbrica d'armi e, superata la Dora, piegava a destra, lungo il sedime dell’attuale strada del Fortino. Nei pressi del cimitero di San Pietro in Vicoli dalla sua sponda destra si staccava il canale della Fucina, mentre il ramo principale entrava nel perimetro della Polveriera, divenuta in seguito Arsenale per le Costruzioni di Artiglieria

Uscito dalla Polveriera il canale dei Molassi si insinuava tra due file di case nel cuore del Balon, creando uno scorcio urbano singolare per una città come Torino. Dal retro degli stabili di via Borgo Dora si diramava uno scaricatore, detto “della Sabionera”. Superata via Mameli il canale attraversava, coperto, i due grandi isolati ottocenteschi edificati all'imbocco della strada d'Italia (l'odierno corso Giulio Cesare) e raggiungeva infine i molini e il nucleo dagli antichi opifici di borgo Dora. Nel bacino antistante i molini si ricongiungeva a esso il canale della Fucina.

Nel perimetro dei Molassi le ruote che azionavano le macine e altre macchine idrauliche si distribuivano in quattro serie, dette “partite”, collocate sui due rami in cui il canale di ripartiva. Il ramo di sinistra in origine era un semplice scaricatore. Con il tempo esso fu inglobato dallo sviluppo urbano e infine coperto negli anni Trenta del Novecento. Sul suo sedime fu ricavata l’attuale via Pisano. I molini erano inoltre dotati di un canale sotterraneo di bypass che permetteva all'occorrenza di fermare ruote e macine.

Canale di Molassi in strada del Fortino a Torino

Anni venti. Il canale in strada del Fortino, sullo sfondo il Kursaal, la celebre birreia Durio.

Fonte: Torino ed i suoi fiumi - Ed. La Stampa

Il canale in strada del Fortino visto da monte.

Fonte: Cronache economiche 12-1962

Il canale dei Molassi negli anni Trenta. Sono rimasti a cielo aperto solo gli alvei lungo strada del Fortino e tra l'Arsenale da costruzioni e via Lanino, a cui si aggiunge un breve tratto nel cortile del primo isolato di c.so Giulio Cesare. Il canale della Fucina risulta già soppresso e scomparso.                                                               Fonte: web

Canale-dei-Molassi-Torin
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A sinistra: Il canale dei Molassi prima dell'ingresso nell'Arsenale a pochi anni dalla soppressione. A destra: l'ex sedime del canale qualche anno dopo a soppressione a soppressione avvenuta. Sulla destra via Cirio-San Pietro in Vincoli.

Fonte: www.immaginidel cambiamento.it

Attesa la sua naturale funzione, il canale dei Molassi confluiva nella Dora circa 200 m a valle dei mulini, attraverso lo scaricatore detto “del Frisetto” (via Genè angolo lungo Dora Savona). Solo nella stagione irrigua le sue acque, unite a quelle delle doire cittadine, erano convogliate verso i prati di Vanchiglia. In quei mesi il canale si riversava nella Dora nei pressi dell’attuale parrocchia del Santissimo Nome di Gesù (via Borrelli angolo lungo Dora Siena) per mezzo di un secondo scaricatore, detto “del Tarino”. Nella seconda metà del Settecento, con l’insediamento delle Regie Manifatture, l’acqua dei Molassi fu convogliata al Regio Parco e l’irrigazione di Vanchiglia affidata a un nuovo canale.

Il canale dei Molassi all'uscita dei molini Dora nel punto di confluenza con lo scaricatore, dietro le Officine del gas di c.so Savona.

Il canale dei Molassi sopravvisse fino alle soglie degli anni Sessanta del Novecento. L’amministrazione municipale valutò a lungo se coprirlo o sopprimerlo. La decisione era ormai improcrastinabile, considerati i seri problemi igienici, ambientali e di sicurezza creati in borgo Dora da un canale che lo attraversava a cielo aperto ancora in molti tratti. (4)

Il canale dei Molassi all'interno del cortile dello stabile di via Borgo Dora 1-3, primi anni Sessanta del secolo scorso.

Fonte: servizio del TG3 del 2011

Fonte: Cronache Economiche n° 12/1962

Alla fine diversi motivi condussero alla soppressione. L’utenza industriale era ormai limitata ai tre stabilimenti storici (l'Arsenale, i molini Dora e la Manifattura Tabacchi), impianti ancora di una certa rilevanza, ma obsoleti e ormai prossimi alla chiusura; molti poi consideravano uno spreco l’acqua sottratta agli usi agricoli dal canale; non ultimo, infine, erano stimate troppo onerose sia la copertura sia, e ancor più, la manutenzione di un eventuale condotto sotterraneo. (5) L’eliminazione del canale però, in qualche modo, fu anche una scelta di natura culturale. Una scelta di “modernità” da parte di una città pervasa dalla crescita rapida dei redditi e dall'affermarsi di nuovi stili di vita, ansiosa di cancellare i simboli di un passato che desiderava lasciare rapidamente alle spalle. (6)

 
Stampa Sera del 6 settembre 1963
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E' evidente che ... "in un momento in cui si parla di metropolitana e di una «city» fiorita di grattaceli" non rimane spazio per un vecchio canale urbano, seppure esista da almeno settecento anni.
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Attraverso lunghe e complesse trattative il Comune di Torino concordò adeguati indennizzi con le tre utenze ancora titolari di concessioni d'acqua, dopo di che si procedette senza indugio alla soppressione del canale: una parte dell'alveo fu integrata nella rete fognaria, mentre la restante parte fu rapidamente riempita e asfaltata per lasciare spazio a nuove arterie stradali. Già alla fine del 1963 il canale dei Molassi era scomparso.

Il canale dei Molassi quindi non esiste più. Tuttavia il tratto dell'antico sedime compreso tra le vie Andreis e Lanino negli anni Novanta è stato recuperato a strada pedonale con il nome di “vicolo Canale dei Molassi”.  Ed il disegno curvilineo della pavimentazione della nuova strada idealmente riconduce alle onde delle acque che un tempo vi fluivano.

Copertura de canale dei Molassi

Operai al lavoro per l'interramento del canale dei Molassi in strada del Fortino nei primi anni '60.

Fonte:www.immaginidelcambiamento.it

LUNGO IL CANALE DEI MOLASSI OGGI

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FUNZIONI

Lo spazio compreso tra le porte Palatine e la Dora, al contempo prossimo alla città e al fiume, la cui morfologia risultava favorevole allo sfruttamento dell'energia idraulica, ha rappresentato il luogo storicamente deputato a ospitare le iniziative manifatturiere della città. Secondo alcuni, poco lontano dalla porta principalis sinistra (la porta Palatina), già in età romana erano stati costruiti dei fullones da panni mossi da un canale estratto dalla vicina Dora. (7) È comunque certo che dal Medioevo, e senza soluzione di continuità fino agli albori del Novecento e all'avvento dell'energia elettrica, le vicende di borgo Dora, dei molini omonimi e degli altri edifici idraulici paleoindustriali sorti sul canale dei Molassi hanno coinciso con quelle della storia manifatturiera di Torino.

Fonte: Relazione Pernigotti, 1844

OPIFICI E RUOTE SUL CANALE DEI MOLASSI

A rigor di logica alcune delle ruote conteggiate sarebbero attribuibili ad altri segmenti del “Gran canale”, ma di fatto ciò non altera le informazioni sulla consistenza del nucleo manifatturiero di borgo Dora alla metà dell'Ottocento.

I dati rilevati da Pernigotti nel 1844 mettevano in evidenza che i circa 2 km del canale dei Molassi concentravano ben 55 delle 126 ruote idrauliche e 7 dei 23 opifici attivi tra la Pellerina e il Regio Parco, con il ruolo di gran lunga preminente dei molini Dora e della Polveriera. La funzione catalizzante del canale per la localizzazione industriale non pare sostanzialmente mutata in seguito, nel cuore della prima industrializzazione, quando lungo le sue sponde erano installati motori idraulici per una potenza complessiva di oltre 460 CV di forza motrice, quasi la metà dei quali nei soli molini Dora. (8)

 

APPROFONDIMENTI

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I molini Dora furono per secoli il principale opificio torinese ed il fulcro della rete idraulica della città. Scomparvero nei primi anni sessanta del XX secolo.

La Fabbrica delle polveri di borgo Dora fu uno dei grandi opifici militari cittadini. Edificata alla fine del Cinquecento rimase in attività fino all'esplosione del 1852.

Dopo lo scoppio del 1852 nel perimetro della ex-Polveriera si insediarono l'Arsenale delle produzioni di carpenteria destinate all'Artiglieria e la Manifattura privilegiata di nastri in seta.

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Data la storica natura di derivazione industriale della città, già alla fine del XVIII secolo il potenziale dinamico del canale dei Molassi era pressocchè sfruttato, sia per quanto concerne il numero di salti utilizzabili, sia per quanto riguarda il corpo d’acqua che vi fluiva, già di per sé insufficiente nei periodi di siccità. Le nuove iniziative produttive furono quindi costrette ad utilizzare i medesimi spazi di quelle preesistenti, occupandone i siti e/o riconvertendone edifici e motori idraulici. Gli stabilimenti che nel tempo si alternarono lungo le sponde del canale dei Molassi furono dunque numerosi e, senza pretesa di esaustività, verranno esaminati quelli ritenuti più interessanti sotto il profilo idraulico.

La conceria Durio. Tra le maggiori imprese private ottocentesche localizzate sul canale dei Molassi rientra a pieno titolo la conceria Durio. Nel 1853, nei pressi del Fortino, Secondo Durio edificò questo stabilimento e, rilevata una concessione idraulica risalente al 1826, provvide a installarvi tre nuove ruote dalla potenza complessiva di una quarantina di cavalli vapore. (9) Pochi anni dopo i Durio impiegavano 60 operai, producendo da 1.500 a 1.700 quintali di cuoio, spediti in tutte le le provincie italiane. Specializzata nella concia detta "suola bianca", l’azienda si distinse per la qualità delle produzioni e le innovazioni d'avanguardia introdotte nel settore. (10) Dalla sua fusione con la conceria Bocca nacquero le Concerie Italiane Riunite. Oggi, in lungo Dora Agrigento 94, uno degli edifici della vecchia conceria affacciato sul fiume ospita la biblioteca civica Italo Calvino.

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Bibliotca Italo Calvino ex conceria Durio

La biblioteca italo Calvino di lungodora Agrigento è il risultato di un ottimo lavoro di restauro conservativo e funzionale della ex-conceria Durio.

 

IL NUCLEO PRODUTTIVO DEI MOLINI DELLA CITTA'

I filatoi Galleani e Pinardi. Tra gli opifici della protoindustria torinese spicca il filatoio ad acqua con cui nel 1667-1669 Francesco Giovanni Galleani introdusse per primo in Piemonte la moderna filatura meccanica della seta. Esso fu edificato sulla riva sinistra del canale dei Molassi, nel sito occupato già da una vecchia fucina da ferro municipale. (11) Pochi anni più tardi, nel 1681, Girolamo Pinardi in fronte a esso costruì un secondo “edifizio” analogo. (12) I motori idraulici di questo tipo di impianti erano installati in un locale al piano interrato detto “baratrone”, per cui né le ruote né i condotti adduttori risultavano visibili dall’esterno.

Opifici in borgo Dora a monnte dei Molassi

L'area fotografata da Mario Gabinio all'inizio del 1900. Mentre sussiste ancora la ruota del cotonificio Trivella (sulla destra nell'immagine), quella del filatoio da seta è stata rimossa, benché se ne individuino le tracce. (Sulla sinistra dell'immagine).

Fonte: Fondazione Torino Musei, Arch. Fotografico Fondo M. Gabinio, inv.4A11

Nel 1711 i due opifici passarono alla municipalità, che provvide a potenziarli e ingrandirli, affidandone la gestione a imprenditori privati. Caduti in disuso durante la crisi serica del periodo napoleonico, furono nuovamente privatizzati nel 1819. (13) Il filatoio Galleani venne presto smatellato (vedi: la conceria Calcagno), mentre il filatoio Pinardi, ristrutturato e dotato di una ruota idraulica esterna tradizionale, sotto la guida della famigli Dupré, proseguì l’attività fino alle soglie del Novecento, quando fu abbattuto per consentire il nuovo disegno urbanistico della zona orientale di porta Palazzo e segnatamente la creazione di piazza Don Albera. (*)

Opifici in borgo Dora Pinardi Galleani Fucina municipale

La planimetria evidenzia i quattro maggiori opifici che formano il nucleo produttivo di borgo Dora a monte dei Molassi nel 1814, riportando anche la situazione al 1771 e al 1799.

Fonte: Planimetria dei Molini Dora (particolare), 1814 (ASCT, CS 2661)

La conceria Calcagno. Nel 1818 la Città concesse ai fratelli Antonio e Vincenzo Calcagno di adattare a uso di conceria il casamento di loro proprietà, posto a fianco del filatoio Galleani, dotandolo di una ruota  a davanoira alimentata dal canale dei Molassi, destinata al “tritolamento della rusca e far girare un bottale per disgrassare le pelli”. (14) Già nel 1826 la conceria lasciò il posto ad altre attività manifatturiere, ed infine alla filatura di cotone della famglia Trivella. Nei primi decenni del XIX secolo era la fabbrica da concia più grande di Torino, ma la sua rilevanza attuale è dovuta al fatto che l'edificio in cui era ubicato si affaccia tuttora su piazza Don Albera e rappresenta una delle pochissime vestigia dell'antica area protoindustriale dei Molassi sopravvissute.

Opificio Grandis per la purgatura dell'oro sul canale dei Molassi

La pianta dei molini Dora del 1814 mostra la posizione dell'edificio della macina per la depurazione dell'ora e dell'argento a valle dei molini stessi e del piccolo canale che l'alimenta.

Fonte: ASCT, CS 2661

Solo a titolo di curiosità sarà menzionata, in ultimo, la “macina per la purgazione di oro e argento” installata nel 1806 da Matteo Grandi e Ignazio Ravizza a valle dei molini. Nell’impianto gli scarti delle lavorazioni degli orafi erano trattati per recuperarne il metallo prezioso dal quale, opportunamente trafilato, ottenere nuovi fili. Esso si giovava della forza motrice di una semplice davanoira a palette di potenza assai limitata. Nel 1842 l’opificio fu convertito alla filatura del cotone. (15)

Il canale, borgo Dora ed i suoi opifici all'inizio dell'Novecento nelle immagini del grande Mario Gabinio.

Fonte: Fondazione Torino Musei, Archivio Fotografico, Fondo Mario Gabinio

(*) Per quanto concerne il filatoio Galleani cfr il saggio di P. Chierici, Da Torino tutt'intorno: le "fabbriche della steta" dell'antico regime, in: Città di Torino, Torino sul filo di seta, a cura di G. Bracco, Torino, 1992. Per entrambi i filatoi cfr anche L. Palmucci Quaglino, Lo spazio del lavoro: filatoi, filande e manifatture da seta a Torino tra Settecento ed Ottocento, ibidem.

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